Massimo Gramellini, nella sua rubrica quotidiana sul Corriere della Sera, difende la scelta di Giorgio Armani di redigere un testamento dettagliato, in contrasto con le critiche del cosiddetto “Cretino Digitale” che lo giudica come un tentativo di controllare gli altri anche dopo la morte.
Al Cretino Digitale, suggerisce Gramellini, che ironizza sul minuzioso testamento di Giorgio Armani, accusandolo di voler controllare le vite degli altri anche da morto, vorrei chiedere questo: c’è più generosità in chi non lascia scritto nulla, infischiandosene del fatto che gli eredi si scanneranno tra loro, oppure in chi si preoccupa di scongiurare il rischio che dopo la sua morte arrivi il diluvio delle carte bollate e il patrimonio si deprima e si disperda?
Secondo Gramellini, la minuziosità del testamento non è un segno di controllo, ma di generosità e responsabilità. L’autore sostiene che il vero atto di generosità non è quello di non lasciare nulla e disinteressarsi delle conseguenze, ma quello di prevenire i futuri conflitti tra gli eredi e proteggere il patrimonio.
Gramellini vede nel testamento di Armani la conferma del suo stile di vita: l’attenzione ai dettagli e la cura con cui ha sempre gestito ogni aspetto della sua vita, pensando anche all’impatto delle sue scelte sugli altri. L’autore conclude che questa precisione, questa “forma”, diventa la vera “sostanza” dell’eredità di Armani. 13 settembre 2025




