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Editoriali

La minaccia di Mosca

Paolo Valentino ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale parla della crescente pressione di Mosca sull’Europa, degli allarmi dei governi e delle sfide già in atto nelle zone grigie. Fallita la conquista di Kiev (e perfino del Donbass) dopo quattro anni di guerra mortifera e costosa, Vladimir Putin ha messo il piede sull’acceleratore.

Scrive Valentino: ”«La Russia — ha spiegato il ministro della Difesa danese Jeppe Bruus — è sotto pressione, sta fallendo i suoi obiettivi e quindi cerca di mettere nel mirino chi sostiene l’Ucraina». Il ministro Crosetto è persona onorevole e dice anche «che non bisogna gettare benzina sul fuoco». Eppure, appena una settimana fa, due leader europei hanno allertato le rispettive popolazioni sullo stato di una minaccia russa che si fa ogni giorno più concreta. Il primo è stato il premier polacco Donald Tusk, che rivolgendosi alla Dieta nella data simbolica del 17 settembre, anniversario dell’invasione sovietica della Polonia, ha invitato i deputati a prepararsi a «prove difficili».

E prosegue: ”«La natura della minaccia russa cambia», ha detto Emmanuel Macron il 18 settembre ai capi di tutti i partiti politici, convocati d’urgenza all’Eliseo per informarli in modo approfondito sullo stato della sicurezza in Francia. I sabotaggi, che prima prendevano di mira piuttosto target pubblici o militari, sembrano ora puntare obiettivi civili causando vittime: «Nessuno è al sicuro», ha detto il presidente francese. Due giorni prima, Macron aveva presieduto una riunione del Consiglio per la Difesa, dedicata alla guerra ibrida, all’indomani della manomissione coordinata di diverse linee ferroviarie nei Paesi Bassi e cinque giorni dopo lo strano deragliamento di un treno regionale sulla linea Caen-Rouen, in Normandia, provocato da una barra di ferro da 300 chili messa di traverso sui binari, dove sono rimaste ferite 44 persone. Macron non ha esplicitamente attribuito alla Russia questi atti, ma la sua analisi concorda con quella di polacchi, danesi e lituani: «Dietro c’è la volontà di intimidirci e di spezzare lo sforzo a favore dell’Ucraina. Le conseguenze saranno opposte».

Per concludere: ”Ma gli allarmi di Tusk, Macron, lituani e danesi segnalano anche la disparità nella percezione della minaccia russa e nello stato di preparazione degli europei per contrastarla. Perfino la terminologia «guerra ibrida» consente l’ambiguità dell’interpretazione, che ogni tanto si spinge fino a negare l’evidenza. L’Italia è stata ed è leale nel sostenere Kiev, al netto dei vari Vannacci, Salvini e Conte. Ma siamo così sicuri che la Russia non abbia nulla in serbo per noi? In estate a Colleferro c’è stata un’esplosione in una fabbrica di munizioni, episodio a tutt’oggi misterioso. Di più, secondo diverse intelligence europee citate dal Financial Times, la strategia del caos del Cremlino prevede una nuova fase di attacchi per il 2027, «in coincidenza con le elezioni in Francia, Polonia e Italia». Parigi e Varsavia sembrano aver ricevuto il messaggio. E noi?”

La minaccia di Mosca e le zone grigie dell’Europa

L’accelerazione di Putin e la guerra ibrida: dopo quattro anni di conflitto costoso e il mancato raggiungimento degli obiettivi militari in Ucraina (come la conquista di Kiev o l’intero Donbass), Vladimir Putin ha intensificato la pressione. La strategia russa punta da un lato a terrorizzare la popolazione ucraina e dall’altro a destabilizzare l’Europa con tattiche di “guerra ibrida” (sabotaggi, attacchi informatici, disinformazione e atti vandalici) per scoraggiare il sostegno a Kiev.

I contrasti sulle valutazioni della minaccia:

Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha ridimensionato le indiscrezioni (come i presunti attacchi a navi e droni ipotizzati da fonti lituane), invitando a non “gettare benzina sul fuoco” ed evitando allarmismi.

Al contrario, diversi Paesi europei hanno lanciato allarmi espliciti:

Danimarca e Lituania: avvertono del rischio crescente di attacchi cibernetici mirati, sabotaggi con vittime e possibili operazioni con “omini verdi” (senza bandiera) contro Paesi confinanti.

Polonia (Donald Tusk): invita a prepararsi a prove difficili, sottolineando che l’obiettivo di Mosca è testare la tenuta dell’Articolo 5 della NATO tramite incidenti apparentemente “accidentali” (es. droni).

Francia (Emmanuel Macron): ha denunciato un cambio di natura della minaccia russa, non più limitata a target militari ma estesa a infrastrutture civili (es. i recenti sabotaggi e incidenti ferroviari in Francia e Paesi Bassi).

Modalità d’azione ed escalation: gli attacchi ibridi avvengono spesso nelle “zone grigie”: invece di spie tradizionali, Mosca recluta manovalanza locale o “lupi solitari” pagati in criptovalute, garantendosi la possibilità di negare ogni responsabilità. Tra i segnali più gravi viene citato il ritrovamento di un drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia, in Germania.

La disparità di percezione in Europa e il caso Italia: l’autore evidenzia come tra i paesi dell’UE vi sia una diversa consapevolezza del pericolo. Sebbene l’Italia abbia mantenuto finora una linea di lealtà nel sostegno all’Ucraina, l’editoriale invita a non abbassare la guardia. Ricorda episodi ancora non chiariti (come l’esplosione in una fabbrica di munizioni a Colleferro) e cita i report delle intelligence europee che prevedono una nuova fase della “strategia del caos” del Cremlino entro il 2027, anno di importanti scadenze elettorali in Polonia, Francia e Italia.

25 settembre 2026