Alessandro Barbera ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui sostiene che fra Recovery Plan e bonus edilizi pochissime risorse sono state destinate alle nuove generazioni che ora riempiono le piazze. Meloni aveva promesso che nella legge di blanci in scrittura ci saranno interventi a favore di giovani e anziani, il rafforzamento della sanità, il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell’energia». Le parole non costano mai nulla, i fatti moltissimo. Ma non sarà così. Della serie storica delle promesse non mantenute da questo governo!
Scrive Barbera: ”Che in Italia ci sia un serio problema generazionale è ormai noioso ripeterlo: siamo penultimi in Europa per l’occupazione degli under ventinove, secondi per numero di Neet (Not in Education, Employment or Training), fra i peggio classificati per l’età di uscita dalla casa di famiglia: 30,2 contro una media europea di 26,3. L’ultimo rapporto dell’Ocse – è di qualche giorno fa – calcola che fra il 2011 e il 2024 il sei per cento dei giovani tra 18 e 34 anni ha lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero. A gennaio il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta stimò che un giovane laureato tedesco guadagna l’ottanta per cento in più di un italiano, un francese il trenta”.
E prosegue: ”Dei quasi duecento miliardi fra prestiti e contributi a fondo perduto ne abbiamo destinati ai più giovani cinque miliardi, il 2,5 per cento del totale. La Spagna – con l’Italia il Paese che ha avuto di più dal piano – ha investito più del quadruplo. Quel che non ha fatto la cattiva programmazione, l’ha fallito la burocrazia lenta. È il caso dei nuovi posti per gli studenti universitari: avevamo preso l’impegno a raddoppiarli da sessanta a 120 mila, ne abbiamo realizzati poco più della metà, il resto arriverà entro il 2027, in gran parte grazie alla trasformazione di strutture private, e dunque a prezzi non accessibili a tutti”.
L’articolo analizza il forte divario generazionale in Italia, evidenziando come, a fronte di una spesa pubblica imponente (circa 400 miliardi di euro negli ultimi sei anni), le risorse effettivamente destinate ai giovani siano state del tutto marginali.
1. La crisi generazionale in numeri
L’autore richiama una serie di dati critici sulla condizione giovanile in Italia:
- Occupazione e NEET: l’Italia è penultima in Europa per tasso di occupazione under 29 e seconda per numero di NEET (giovani che non studiano e non lavorano).
- Indipendenza economica e casa: l’età media di uscita dalla famiglia d’origine è di 30,2 anni (contro la media UE di 26,3).
- Fuga all’estero e divario salariale: tra il 2011 e il 2024 il 6% dei giovani tra i 18 e i 34 anni è emigrato. Inoltre, un laureato tedesco guadagna in media l’80% in più rispetto a un coetaneo italiano (un francese il 30% in più).
2. Le risposte (insufficienti) della politica
Di fronte a questo scenario, le risposte sia di governo sia dell’opposizione appaiono deboli e poco efficaci:
- Legge di Bilancio e governo: l’unica misura prevista per il 2027 è una flat tax al 5% sui soli aumenti contrattuali per gli under 35, mentre sono tramontate altre ipotesi (come le agevolazioni per gli affitti lunghi). Al contempo, si continuano a favorire le fasce elettorali dominanti (es. proposte di anticipo pensionistico).
- Opposizione (PD): la proposta “Restiamo in Italia” prevedeva un bonus di 200 euro per assunti a tempo indeterminato, destinando 700 milioni di euro all’anno: fondi sufficienti a coprire appena 270 mila giovani su una platea di 6 milioni, presupponendo come standard un tipo di contratto raro tra gli under 35.
3. Il fallimento delle grandi risorse: PNRR e Bonus edilizi
Su un totale di circa 400 miliardi di spesa recente, la quota riservata ai giovani è irrisoria:
- PNRR: dei circa 200 miliardi ottenuti dall’Italia, ai giovani sono stati destinati solo 5 miliardi (il 2,5% del totale). Per fare un confronto, la Spagna ha investito oltre il quadruplo. Inoltre, la burocrazia ha rallentato obiettivi chiave, come il raddoppio dei posti alloggio per universitari (realizzati poco più della metà, con molti alloggi gestiti da privati e prezzi poco accessibili).
- Edilizia scolastica vs. bonus casa: i bonus edilizi sono costati circa 200 miliardi (favorendo spesso le seconde case), a fronte dei soli 10 miliardi investiti nel PNRR per la sicurezza e ristrutturazione delle scuole.
4. Debito pubblico e prospettive future
- Valutazione di impatto generazionale: la legge introdotta l’anno scorso per valutare l’impatto dei provvedimenti sui giovani esclude i decreti legge, che sono lo strumento di governo principale.
- Il peso del debito: il costo degli interessi sul debito pubblico (96 miliardi quest’anno, previsti 112 nel 2028) ipoteca il futuro dei giovani. Basti pensare che quest’anno per la scuola si è investita solo la metà di quanto speso per saldare gli interessi sul debito.
Punti chiave in sintesi
- 400 miliardi di spesa pubblica totali tra PNRR e bonus edilizi.
- Solo il 2,5% del PNRR (5 miliardi) dedicato ai giovani.
- Spesa per gli interessi sul debito arrivata al doppio dell’investimento complessivo per la scuola.
Risultato: Giovani penalizzati da precarietà, stipendi bassi e mancanza di politiche strutturali, con un conseguente aumento delle proteste di piazza.
21 ottobre 2026





