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Economia

L’urgenza non vista

Daniele Manca ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale si fa una domanda: ”Come si può deliberare senza conoscere? Questo era l’interrogativo. E verrebbe da aggiungere senza fornire direzioni chiare. Non si tratta di una malcelata voglia di dirigismo. Semmai l’opposto, tentare di liberare e semplificare. Tanto più quando si accavallano le difficoltà.

Scrive Manca: ”Scaffali vuoti, soprattutto al Sud, blocchi alla circolazione qui e là nel Paese. Ancora una volta si scopre la fragilità di un’Italia che ama intervenire sulle emergenze. E che spesso riesce a risollevarsi e a ripartire con slancio. Ma che fa fatica a comprendere quanto singoli decreti, provvedimenti d’urgenza e via dicendo possono essere utili nei picchi delle crisi. Non certo a gestire nuovi fenomeni, come settori e ambiti complessi. Accade con l’energia. Siamo abituati a entrare in casa o in officina, accendere la luce e i macchinari dando per scontato che l’elettricità arriverà e magari a buon prezzo. Dimenticando però che il 46% di quell’energia è prodotta con gas che non abbiamo e dobbiamo comprare all’estero. E dal quale per forza di cose dovremo staccarci gradatamente nel corso dei prossimi anni riducendo la nostra dipendenza. Ma accade anche con la logistica. Sono quelle attività che permettono di far arrivare dal punto di origine al consumatore le merci. E che ci garantiscono in tempi normali di entrare nei negozi e supermercati e trovare ciò di cui abbiamo bisogno come cittadini. Mentre alle imprese permette di poter contare su forniture e materiali in tempi certi. Dimentichiamo però che quei prodotti, quelle merci per quasi il 90% viaggiano su strade e autostrade”.

E prosegue: ”All’origine c’è sempre quel caro carburanti, caro energia, che sta complicando le attività economiche. Intervenire con misure tampone ipotizzando che la situazione si normalizzi dopo i bombardamenti decisi da Donald Trump in Medio Oriente con conseguente chiusura di Hormuz e non solo, resta solo una speranza. E comunque le crisi di approvvigionamento sono ormai ricorrenti. Pesano su tutte le filiere, si pensi solo alle serre anch’esse riscaldate a gasolio. Non possiamo intervenire sulle cause della guerra o su un Putin che non smette di bombardare l’Ucraina. Ma possiamo mettere il Paese in grado di rispondere alle crisi in maniera strutturale. Sull’energia come sui trasporti”.

L’Italia è capace di reagire alle emergenze, ma fatica a prevenirle e ad affrontarle con politiche strutturali. È questa la tesi centrale dell’editoriale di Daniele Manca, che individua nella gestione dell’energia e dei trasporti due esempi emblematici di una debolezza del sistema Paese.

I punti principali

1. La dipendenza energetica e la fragilità dei trasporti

L’Italia dipende fortemente dal gas importato per produrre elettricità e dal trasporto su strada per distribuire le merci. Quasi il 98% dei prodotti distribuiti all’interno del Paese viaggia su gomma. Tra il 2014 e il 2024, il traffico merci stradale è aumentato del 29,6%, contro il 13,8% di quello ferroviario.

Questi dati mostrano quanto l’economia italiana sia vulnerabile alle crisi energetiche, all’aumento dei carburanti e alle interruzioni della circolazione. Quando i camion si fermano, gli effetti arrivano rapidamente ai supermercati, alle imprese e ai consumatori.

2. I decreti d’urgenza non bastano

Di fronte all’aumento dei costi e ai blocchi dei trasporti, la politica tende a intervenire con aiuti temporanei e provvedimenti emergenziali, nella speranza che la situazione torni alla normalità.

Ma le crisi di approvvigionamento sono ormai ricorrenti. Le guerre e le tensioni internazionali, come quelle in Medio Oriente e in Ucraina, possono aggravare i problemi, senza che l’Italia abbia la possibilità di controllarne le cause.

Per Manca, dunque, occorre superare la logica dei rimedi momentanei e costruire una capacità di risposta stabile.

3. L’autotrasporto deve essere considerato un’infrastruttura strategica

Il settore non può essere trattato come una semplice categoria economica che rivendica aiuti. È una componente essenziale del funzionamento del Paese, al pari delle altre infrastrutture.

Gli Stati Generali dell’autotrasporto hanno riunito le organizzazioni del settore intorno a una piattaforma comune. La politica dovrebbe prenderla in considerazione, valutando proposte e interessi diversi, anziché liquidarli come rivendicazioni corporative.

Tra le possibili soluzioni, Manca indica:

  • favorire la crescita e il consolidamento delle imprese, oggi spesso molto piccole;
  • integrare trasporto su strada, ferrovia e vie d’acqua;
  • migliorare l’organizzazione dei carichi e degli spostamenti;
  • estendere le esperienze di logistica elettrica e l’utilizzo dei dati per ridurre costi e consumi.

4. Anche i fondi stanziati sono inutili se non arrivano a destinazione

L’incontro tra il ministro Matteo Salvini e le associazioni degli autotrasportatori non ha risolto completamente la situazione. Le risorse previste erano già state stanziate, ma non erano ancora arrivate agli operatori. È stata inoltre annunciata la promessa di altri 60 milioni di euro, oltre ai 480 milioni già previsti.

Il problema, quindi, non riguarda soltanto la disponibilità di denaro, ma anche la capacità amministrativa di trasformare gli stanziamenti in interventi concreti e tempestivi.

Il messaggio conclusivo: «Conoscere per deliberare»

Manca richiama una celebre lezione di Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica: come si può deliberare senza conoscere?

È una critica a una politica che spesso decide sotto la pressione degli eventi, senza disporre di una conoscenza adeguata dei problemi e senza definire obiettivi verificabili.

L’esperienza del PNRR, sostiene l’editorialista, avrebbe dovuto insegnare proprio questo metodo: stabilire obiettivi, misurare i risultati durante il percorso e correggere le strategie quando necessario.

La questione di fondo

L’editoriale non riguarda soltanto camion, carburanti e scaffali vuoti. Solleva una questione più ampia: la differenza tra governare un’emergenza e governare un Paese.

La prima attività richiede misure immediate; la seconda esige programmazione, competenze, investimenti e capacità di attuazione.

È un problema che riguarda tanto l’energia quanto la sanità, la scuola, le infrastrutture e la finanza pubblica. Se le crisi sono prevedibili nella loro ricorrenza, non è sufficiente continuare a presentarle come eventi eccezionali.

La lezione di Manca è quindi semplice, ma impegnativa: non basta stanziare risorse o approvare decreti; bisogna conoscere i problemi, scegliere le priorità e verificare che le decisioni producano risultati.

In definitiva, un Paese moderno non si misura soltanto dalla rapidità con cui reagisce a una crisi, ma soprattutto dalla sua capacità di arrivarci preparato.

21 ottobre 2026