Paolo Giordano ha pubblicato sul Corriere della Sera
Sintesi dell’articolo di Paolo Giordano
Corriere della Sera – «Scrivere libri disertando dall’intelligenza artificiale»
L’idea centrale: Paolo Giordano, scrittore e fisico, ha deciso di scrivere il suo nuovo romanzo senza connessione a Internet, per proteggere la propria creatività, la riservatezza dei suoi dati e la libertà di lavorare senza il timore di essere sorvegliato dalle intelligenze artificiali.
1. Il caso che ha fatto scattare l’allarme
La vicenda di uno scrittore haitiano-canadese accusato di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per scrivere il proprio romanzo, poi escluso dai finalisti del premio Goncourt, rappresenta per Giordano un punto di svolta.
Ma il suo interesse non riguarda tanto la possibilità che l’AI sostituisca gli scrittori, quanto un problema già presente: la tecnologia sta cambiando il modo di scrivere e il rapporto degli autori con le proprie opere.
Per questo Giordano ha modificato persino il suo metodo di lavoro: salva una nuova versione del romanzo ogni giorno, così da documentare le diverse fasi della scrittura e dimostrare come il testo sia nato e si sia trasformato progressivamente.
2. Il problema più grave: la privacy
La preoccupazione principale dell’autore riguarda il potere delle grandi aziende tecnologiche e la quantità di informazioni personali che raccolgono.
Giordano ricorda alcuni precedenti:
- La commercializzazione dei dati relativi al comportamento degli utenti online.
- Le interferenze delle piattaforme social nei processi elettorali.
- Le conseguenze dei social network sulla salute mentale degli adolescenti.
- L’utilizzo di opere protette dal diritto d’autore per addestrare le intelligenze artificiali, emerso quando il processo di addestramento era già avvenuto.
Da questi precedenti nasce una domanda inquietante: chi può garantire che le nostre e-mail, i documenti archiviati nel cloud, le fotografie e le conversazioni private non vengano analizzati dagli agenti artificiali?
L’autore non sostiene di avere prove che ogni suo documento venga effettivamente esaminato. Afferma, piuttosto, di non avere più ragioni sufficienti per fidarsi ciecamente delle piattaforme digitali.
3. La sua scelta: tornare a lavorare offline
Giordano ha deciso di passare dalle preoccupazioni ai fatti, adottando misure concrete:
- Ha scollegato da Internet il computer sul quale scrive.
- Ha smesso di salvare le versioni del romanzo sul cloud e di inviarsele via e-mail.
- Ha recuperato una vecchia chiavetta USB per conservare i propri documenti.
- Intende consegnare il manoscritto alla sua agente e alla casa editrice attraverso supporti fisici o copie stampate.
- Ha disattivato le funzioni di intelligenza artificiale nella posta elettronica, rinunciando anche a filtri automatici, traduzioni e riassunti.
Questa scelta ha un costo pratico: senza i filtri automatici, la sua casella di posta si è riempita di oltre ventimila messaggi. Eppure è disposto ad affrontare il disagio pur di recuperare una parte della propria autonomia.
4. Non una guerra alle macchine, ma una diserzione
Giordano riconosce che potrebbe essere accusato di luddismo, cioè di ostilità verso il progresso tecnologico. Precisa, però, di non voler distruggere le macchine né rinunciare completamente alla rete.
Vuole semplicemente limitarne l’accesso agli ambiti più preziosi della sua vita: il romanzo, i pensieri personali, i ricordi e le relazioni affettive.
La parola decisiva è diserzione: sottrarsi, almeno in parte, a un sistema tecnologico che sembra chiedere un accesso sempre più esteso alla nostra esistenza.
L’autore è consapevole del rischio di perdere il proprio lavoro, come accadeva un tempo agli scrittori che possedevano un’unica copia del manoscritto. Ma ritiene che la protezione della propria intimità giustifichi questo arretramento.
Il significato più profondo dell’articolo
A mio avviso, il punto più interessante del ragionamento di Giordano non è la sua decisione personale di scollegare il computer da Internet. È la questione che pone a tutti noi.
Il progresso tecnologico non coincide necessariamente con un aumento della libertà individuale.
Una tecnologia può renderci più efficienti, farci risparmiare tempo e semplificare il lavoro, ma contemporaneamente accrescere la quantità di informazioni che altri soggetti possono raccogliere su di noi.
Giordano individua inoltre un problema di fiducia: spesso scopriamo gli effetti negativi delle innovazioni quando sono già diffuse e difficili da correggere. Perciò ritiene insufficiente affidarsi alle rassicurazioni delle aziende che sviluppano queste tecnologie.
La sua soluzione è radicale e individuale, ma il problema che solleva riguarda tutti: fino a che punto siamo disposti a cedere riservatezza e controllo in cambio di comodità?
La conclusione è affidata a un’immagine molto forte: possiamo forse accettare di essere osservati continuamente se crediamo che a farlo sia Dio; è molto più difficile accettarlo quando a farlo potrebbe essere un’entità tecnologica.
In definitiva, Giordano non invita a rifiutare l’intelligenza artificiale, ma a stabilire dei confini prima che sia la tecnologia a stabilirli per noi. La sua è una difesa della libertà di pensiero, della privacy e di uno spazio personale nel quale poter esistere senza sentirsi costantemente osservati.
14 ottobre 2026


