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Editoriali Esteri

Le elezioni tedesche e i legami della politica

Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale nel quale sostiene che, in Germania, il successo dell’AfD, partito della destra radicale tedesca, nelle elezioni in Sassonia-Anhalt non possa essere spiegato soltanto attraverso le dinamiche interne alla Germania. Secondo l’autore, un ruolo importante sarebbe stato giocato anche dal cambiamento della politica americana sotto Donald Trump.

Scrive Fabbrini: ”La vittoria dell’AfD non sarebbe stata possibile senza Trump alla Casa Bianca. Mi spiego. Nel lungo Secondo dopo guerra si è creata un’interdipendenza crescente tra le due sponde dell’Atlantico (America ed Europa occidentale). Si è sviluppata una forte interdipendenza economica, ma anche una altrettanto forte interdipendenza politica. Così come i sistemi economici, anche i sistemi politici delle due sponde si sono sviluppati sulla base di logiche tra di loro coerenti, il mercato capitalistico e la democrazia liberale”.

E prosegue: ”Senza l’America e il sostegno bipartisan delle sue classi dirigenti, l’Europa occidentale non si sarebbe mai liberata dai suoi démoni autoritari. L’America liberal-democratica ha fornito aiuti finanziari e politici a partiti, sindacati, gruppi d’interessi, in particolare nei Paesi europei più esposti all’influenza della super-potenza rivale (l’Unione Sovietica), favorendo la diffusione di pratiche e culture congeniali con le sue. Certamente, alcune di quelle iniziative, in nome dell’anticomunismo, non sono state prive di degenerazioni antidemocratiche. Tuttavia, attraverso l’azione americana, la democrazia liberale si è consolidata anche là dove non era mai stata praticata. E, quindi, si è estesa all’Europa orientale con la fine della Guerra Fredda”.

Fabbrini parte dall’idea che, dopo la Seconda guerra mondiale, Stati Uniti ed Europa occidentale abbiano sviluppato una forte interdipendenza sia economica sia politica. Gli Stati Uniti hanno contribuito al consolidamento delle democrazie liberali europee, sostenendo partiti, sindacati e istituzioni democratiche e favorendo la diffusione dei valori del capitalismo e della democrazia liberale. Questo rapporto avrebbe contribuito anche all’estensione della democrazia nell’Europa orientale dopo la fine della Guerra fredda.

Con Trump, secondo Fabbrini, questa relazione avrebbe cambiato direzione. Se durante il primo mandato (2017-2020) gli Stati Uniti avevano già ridotto il loro impegno a sostegno delle democrazie europee, con il secondo mandato, iniziato nel 2025, l’interdipendenza politica sarebbe diventata addirittura uno strumento per rafforzare e legittimare forze illiberali e autocratiche in Europa. L’autore definisce questo processo come una sorta di “weaponization” dell’interdipendenza: così come i dazi possono essere utilizzati per modificare gli equilibri economici, il sostegno politico alle forze radicali può essere usato per modificare gli equilibri politici.

A sostegno della sua tesi, Fabbrini cita l’incontro del vicepresidente americano J.D. Vance con Alice Weidel, leader dell’AfD, a Monaco nel febbraio 2025, interpretandolo come un gesto di legittimazione dell’AfD e, contemporaneamente, di delegittimazione della leadership politica tedesca tradizionale.

L’autore, tuttavia, precisa che l’interdipendenza non produce automaticamente determinati risultati. Il rafforzamento delle destre nazionaliste può essere contrastato. Secondo Fabbrini, in particolare, la destra conservatrice europea non dovrebbe cercare di imitare o inglobare la destra radicale, perché storicamente i tentativi di alleanza o convergenza con forze radicali hanno avuto conseguenze negative. Anche i partiti europeisti dovrebbero reagire non limitandosi a difendere l’Unione europea sulla base dei suoi vantaggi economici, ma mettendo al centro la difesa dei principi democratici e liberali.

In una frase

La tesi centrale di Fabbrini è che il successo dell’AfD abbia cause interne alla Germania, ma sia stato favorito dal nuovo atteggiamento degli Stati Uniti di Trump, che avrebbe trasformato l’interdipendenza politica transatlantica da fattore di consolidamento della democrazia in un possibile veicolo di rafforzamento delle forze illiberali europee.

17 settembre 2026