Non spetta a Big Tech decidere le regole. La politica ora faccia un passo avanti
Riccardo Luna ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale sostiene che con il fiuto che hanno soltanto i grandi predatori, la Silicon Valley ha capito che il vento è cambiato e che — con la crisi del trumpismo — è iniziata anche una nuova stagione per Big Tech. Sta finendo una lunghissima fase storica, iniziata nel 1996, in cui la rivoluzione digitale è stata alimentata da una sostanziale assenza di regole.cambio di vento per Big Tech: Silicon Valley ha compreso che la stagione di deregulation e assenza di regole (iniziata nel 1996) sta volgendo al termine, complice la crisi del trumpismo e un forte mutamento dell’opinione pubblica americana.
Scrive Luna: ”Le oltre tremila cause contro i social media per i danni inflitti alla salute mentale degli adolescenti stanno portando rapidamente ad una ridefinizione di quell’ecosistema ridimensionandone lo strapotere e i modelli di business; mentre il moltiplicarsi delle proteste contro l’installazione di data center è diventato il simbolo della resistenza alla diffusione dell’Ai”.
E prosegue: ”Va inserita l’improvvisa disponibilità di Dario Amodei, Sam Altman, Elon Musk e probabilmente di Demis Hassabis (ma non ancora di Mark Zuckerberg), di rallentare e accettare valutatori indipendenti nei loro laboratori. E va respinta. Infatti non può spettare ad aziende private la decisione su come sviluppare una tecnologia così dirompente. Spetta alla politica fare un passo avanti. E la strada c’è già. Lo scorso settembre all’assemblea Generale dell’onu, undici premi Nobel hanno presentato un documento in cui chiedono ai governi, entro la fine del 2026, un accordo internazionale «con robusti meccanismi di attuazione».
L’alleanza iniziale con la presidenza Trump: nel gennaio 2025, i principali leader di Big Tech (Meta, Google, Amazon, SpaceX, OpenAI, Anthropic) avevano stretto una sorta di patto con Donald Trump per smantellare le regolamentazioni introdotte dall’amministrazione Biden e contrastare le norme dell’Unione Europea, prioritizzando lo sviluppo dell’Ai rispetto alla sicurezza.
La reazione dell’opinione pubblica e la resistenza sociale: Il clima è cambiato drasticamente a causa di:
- Oltre tremila cause legali contro i social media per l’impatto sulla salute mentale degli adolescenti.
Crescenti proteste dei cittadini contro la realizzazione dei data center, segno di resistenza all’espansione incontrollata dell’Ai (movimento di dissenso che coinvolge anche parte dell’elettorato repubblicano).
Il tentativo di autoregolamentazione e il ruolo della politica: di fronte a queste pressioni, figure come Dario Amodei, Sam Altman, Elon Musk e Demis Hassabis si sono dette disponibili ad accettare valutatori indipendenti e rallentare lo sviluppo. Tuttavia, l’autore sostiene che questa disponibilità vada respinta: la gestione di tecnologie così impattanti non può essere affidata ad aziende private, ma richiede un intervento diretto della politica.
La strada da seguire (ONU e Governance internazionale): la soluzione proposta passa per la diplomazia globale. Dare attuazione all’appello firmato da 11 Premi Nobel all’ONU per un accordo internazionale vincolante sull’Ai entro la fine del 2026.
Seguire l’indirizzo morale dell’enciclica “Magnifica Humanitas” per «disarmare l’intelligenza artificiale».
Coinvolgere le grandi potenze, evidenziando come la Cina si sia detta disponibile e sottolineando la necessità di convincere la presidenza statunitense ad aderire a questo percorso di regole condivise.
14 settembre 2026





