Antonio Polito ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che la scelta di modificare ancora una volta la legge elettorale dimostri, da un lato, l’incapacità della politica italiana di risolvere i problemi strutturali della governabilità e, dall’altro, la convinzione della maggioranza di poter costruire una legge che favorisca la propria vittoria.
Scrive Polito: ”Su ballottaggio, preferenze e rapporto con Vannacci, la premier ha infatti deciso in un senso che ha lasciato perplessi anche numerosi sostenitori. Sappiamo qual è il problema: con una soglia fissata al 42% per ottenere il premio di maggioranza (obbligata, per evitare il rischio di una bocciatura della Consulta) il centrodestra attuale potrebbe non centrare l’obiettivo. Il fatto nuovo è infatti l’ascesa nei sondaggi di Vannacci, in perfetta sintonia con l’onda nera che percorre l’Europa dalla Sassonia alla Normandia. Perché allora Giorgia Meloni ha rinunciato all’ipotesi del doppio turno elettorale, che le avrebbe consentito di recuperare al ballottaggio i voti dell’estrema destra, senza doversi alleare con il generale? La risposta è: perché la Lega, soprattutto, temeva di essere fagocitata al primo turno. E la premier ha scelto di dare la priorità, in ogni caso, al bene-rifugio della coalizione”.
E prosegue: ”La linea di Giorgia Meloni, la quale ha chiarito che per lei difendere Kiev è difendere l’Italia, e aggiungeremmo noi l’Europa, dal rischio che i rapporti di forza militari decidano in futuro della nostra indipendenza e libertà, mette inoltre il nostro Paese in una posizione cruciale. Se a primavera vincesse Marine Le Pen in Francia, e se il governo Merz fosse logorato e travolto dalla crescita della AfD in Germania, Roma rimarrebbe infatti l’ultimo anello importante della residua resistenza alle pretese di Mosca (Londra a parte, ma Londra non è nella Ue). Spazzarlo via avrebbe un valore incommensurabile per Putin. Incapace di vincere la guerra sul campo dopo quattro anni e mezzo, dando una manifestazione di debolezza senza precedenti per una superpotenza militare, l’autocrate russo può infatti vincere la guerra nelle urne europee, se destabilizza tutte le maggioranze nazionali che fino ad ora hanno sostenuto Zelensky. Il quale, non a caso, sembra consapevole di avere ormai pochi mesi per una trattativa, prima che le destre filo-russe conquistino le grandi capitali europee”.
Per concludere: ”’Se questa analisi è giusta, ci troveremmo dunque di fronte a una premier che sta scommettendo sulla sua leadership e sull’affidabilità della sua coalizione, con lo sguardo rivolto alla prossima legislatura anche in caso di sconfitta elettorale. L’idea di restare alla guida di un centrodestra europeo, non inquinato e ricattabile dall’estrema destra, le sembra più attraente di lasciar entrare il cavallo di Troia nel suo accampamento. Non è detto che questa strategia regga alla prova del tempo (se i sondaggi di Vannacci diventassero tali da escludere ogni possibilità di vittoria senza di lui, se i parlamentari di Vannacci diventassero decisivi nelle elezioni del prossimo Capo dello Stato…). Ma è una strategia. Congruente tra l’altro con l’obiettivo di dare continuità alla stabilità politica dell’Italia e alla sua politica estera”.
Il punto centrale dell’editoriale, però, riguarda le strategie di Giorgia Meloni in vista delle prossime elezioni. Secondo Polito, la premier ha compiuto alcune scelte significative:
- Ha rinunciato al ballottaggio, nonostante potrebbe essere utile al centrodestra per recuperare al secondo turno i voti dell’estrema destra. La ragione sarebbe soprattutto la volontà di proteggere la Lega, che rischierebbe di perdere consensi a vantaggio di Vannacci.
- Ha sacrificato l’introduzione di maggiori preferenze, che avrebbe favorito Fratelli d’Italia, per mantenere l’equilibrio interno alla coalizione, soprattutto nei confronti di Salvini e Tajani.
- Ha escluso un’alleanza con forze che non sostengano l’Ucraina nella guerra contro la Russia. Questa posizione rende, almeno per ora, impossibile un accordo con il generale Vannacci, che Polito considera il possibile agoisce mantenere un centrodestra compatto, stabile e coerente con la sua politica estera, anche correndo il rischio di perdere alcuni voti dell’estrema destra rappresentataire continuità alla leadership di Meloni, alla stabilità del centrodestra e alla colloma e su una linea europeista e della bilancia elettorale del centrodestra.
Secondo l’autore, Meloni sta quindi scegliendo di preservare l’unità e la stabilità del centrodestra piuttosto che cercare a tutti i costi i voti dell’estrema destra. La sua strategia consiste nel mantenere il centrodestra come una forza politica stabile, europea e non condizionata da posizioni filorusse.
Polito collega questa scelta anche alla situazione internazionale: se le destre populiste e filorusse conquistassero maggiore peso in Francia e Germania, l’Italia potrebbe diventare uno degli ultimi grandi Paesi europei a sostenere con decisione l’Ucraina. Per questo, secondo l’autore, la posizione di Meloni avrebbe un’importanza non solo elettorale ma anche geopolitica.
In sostanza
La tesi di Polito è che Meloni stia facendo una scommessa di lungo periodo: preferisce mantenere un centrodestra compatto, stabile e coerente con la sua politica estera, anche correndo il rischio di perdere alcuni voti dell’estrema destra rappresentata da Vannacci.
La conclusione dell’editoriale è significativa: non è detto che questa strategia porti alla vittoria elettorale, ma è una strategia precisa e coerente con l’obiettivo di garantire continuità alla leadership di Meloni, alla stabilità del centrodestra e alla collocazione internazionale dell’Italia.
In una frase: Polito vede nelle scelte di Meloni la volontà di non sacrificare l’identità e la stabilità del centrodestra per conquistare i voti di Vannacci, puntando invece su una leadership autonoma e su una linea europeista e filo-Ucraina.
14 settembre 2026





