Eleonora Camilli e Francesco Malfetano hanno pubblicato un articolo nel quale rivelano che il conto a Roma, questa stavolta, lo presenta l’Unione europea. Come stabilito nel nuovo patto di migrazione e asilo rivendicato da Giorgia Meloni, Bruxelles mette nero su bianco che l’Italia deve tornare a riaccogliere i migranti che sono sbarcati sulle sue coste. Secondo quanto si legge in una comunicazione della Commissione del 15 luglio scorso, Roma non può comportarsi come se fosse ancora possibile la sospensione del regolamento di Dublino decisa dalla premier, nel 2022, invocando la saturazione dei centri di accoglienza. Quelle norme, infatti, non sono più valide e il Patto di migrazione e asilo – entrato in vigore a metà giugno, lo stesso che insieme al regolamento rimpatri autorizza l’istituzione di return hub in Paesi extra Ue – obbliga alla solidarietà tra i Ventisette. I numeri della Commissione sono eloquenti: tra il 12 giugno e il 7 luglio, otto Paesi hanno inviato richieste o notifiche di trasferimento all’Italia. Roma le ha accettate tacitamente, ma tutti e dodici i trasferimenti richiesti sono stati respinti. L’unico effettuato nel periodo riguardava una richiesta precedente all’entrata in vigore del nuovo sistema.
Scrivono Camilli e Malfetano: ”Il dossier rischia di trasformarsi in una valanga politica. Intanto perché a sollevare l’obiezione c’è la Spagna, a cui l’Italia recrimina una non corretta gestione delle migrazioni. Ma pure perché – come anticipato da Repubblica la Germania ha annunciato la volontà di riprendere subito le espulsioni dei richiedenti asilo transitati dal nostro Paese, considerando terminata nel 2025 l’intesa bilaterale che sospendeva le operazioni. Una mossa forte di Friedrich Merz che, un po’ come la premier, è alle prese con l’avvio di una lunga stagione elettorale (il 6 settembre si voterà in Sassonia-Anhalt), e ha scelto quella migratoria come chiave per provare ad arginare Afd. Potenzialmente, inoltre, per l’Italia la portata è più ampia della dozzina di casi registrati nel primo mese del Patto. Anche se l’applicazione non è retroattiva, ne dà una misura è la ricostruzione de La Stampa di ieri, che ha rivelato come si parli di circa 60 mila migranti mai riaccolti dall’Italia nell’ambito del sistema di Dublino negli ultimi quattro anni. Per questo già a marzo la Corte europea di giustizia aveva bocciato il nostro Paese, spiegando che «uno Stato membro non può sottrarsi, mediante un semplice annuncio unilaterale» alla responsabilità inerente al Regolamento Dublino”.
E proseguono: ”Difficile che Meloni riesca a uscire dall’angolo cavalcando la vicenda, come quella di Ceuta. Bruxelles, infatti, in attesa della prossima verifica del 15 ottobre, chiede di interrompere «in via prioritaria» le prassi che impediscono i rientri e di avviare una cooperazione concreta con gli altri Stati membri. In altre parole: basta con i trasferimenti accettati sulla carta e poi respinti nella pratica. Il punto politico però è un altro, Meloni è tra due fuochi: riprendersi i migranti approdati sulle nostre coste contraddicendo anni di propaganda o contestare quelle stesse nuove norme europee che si è più volte intestata”.
1. Il sollecito della Commissione UE
Con l’entrata in vigore del nuovo Patto di migrazione e asilo (a metà giugno), la Commissione europea ha chiarito che l’Italia non può più mantenere la sospensione del regolamento di Dublino, avviata unilateralmente dalla premier Giorgia Meloni nel 2022 a causa della saturazione dei centri di accoglienza. Bruxelles chiede a Roma di tornare a riaccogliere i migranti sbarcati sulle proprie coste. I dati tra il 12 giugno e il 7 luglio mostrano che l’Italia ha accettato tacitamente le richieste di trasferimento da 8 Paesi, ma ha poi respinto tutti i 12 trasferimenti effettivi richiesti.
2. Le tensioni internazionali e il nodo Germania
- Germania: Friedrich Merz ha annunciato l’intenzione di riprendere le espulsioni verso l’Italia dei richiedenti asilo transitati nel nostro Paese, considerando concluso nel 2025 l’accordo bilaterale di sospensione. Questa scelta si inserisce in un contesto politico interno tedesco volato a contrastare l’avanzata di AfD in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
- Spagna: tra i Paesi che muovono obiezioni figurano anche la Spagna, portando la questione a un livello di forte scontro politico in Europa.
- Il pregresso: la Stampa evidenzia una massa di circa 60 mila migranti mai riaccolti dall’Italia negli ultimi quattro anni in ambito Dublino, pratica già criticata dalla Corte di Giustizia UE che ha ricordato come uno Stato non possa sottrarsi unilateralmente ai propri obblighi.
3. La replica del Viminale
Il Ministero dell’Interno italiano ha risposto su più fronti:
- Considera azzerati i crediti relativi ai migranti giunti in Europa prima del 12 giugno.
- Ritiene implausibile che i migranti sbarcati di recente siano già giunti in altri Paesi.
- Annuncia che, per i nuovi arrivi, l’Italia chiederà una “compensazione” prendendo in considerazione i migranti soccorsi dalle navi ONG con bandiera di altri Paesi europei, in particolare quella tedesca.
4. Il dilemma politico per il Governo
Bruxelles richiede di interrompere entro la prossima verifica del 15 ottobre le pratiche che bloccano i rientri effettivi. La premier Giorgia Meloni si trova in una posizione politica complessa: riaccogliere i migranti in Italia smentendo la narrazione della propria campagna, oppure contestare le stesse regole europee di cui ha rivendicato l’approvazione.
5. Le reazioni dell’opposizione
L’opposizione ha criticato duramente la gestione della vicenda da parte dell’esecutivo:
Pier Ferdinando Casini (Pd): evidenzia come la situazione attuale sia la conseguenza delle scelte passate (“chi semina vento raccoglie tempesta”).
Stefano Patuanelli (M5S): accusa il governo di aver prodotto soltanto propaganda senza risultati tangibili.
Enrico Borghi (Italia Viva): sostiene che la linea politica estera e migratoria dell’esecutivo abbia finito per danneggiare gli interessi italiani.
10 agosto 2026





