Federico Fubini ha pubblicato un editoriale nel quale sostiene che ormai i diritti internazionali sono messi in fortissima discussione. E mentre Lagarde (Bce) vola a Washington da Warsh (Fed). Si compone lo schema delle strategie militari. Gli Usa hanno esaurito quasi metà delle loro scorte di missili senza aver riaperto lo Stretto. La crisi di Hormuz lascerà comunque un segno sul commercio globale.
Scrive Fubini: ”C’era una volta un sistema del commercio retto da leggi sovranazionali nelle quali i Paesi si riconoscevano. Le accettavano anche quando evitavano di ratificarle, com’è sempre stato il caso per gli Stati Uniti con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo. Quel sistema prevedeva una libertà degli scambi quasi incontrastata e garantiva che le navi cariche di petrolio, gas o container, affrontassero i mari ed entrassero in quasi tutti i porti senza rischi. L’organizzazione mondiale del commercio (Wto) aveva un «organismo d’appello», con sede a Ginevra, che si pronunciava sulle dispute fra Paesi”.
E prosegue: ”Contano anche fattori psicologici, certo. L’aver resistito alle bombe ha reso ancora più intransigente l’ala dura dei guardiani della rivoluzione. Il fatto che la guida suprema Mojtaba Khamenei abbia visto morire sotto le bombe di Trump suo padre Ali Khamenei, sua madre, sua moglie, uno dei suoi figli, sua sorella, suo cognato e un piccolo nipote senz’altro non lo induce al compromesso. E contano anche i calcoli strategici. In quaranta giorni di bombardamenti aerei gli Stati Uniti non sono riusciti a riaprire Hormuz e intanto hanno esaurito già circa metà delle loro scorte di missili di precisione e intercettori. L’unico modo per obbligare l’Iran a rinunciare alla sua presa sullo stretto sarebbe l’invasione di terra, cioè la morte di migliaia di soldati americani, ma a Washington non esistono le condizioni per una svolta del genere. L’Iran oggi non vede ragioni di cedere.ivoluzione. Il fatto che la guida suprema Mojtaba Khamenei abbia visto morire sotto le bombe di Trump suo padre Ali Khamenei, sua madre, sua moglie, uno dei suoi figli, sua sorella, suo cognato e un piccolo nipote senz’altro non lo induce al compromesso. E contano anche i calcoli strategici. In quaranta giorni di bombardamenti aerei gli Stati Uniti non sono riusciti a riaprire Hormuz”.
E conclude: ”Così il precedente di Hormuz sta già cambiando i calcoli delle grandi potenze anche lontano dal Medio Oriente. La Russia impone già il suo sistema di licenze e pedaggi per il passaggio dall’artico (e lo permette solo a navi cinesi). L’11 giugno Pechino ha dichiarato unilateralmente che i 130 chilometri dello stretto di Taiwan sono parte del proprio territorio, non acque internazionali nelle quali valga la libertà di navigazione; in sostanza la Cina fa con Taiwan quanto Teheran pretende di fare con Hormuz, lo fa allo stesso tempo e quel passaggio nel Pacifico è il primo al mondo per il traffico navale. Chi controlla lo stretto di Taiwan, controlla il 90% dei semiconduttori dell’intelligenza artificiale e ha la mano alla giugulare dell’economia del pianeta. L’ossessione di Trump per la conquista della Groenlandia fa parte della stessa tendenza. In questa luce, la costante minaccia degli Houthi filo-iraniani sull’accesso al Mar Rosso e a Suez — parzialmente chiuso da quasi tre anni — si rivela come la prova generale di una dinamica molto più vasta. E se la Russia sconfiggesse l’Ucraina, avrebbe un potere diretto sul Bosforo e sui Dardanelli. Dunque, sul Mediterraneo”.
Il tramonto del diritto internazionale. L’ordine commerciale globale dell’ultimo mezzo secolo, basato su leggi sovranazionali e sulla libertà di navigazione garantita da organismi come il Wto e il Tribunale internazionale per il diritto del mare, sta definitivamente scomparendo. Questo sistema, già indebolito dalle politiche di Cina e Stati Uniti, subisce un colpo fatale nel 2026 con la crisi dello Stretto di Hormuz. Al diritto internazionale si sostituisce la legge del più forte.
La crisi di Hormuz e lo stallo militare. L’Iran rivendica il controllo di Hormuz come proprie “acque costiere”, trasformando un passaggio strategico (da cui transita un quinto del petrolio e del gas mondiali) in una leva di potere politico ed economico. Nonostante quaranta giorni di bombardamenti americani, lo stretto resta chiuso: gli Stati Uniti hanno esaurito quasi la metà delle loro scorte di missili di precisione e non hanno l’intenzione politica di intraprendere una sanguinosa invasione di terra. Ad irrigidire la posizione iraniana contribuiscono anche i drammatici lutti personali della guida suprema Mojtaba Khamenei, colpito dagli attacchi americani.
L’effetto domino globale. Il successo del modello iraniano sta spingendo altre potenze a fare lo stesso in altre rotte vitali del pianeta:
- Russia: impone già licenze e pedaggi nel passaggio dell’Artico (consentito solo alle navi cinesi) e punta al controllo del Bosforo e dei Dardanelli tramite il conflitto in Ucraina.
- Cina: ha dichiarato unilateralmente lo Stretto di Taiwan come proprio territorio, minacciando il transito del 90% dei semiconduttori mondiali.
- Mar Rosso: la persistente minaccia degli Houthi su Suez si inserisce in questa medesima dinamica di frammentazione.
Implicazioni economiche. Sebbene l’economia globale stia dimostrando capacità di adattamento, il prezzo del petrolio è destinato a rimanere stabilmente più alto. Questo nuovo scenario geopolitico ed economico e l’impatto sui mercati sono al centro di urgenti consultazioni internazionali, come dimostra l’improvviso viaggio a Washington di Christine Lagarde (Bce) per incontrare Kevin Warsh (Fed).
13 luglio 2026





