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Editoriali

La Carta distorta e le urne

Antonio Polito hapubblicato, sul Corriere della Sera, un editoriale nel quale sostiene che la Costituzione italiana debba restare un patrimonio comune di tutti i cittadini e critica il tentativo di trasformarla in un simbolo identitario di una sola parte politica. Secondo l’autore, le recenti dichiarazioni di esponenti del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, che vorrebbero fare della Costituzione la bandiera del cosiddetto Campo largo, rappresentano un errore perché finiscono per dividere ciò che dovrebbe unire.

Scrive Polito: ”La Carta è di tutti. Non bisogna prenderla in prestito per vincere le elezioni. Si rischia di indebolirla. Unità nazionale. È pericolosa la tentazione di trasformare l’eredità comune in una bandiera: ciò che unisce non può finire per dividere”.

E prosegue: ”La Costituzione è di sinistra, dei Cinque Stelle, dei Progetto civico di Onorato e forse persino di Renzi: di tutti, esclusi tutti gli altri. Scarpinato spiega che il «mondo del potere» (gli altri) ha infatti combattuto la nostra Carta «in modo cruento»; e porta come prova la lunga e drammatica serie di stragi «politico-mafiose» (da Portella della Ginestra agli attentati dei primi anni Novanta), i presunti tentativi di colpo di Stato (quello del generale De Lorenzo nel 1964), le bombe neofasciste (dalla strage di piazza Fontana a Milano a quella della stazione di Bologna). Nell’elenco non sono compresi i circa 130 italiani uccisi dal terrorismo rosso. Si vede che le Br non sono da annoverare tra i nemici della Costituzione, e non vorremmo che fossero invece considerate tra coloro che hanno sì esagerato, ma solo perché la volevano attuare fino in fondo, «rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale» all’uguaglianza dei cittadini, come dice l’articolo 3 citato da Scarpinato”.

Polito prende di mira in particolare l’affermazione di Roberto Scarpinato secondo cui la Costituzione “non è mai stata di tutti“. A suo giudizio, questa visione selettiva della storia italiana considera nemici della Carta solo alcuni protagonisti della violenza politica, trascurando il terrorismo di sinistra, e alimenta l’idea che solo una parte del Paese sia la vera custode dei valori costituzionali.

L’editorialista osserva inoltre che, se davvero l’opposizione decidesse di presentarsi come “Alleanza per la Costituzione”, dovrebbe accettarne l’intero impianto e non richiamarsi solo agli articoli più favorevoli alle proprie posizioni. Porta tre esempi:

  • Ucraina: l’articolo 11 non si limita a “ripudiare la guerra”, ma legittima anche le limitazioni di sovranità necessarie per garantire pace e giustizia attraverso organizzazioni internazionali, come l’Unione europea e le alleanze cui l’Italia aderisce.
  • Reddito di cittadinanza: il diritto al lavoro è accompagnato dal dovere di contribuire al progresso della società, per cui la Costituzione non giustificherebbe un reddito legato esclusivamente allo status di cittadino.
  • Educazione sessuo-affettiva: il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, sancito dall’articolo 30, rende legittimo il loro coinvolgimento nelle decisioni scolastiche.

Nelle conclusioni, Polito avverte che utilizzare la Costituzione come strumento di propaganda elettorale rischia di indebolirne l’autorevolezza. La sua forza, osserva, deriva proprio dall’essere stata la casa comune capace di integrare nel tempo anche forze politiche inizialmente ostili alle istituzioni repubblicane, compreso il Movimento 5 Stelle. Per questo la Carta deve rimanere patrimonio condiviso dell’intera comunità nazionale, e non diventare la bandiera esclusiva di uno schieramento politico.

10 luglio 2026