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Midwest Messi

Giulia Zonca ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui racconta come Kansas City sia diventata la capitale americana della “Messimania”, adottando l’Argentina di Lionel Messi come propria squadra durante il Mondiale. Nella città del Midwest, l’entusiasmo per la Selección ha persino oscurato eventi di grande richiamo, come il recente matrimonio di Taylor Swift e Travis Kelce.

Scrive Zonca: ”Due delle otto squadre arrivate ai quarti abitano qui, c’è anche l’Inghilterra che ha trascinato in zona Ed Sheeran per un concerto acustico privato dopo l’eroica qualificazione in Messico. Kansas City ritempra. All’inizio le nazionali erano quattro con Olanda e Algeria, per la bellezza di sei partite ospitate e la partecipazione del Missouri e del Kansas interi. L’ultima gara non vuole essere l’ultima festa, ‘anomala Argentina-Svizzera racconta molto più di una sfida, svela il rapporto inaspettato e ancestrale insieme tra una città e la nazionale eletta, l’Argentina che piange. L’Argentina che lotta. L’Argentina che rinasce. Tutto molto Midwest: cuore e crocevia, grandi pianure e dinamismo industriale in costante difficoltà, ma regione che non cede e si aggrappa al tradizionalismo cresciuto nel mito della frontiera”.

E prosegue: ”Ma la Messimania è più profonda dell’asado sul menu o del dulce de leche finito tra i gusti dei gelati. La faccia del numero 10 più amato si srotola dai palazzi lungo fiume, l’essenza del calcio incollata ai palazzi simbolo. Nel luogo culla per la Mls, la lega professionista degli Stati Uniti. All’inizio si chiamava «Brooksidesoccer», idea del pioniere Bill Finn che oggi è quasi novantenne e nel 1977 ha messo su un torneo per i ragazzi della strada, due anni dopo c’erano 50 formazioni: «Pareva che l’America stesse aspettando il calcio». Hanno iniziato a giocarlo di più le ragazze e a Kansas City si è inaugurato il primo impianto dedicato a una squadra femminile, le KC Curren stanno al CPKC Stadium, oggi stracolmo di Argentina davanti al maxischermo”.

L’autrice descrive il profondo legame nato tra la squadra campione del mondo e una regione che si riconosce nei suoi valori: tenacia, sacrificio, resilienza e spirito di frontiera. L’Argentina di Scaloni non incanta con il bel gioco, ma conquista perché soffre, lotta e riesce sempre a rialzarsi, incarnando un ideale molto vicino alla cultura del Midwest americano.

Kansas City si veste di albiceleste: i tifosi organizzano cortei, canti e il tradizionale Banderazo, mentre il sindaco stesso partecipa all’entusiasmo popolare. L’esperienza del Mondiale ha trasformato la città in un punto di incontro tra culture, rafforzando un legame che va oltre il calcio.

L’articolo ricorda anche le profonde radici calcistiche della città, culla dello sviluppo del soccer negli Stati Uniti e pioniera del calcio femminile, a dimostrazione che la passione per questo sport non è un fenomeno improvvisato.

Al centro del racconto resta Lionel Messi, simbolo di un’epopea che volge al termine. Ogni sua partita viene vissuta come un momento irripetibile, con la consapevolezza che questo sarà il suo ultimo Mondiale. Per questo Kansas City vive ogni giorno della presenza argentina come un evento speciale, quasi una benedizione, continuando a credere nel sogno di un’altra impresa anche quando la difesa del titolo appare sempre più difficile.

10 luglio 2026