Paolo Condò ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera in cui sostiene che il recente exploit di Lionel Messi, alla vigilia dei 39 anni, dimostri che il campione argentino non si è trasferito nella Major League Soccer per un tranquillo fine carriera, ma per prolungare la propria competitività rallentando l’invecchiamento sportivo.Secondo l’autore, dopo il trionfo mondiale in Doha nel 2022, Messi era scomparso dai radar del grande calcio europeo. Molti avevano interpretato il suo passaggio all’Inter Miami CF come un preludio al ritiro. In realtà, stava conservando energie e motivazioni, per poi tornare a sorprendere tutti con prestazioni straordinarie.
Scrive Condò: ”Leo Messi tre anni fa non ha scelto Miami per pensionarsi. L’ha fatto per continuare a competere — guai a perdere il passo — ma rallentando al massimo il processo di invecchiamento. Ibernandosi, in un certo senso (anche se detto in Florida fa ridere). L’avevamo lasciato trionfante a Doha, 35enne finalmente risolto da un titolo mondiale che dopo tante delusioni lo fondeva per sempre con l’argentina, la patria antica contrapposta per anni al Barcellona dove vinceva tutto, mentre con la Seleccion tutto perdeva”.
E prosegue: ”Non sappiamo se questo sarà ancora il Mondiale dell’Argentina, di certo è già un altro Mondiale di Messi. Il migliore di sempre, non si discute. Maradona è stato un poeta con i piedi, e la sua carica ribelle l’ha reso un simbolo anche fuori dal campo. Ma dentro quel rettangolo, come scrisse una volta il grande giornalista spagnolo Santiago Segurola, «Messi è Maradona tutti i giorni». E rallegratevene, perché lo sarà ancora per un po’”.
Condò inserisce Messi in un fenomeno più ampio: i grandi campioni stanno allungando sempre più la durata delle loro carriere. Cita esempi come Lewis Hamilton e le sorelle Serena Williams e Venus Williams, osservando che i limiti anagrafici dello sport agonistico si stanno spostando in avanti, soprattutto per i fuoriclasse. Con una metafora suggestiva, paragona questa longevità sportiva all’idea di immortalità perseguita dai magnati della tecnologia, sostenendo però che Messi l’abbia già raggiunta sul campo, regalando emozioni al pubblico.
L’articolo enfatizza inoltre la dimensione quasi artistica delle sue prestazioni: il recital offerto contro l’Algeria viene descritto come un “concerto celestiale”, capace di oscurare perfino altri grandi protagonisti del calcio contemporaneo come Kylian Mbappé.
Nella conclusione, Condò prende una posizione netta sul dibattito eterno del calcio: per lui Messi è il più grande giocatore di tutti i tempi. Pur riconoscendo il valore poetico, carismatico e simbolico di Diego Maradona, sostiene che sul terreno di gioco Messi sia stato superiore per continuità e completezza. Riprende infatti una celebre frase del giornalista spagnolo Santiago Segurola: «Messi è Maradona tutti i giorni».
In una frase: Condò celebra Messi come un campione che ha sconfitto il tempo, continua a stupire a quasi 39 anni e ha ormai raggiunto una sorta di immortalità sportiva, confermandosi ai suoi occhi il più grande calciatore della storia.




