Guido Olimpio ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale sostiene che Donald Trump sta accarezzando un obiettivo da colpire: sarebbe il bunker sotto la montagna Pickaxe, mentre Teheran replica con nuovi attacchi alle navi.
Scrive Olimpio: ”Come per ogni operazione bellica ci sono dei dubbi. Il primo. Non è detto che la Gbu 43 (detta Moab, Massive Ordnance Air Blast Bomb) sia in grado di perforare il «guscio» di roccia e cemento che protegge il sito atomico. È stata studiata per spianare gallerie e aree estese, ma stando agli esperti la montagna è un osso molto più duro. Il secondo. Gli iraniani hanno promesso ritorsioni ampie sui Paesi del Golfo, già messi a dura prova ed esposti ai lanci di missili e droni. È sufficiente vedere quello che sta accadendo tra sauditi e Houthi nello Yemen. Ieri i militanti sono riusciti a centrare il palazzo presidenziale ad Aden. Il terzo. Un ulteriore impegno militare è contrario agli umori dell’elettorato”.
E prosegue: ”A questo proposito sono interessanti le parole del comandante della Marina dei pasdaran, Ali Azmaei. L’ammiraglio ha affermato che gli Stati Uniti scortano con i caccia piccoli convogli di petroliere attraverso Hormuz, una formazione studiata per ridurre — se possibile — i rischi di sorprese. I guardiani, però, avrebbero adeguato le loro forze alla tattica creando ostacoli. Il numero di attacchi alle navi cisterna, infatti, è stato abbastanza intenso: dal 28 settembre a ieri oltre una trentina di episodi”.
L’ipotesi della “superbomba” (GBU-43/B MOAB): il Pentagono sta valutando di utilizzare la Massive Ordnance Air Blast (la “madre di tutte le bombe”, ordigno convenzionale di grande potenza) in una nuova ondata di attacchi contro l’Iran che sarebbe stata prospettata a Donald Trump. L’obiettivo principale potrebbe essere il bunker sotterraneo sotto la montagna Pickaxe, legato al programma nucleare iraniano.
Le motivazioni e la strategia della Casa Bianca: Secondo la Cnn, un attacco così devastante servirebbe alla Casa Bianca come “via d’uscita” per proclamare una clamorosa vittoria, affiancandosi a raid tradizionali.
I dubbi e le criticità dell’operazione:
Efficacia tecnica: Gli esperti nutrono dubbi sul fatto che la Gbu-43 sia realmente in grado di perforare il solido guscio di roccia e cemento che protegge il sito atomico.
Ritorsioni regionali: l’Iran ha promesso ampie ritorsioni contro i Paesi del Golfo, già provati dai conflitti (come dimostrano gli scontri nello Yemen).
Consenso politico: Un ulteriore impegno militare andrebbe contro il volere dell’elettorato statunitense.
Precedenti e logistica: Trump aveva già autorizzato l’uso della MOAB nel 2017 in Afghanistan contro i tunnel dell’Isis. Tuttavia, per impiegarla contro l’Iran, occorrerebbe creare un “corridoio” sicuro per far volare a bassa velocità il velivolo cargo (un MC-130) incaricato di sganciarla.
La situazione nello Stretto di Hormuz: sul fronte navale, l’ammiraglio dei pasdaran Ali Azmaei ha rivendicato un “controllo intelligente” dello Stretto. Nonostante la distruzione di molti radar e apparati di sorveglianza, Teheran utilizza tattiche a basso costo — come l’impiego di pescherecci e dhow per spiare i movimenti e coordinare gli agguati — che hanno portato a oltre trenta attacchi contro navi cisterna tra la fine di settembre e i giorni scorsi, sfidando la scorta dei caccia americani.
16 ottobre 2026





