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Economia News

La strada obbligata dell’esecutivo

Marcello Sorgi ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui sostiene che le ventilate proposte di abbassamento dell’età pensionabile a 64 anni da far pagare a banche e aziende energetiche con la tassazione degli extraprofitti (Fratelli d’Italia e Lega), di riduzione dell’Irpef per i ceti medi fino a 60 mila euro di reddito (Fratelli d’Italia e Forza Italia), di innalzamento della quota per la flat tax fino a 100 mila per i redditi autonomi (Lega) e così via sono un escamotage per cercare nell’ultimo anno della legislatura del governo Meloni di poter presentare, in vista delle prossime elezioni politiche, una legge di bilancio più generosa rispetto a quella dell’anno precedente. Cosa che, nei fatti, non sarà. I vincoli di bilancio non lo possono consentire.

Scrive Sorgi: ”Soldi non ce ne sono. Il ministro dell’Economia Giorgetti è il più risoluto nello spiegare che in un momento come questo l’Italia debba stare molto attenta a quel che fa. Perfino se – e si tratterebbe di un miracolo – l’Europa, presso cui Meloni sta spendendo tutta sé stessa per ottenere un nuovo, anche piccolo scostamento di bilancio, almeno per pagare il conto della crescita dell’inflazione (circa quattro miliardi), dovesse dar retta alla premier”.

E aggiunge: ”Ad esempio, se davvero si tentasse di puntare (il che significherebbe fare marcia indietro) sulla pensione a 64 anni, anziché a quasi 68 com’è adesso, i mercati internazionali, su cui Giorgetti ogni giorno deve collocare il debito pubblico italiano, reagirebbero molto male. Questo spiega perché la seduta, per niente partecipata (presenti una ventina), sullo scostamento di bilancio di 29 miliardi già ottenuto a luglio da Bruxelles, si sia svolta in un’atmosfera rassegnata: i parlamentari hanno capito che, comunque vadano le cose, la strada scelta in Europa per l’Italia è obbligata”

1. La speranza di maggiori risorse è svanita. Il governo immaginava di poter finanziare interventi a favore dei cittadini, anche per rispondere alle critiche delle opposizioni sull’aumento delle tasse, sulla perdita di potere d’acquisto dei salari, sul caro vita e sui prezzi dei carburanti.

2. Le promesse dei partiti di maggioranza rischiano di restare sulla carta. Tra le proposte avanzate figuravano:

  • il pensionamento anticipato a 64 anni, sostenuto da Fratelli d’Italia e Lega;
  • la riduzione dell’Irpef per i redditi medi fino a 60.000 euro, proposta da Fratelli d’Italia e Forza Italia;
  • l’estensione della flat tax fino a 100.000 euro per i lavoratori autonomi, richiesta dalla Lega.

Secondo Sorgi, però, le risorse disponibili non consentono di realizzare, o almeno di finanziare adeguatamente, questi interventi.

3. Giorgetti richiama il governo alla prudenza. Il ministro dell’Economia insiste sulla necessità di mantenere sotto controllo i conti pubblici. Anche un eventuale margine aggiuntivo concesso dall’Unione europea, stimato nell’articolo in circa quattro miliardi per compensare l’aumento dell’inflazione, non cambierebbe sostanzialmente il quadro.

4. I mercati finanziari rappresentano un vincolo decisivo. Un eventuale ritorno a politiche di spesa più espansive, soprattutto in materia pensionistica, potrebbe provocare reazioni negative da parte degli investitori. L’Italia deve infatti collocare continuamente nuovi titoli di Stato per finanziare il proprio debito pubblico.

5. La conclusione: il governo ha margini di manovra molto limitati. L’atmosfera rassegnata descritta da Sorgi in Parlamento riflette la consapevolezza che, al di là delle promesse e delle esigenze della campagna elettorale, la politica economica italiana è condizionata dagli impegni europei, dal debito e dalla fiducia dei mercati.

Il significato politico dell’articolo

Il punto centrale dell’analisi di Sorgi è il contrasto tra le promesse elettorali della maggioranza e i vincoli finanziari del Paese.

Il governo vorrebbe presentarsi agli elettori con risultati concreti sul fronte delle pensioni, delle imposte e del costo della vita. Ma una manovra troppo espansiva potrebbe aumentare il rischio finanziario dell’Italia, rendendo più costoso il debito e restringendo ulteriormente le risorse disponibili in futuro.

C’è anche una contraddizione politica: i partiti della maggioranza avanzano proposte che comportano nuove spese o minori entrate, mentre il ministro dell’Economia deve mantenere una linea di prudenza per evitare di compromettere la credibilità finanziaria del Paese.

In definitiva, il messaggio di Sorgi è che la legge di bilancio non potrà essere costruita soltanto sulle esigenze del consenso elettorale. La situazione dei conti pubblici impone scelte restrittive, anche se queste rischiano di deludere una parte dell’elettorato che attendeva interventi più incisivi sul proprio reddito e sul costo della vita.

14 ottobre 2026