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Politica

Il governo Meloni ha fatto fuori Ranucci da Report 2

Va fatta una precisazione preliminare: contrariamente a quanto spesso percepito nel clima di scontro politico, Sigfrido Ranucci non è stato licenziato o “cacciato” da RAI, e il programma Report continua la sua messa in onda, pur tra tensioni costanti, querele e richieste di sanzioni da parte della maggioranza.

Il celebre articolo di Mattia Feltri descrive accuratamente una costante della Seconda e Terza Repubblica: la tendenza di ogni forza politica al governo a considerare la RAI come un bottino da lottizzare, disattendendo i proclama di riforma una volta saliti al potere.

Il confronto con gli altri grandi Paesi europei evidenzia modelli di governance differenti, con gradi variabili di autonomia:

Gran Bretagna (BBC). Finanziata tramite il canone (license fee), la BBC è storicamente il punto di riferimento per l’indipendenza editoriale. È amministrata da un consiglio indipendente dal governo (BBC Board) e supervisionata dall’autorità di regolamentazione indipendente (Ofcom). Nonostante le polemiche periodiche sulla nomina dei vertici da parte del governo in carica, l’architettura istituzionale la pone al riparo da ingerenze dirette quotidiane.

Germania (ARD e ZDF). Il sistema radiotelevisivo tedesco adotta un modello decentralizzato e pluralista. Il controllo è affidato ai consigli di radiotelevisione (Rundfunkräte), composti non da politici, ma da un’ampia rappresentanza della società civile (chiese, sindacati, associazioni economiche, culturali e sportive). Questo riduce drasticamente il rischio di una colonizzazione partitica diretta.

Francia (France Télévisions). La governance francese ha storicamente risentito del forte accentramento statale, con i vertici spesso nominati direttamente dal potere esecutivo. Negli ultimi anni si è cercato di arginare questa tendenza introducendo l’Arcom (l’autorità di regolamentazione della comunicazione) per garantire procedure di nomina più trasparenti e indipendenti.

Spagna (RTVE). Il modello spagnolo mostra molte analogie con quello italiano: le riforme legislative volte a richiedere maggioranze qualificate in Parlamento per eleggere i vertici di RTVE si scontrano ciclicamente con la prassi, per cui ogni cambio di governo nazionale porta a una profonda ridefinizione degli assetti editoriali e direttivi.

La distanza tra la “BBC casareccia” promessa da ogni schieramento all’opposizione e la realtà della lottizzazione una volta al governo resta, dunque, una delle più longeve anomalie del sistema politico italiano.

Sì. E il confronto è molto interessante perché Stati Uniti, Cina e Russia rappresentano tre modelli quasi opposti di organizzazione del sistema radiotelevisivo: mercato pluralistico, controllo statale-partitico e controllo autoritario.

Stati Uniti: sistema prevalentemente commerciale e pluralistico

Negli Stati Uniti radio e televisione sono nate e si sono sviluppate soprattutto come imprese private finanziate dalla pubblicità, non come servizio pubblico centralizzato.

Il sistema comprende:

  • grandi network nazionali come ABC, CBS, NBC e Fox;
  • migliaia di televisioni e radio locali;
  • televisioni via cavo e satellitari;
  • piattaforme di streaming;
  • una componente pubblica, soprattutto PBS per la televisione e NPR per la radio, finanziata in parte da fondi pubblici ma anche da donazioni, fondazioni e contributi degli affiliati.

Il ruolo dello Stato è soprattutto regolatorio: la FCC (Federal Communications Commission) assegna le frequenze e stabilisce le regole per radio e televisione. Non è però un ministero dell’informazione che decide quale linea politica debbano seguire i telegiornali.

Questo non significa che l’informazione americana sia neutrale. Al contrario, esiste una fortissima polarizzazione politica: Fox News è generalmente vicina al conservatorismo repubblicano, mentre altre grandi testate televisive hanno orientamenti differenti. Ma il punto fondamentale è che non esiste un’unica televisione governativa che controlla il sistema.

C’è inoltre una grande differenza rispetto all’Italia: negli USA la televisione locale ha storicamente avuto un peso enorme e il mercato pubblicitario è fondamentale.

Un esempio interessante dell’attualità: proprio in questi giorni la FCC è al centro di una polemica per alcuni spot finanziati dal governo Trump e trasmessi dalle televisioni, accusati dai critici di assomigliare a propaganda politica.

4 ottobre 2026

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