Il prof. Angelo Panebianco ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera nel quale sostiene chnebianco: e l’Unione Europea vive un paradosso: proprio nei settori in cui sarebbe più necessaria un’azione comune – soprattutto la sicurezza, la difesa e il controllo dell’immigrazione – gli Stati membri sono meno disposti a cedere sovranità.
Scrive Panebianco: ”Ci sono questioni che gli Stati nazionali europei, singolarmente presi, non sono in grado di fronteggiare. Questioni che richiederebbero una politica europea. Se non che, spesso, queste questioni riguardano, in modo diretto o indiretto, la sicurezza. E la sicurezza è precisamente ciò che gli Stati nazionali fanno assai fatica a delegare a organismi sovranazionali. Perché chiama in causa la loro ragion d’essere essendo gli Stati, prima di tutto e soprattutto, organizzazioni che hanno il compito di garantire sicurezza. Talché eserciti (per la difesa esterna) e polizie (per assicurare l’ordine pubblico) sono, degli Stati, le colonne portanti. Inoltre, gli Stati europei sono democrazie ed è parte integrante del patto tacito fra governi e cittadini il fatto che il compito principale del governo sia tutelare, dei cittadini, la sicurezza. Se la protezione militare da eventuali attacchi esterni è la prima e più ovvia questione che mette in gioco la sicurezza, il problema riguarda anche altri temi, ivi compreso quello, oggi caldissimo in tutta Europa, dell’immigrazione irregolare o clandestina”.
E prosegue: ”Come accade sul problema del controllo delle frontiere europee in presenza dei flussi di immigrazione irregolare o clandestina. Le differenti collocazioni geografiche dei Paesi europei mettono in gioco esigenze diverse e gli interessi non sono facilmente componibili. Il conflitto fra Italia e Spagna su Schengen mostra quanto poco la solidarietà intereuropea possa reggere su questi temi. Spiega, inoltre, la posizione dura assunta in tema di contrasto all’immigrazione irregolare non solo da quello italiano ma dalla schiacciante maggioranza dei governi europei, ciascuno alle prese, a casa propria, con il guanto di sfida lanciato da movimenti che contrastano ogni forma di immigrazione (irregolare e no). E spiega, infine, la difficoltà che incontrano i governi nel tentativo di convergere su una comune politica. Il vertice europeo di tre giorni fa ha scelto di ricomporre i contrasti, di non acutizzare le divisioni, ma i problemi restano”.
”Panebianco sostiene che l’Unione Europea vive un paradosso: proprio nei settori in cui sarebbe più necessaria un’azione comune – soprattutto la sicurezza, la difesa e il controllo dell’immigrazione – gli Stati membri sono meno disposti a cedere sovranità.
L’autore spiega che la sicurezza rappresenta la funzione essenziale dello Stato nazionale. Difesa militare, ordine pubblico e protezione dei cittadini sono il fondamento del rapporto tra governi e cittadini. Per questo motivo, quando emergono questioni che riguardano la sicurezza, i governi tendono a privilegiare l’interesse nazionale rispetto a quello europeo.
Panebianco distingue tra:
- la gestione ordinaria dell’UE, che funziona grazie a cooperazione, compromessi e attività tecniche (“low politics”), spesso poco visibili all’opinione pubblica;
- le situazioni di crisi, come guerre o forti flussi migratori, in cui entrano in gioco interessi vitali degli Stati. In questi casi prevalgono le divisioni, i governi seguono le pressioni delle rispettive opinioni pubbliche e trovare accordi europei diventa molto difficile.
L’editoriale porta due esempi:
- Il riarmo europeo dopo l’invasione russa dell’Ucraina: il rafforzamento militare avviene soprattutto a livello nazionale, perché una vera difesa comune europea è oggi poco realistica. Per questo la cooperazione nella NATO appare la soluzione più praticabile.
- L’immigrazione irregolare: i diversi interessi geografici e politici dei Paesi europei rendono difficile una politica comune. Anche i recenti contrasti tra Italia e Spagna sul tema di Schengen mostrano quanto sia fragile la solidarietà europea quando è in gioco la sicurezza delle frontiere.
In conclusione, Panebianco ritiene che non esista una soluzione semplice al paradosso europeo. Poiché gli Stati continueranno a considerare la sicurezza una competenza esclusivamente nazionale, l’integrazione europea potrà avanzare solo attraverso forme di cooperazione flessibile tra gruppi di Paesi che, di volta in volta, condividono gli stessi interessi. In questo modo sarà possibile ottenere alcuni risultati comuni, pur senza arrivare a una piena politica europea della sicurezza.
L’autore spiega che la sicurezza rappresenta la funzione essenziale dello Stato nazionale. Difesa militare, ordine pubblico e protezione dei cittadini sono il fondamento del rapporto tra governi e cittadini. Per questo motivo, quando emergono questioni che riguardano la sicurezza, i governi tendono a privilegiare l’interesse nazionale rispetto a quello europeo.
In conclusione, Panebianco ritiene che non esista una soluzione semplice al paradosso europeo. Poiché gli Stati continueranno a considerare la sicurezza una competenza esclusivamente nazionale, l’integrazione europea potrà avanzare solo attraverso forme di cooperazione flessibile tra gruppi di Paesi che, di volta in volta, condividono gli stessi interessi. In questo modo sarà possibile ottenere alcuni risultati comuni, pur senza arrivare a una piena politica europea della sicurezza.
7 agosto 2026





