Alberto Simoni racconta, su La Stampa, che Donald Trump consegnerà (e la cosa era nell’intuizione di molti osservatori di questi strani e anche straordinari mondiali di calcio) la Coppa del Mondo insieme all’amico e inquilino – la Fifa da oltre un anno affitta gli uffici nella Trump Tower – Gianni Infantino a cui sussurra non solo di cartellini rossi ma persino di organizzare ancora il Mondiale in terra Usa, «ma senza Canada e Messico». Una finale dei Mondiali è una sintesi spiccia e allo stesso tempo arzigogolata di percorsi e culmine di 39 giorni di gare, 104 in totale sparse in 16 stadi, 5 coperti, alcuni bellissimi e con l’aria condizionata (gradita), altri – come quello di oggi – cattedrali nel deserto fra parcheggi e lande desolanti.La finale del Mondiale tra Spagna e Argentina, in programma al MetLife Stadium di New York, rappresenta il culmine di un torneo lungo 39 giorni e mette di fronte i campioni d’Europa e quelli del Sud America in una sfida storica. A consegnare la Coppa sarà Donald Trump insieme al presidente della FIFA Gianni Infantino, a sottolineare anche il forte contesto mediatico e politico dell’evento.
Scrive Simoni: ”L’Argentina dorme nello stesso hotel della Coppa America 2024 (Hilton Short Hills), compagni di stanza identici, stesso numero di camera. Il ct S caloni, 48 anni, dice che la superstizione l’ha abbandonata dopo la sconfitta in Qatar contro l’Arabia Saudita: mettevo sempre le stesse scarpe, poi abbiamo perso. De la Fuente, ct spagnolo, è più pragmatico che superstizioso, ma schiera Fabian Ruiz – oggi cinquantesima presenza – e con lui la Roja non ha mai perso. Argentina-Spagna è poi Messi contro Spagna; lui contro il collettivo. Ci sarà Yamal, «è in perfette condizioni», rassicura De la Fuente dopo voci e immagini che lo ritraevano zoppicante. Il colpo sopra l’anca preso da Digne si è sentito. Il predestinato del Barça è però incapsulato in un sistema oliato e costruito da tempo: sette dei titolari contro la Francia erano nell’undici che batté l’Inghilterra nella Finale dell’Europeo 2024. Ci sarà il passaggio di consegne fra l’eterno Leo e l’aspirante immortale Yamal?”.
L’attesa è accompagnata da riti scaramantici, soprattutto in casa argentina: Lionel Messi ha ripetuto gli stessi gesti della vigilia della finale vinta in Qatar e la squadra alloggia nello stesso hotel della Copa América 2024. Il commissario tecnico Lionel Scaloni, però, minimizza il peso della superstizione, affidandosi piuttosto alla qualità e allo spirito di sacrificio della squadra.
Sul piano tecnico, la partita è raccontata come il confronto tra il talento individuale di Messi e il gioco corale della Spagna, guidata dal giovane Lamine Yamal, pienamente recuperato dopo un lieve problema fisico. La Roja si affida a un sistema collaudato, fondato sul pressing, sul possesso e sulla regia di Rodri, leader del centrocampo e punto di riferimento nella costruzione del gioco.
Le chiavi tattiche riguardano soprattutto le fasce: la Spagna crea superiorità allargando il gioco con Yamal e Baena, mentre l’Argentina predilige lo sviluppo centrale con Mac Allister, De Paul e Paredes. Un punto debole dell’Albiceleste è la fascia sinistra, da cui sono arrivati gran parte dei gol subiti nel torneo.
L’Argentina, però, può contare sull’enorme influenza di Messi, protagonista in 12 reti tra gol e assist, e sulla capacità della squadra di decidere le partite nel finale, avendo segnato la maggior parte dei suoi gol dopo il 75º minuto. Scaloni definisce la sua nazionale una squadra “operaia”, pronta a lottare fino all’ultimo.
L’articolo si chiude con un aneddoto raccontato dal ct spagnolo Luis de la Fuente: da allenatore delle giovanili del Siviglia provò a fermare un giovanissimo Messi con una marcatura a uomo, ma il fuoriclasse argentino segnò quattro gol in venti minuti. Un ricordo che sintetizza il rispetto e il timore che ancora oggi accompagna il campione argentino alla vigilia della sua possibile ultima grande notte mondiale.
19 luglio 2026





