Edward N. Luttwak ha pubblicato su Il Giornale un editoriale nel quale sostiene che Israele è sopravvissuto alle guerre senza le armi degli Usa e ora è il partner più fedele. Al contrario dell’Europa Israele non rifiuterebbe mai di concedere alcun aiuto militare ai Paesi alleati. E anche questo conta in un mondo in cui gli alleati degli Stati Uniti danno alla ingratitudine una cattiva reputazione.
Scrive Luttwak: ”La definizione classica di «grande potenza» è quella di un Paese in grado di condurre una guerra senza alleati. Israele è stato obbligato ad essere una grande potenza sin dalla sua nascita: quando il 15 maggio 1948, giorno dell’indipendenza, scoppiò la prima guerra della sua storia, Israele non aveva alleati, ma dovette comunque combattere contro gli invasori dell’Egitto, della Transgiordania, come si chiamava allora, e della Siria, oltre che contro l’«Esercito di Liberazione Arabo». A peggiorare le cose, dovette affrontare l’ostilità dei governi britannico e statunitense, che usarono la loro influenza per chiudere ogni porto del Mediterraneo da cui munizioni o armi potessero raggiungere Israele”.
E prosegue: ”All’interno della Nato è da tempo chiaro che la Marina degli Stati Uniti deve fare affidamento sui dragamine e sui cacciamine europei per le sue eventuali esigenze nel Golfo Persico. Ma nessuna Marina europea ha nemmeno tentato di ottenere il permesso di unirsi alla Marina degli Stati Uniti nel Golfo quando quell’aiuto era davvero necessario (conosco i loro comandanti dal convegno navale di Venezia di dicembre, dove da anni sono l’unico civile presente). Israele, al contrario, non rifiuterebbe mai alcun aiuto militare che potesse fornire e anche questo conta in un mondo in cui gli alleati degli Stati Uniti danno alla ingratitudine una cattiva reputazione”.
Luttwak analizza le radici storiche e la natura profonda dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele, sfatando il mito di uno Stato ebraico da sempre dipendente dai favori di Washington e mettendone in luce la totale affidabilità rispetto ad altri alleati storici, come quelli europei.
1. Il mito della dipendenza e le origini senza alleati
- Nato come “Grande Potenza”: secondo la definizione classica, una grande potenza sa condurre una guerra da sola. Israele è stato costretto a esserlo sin dal primo giorno d’indipendenza (15 maggio 1948), affrontando l’invasione di più eserciti arabi.
- L’embargo anglo-americano: nei primi anni, Israele non solo non ricevette armi dagli USA, ma subì un rigido embargo guidato dal Segretario di Stato George C. Marshall (convinto che il micro-Stato sarebbe presto scomparso) e dai britannici, che invece armavano apertamente gli egiziani e la Legione Araba.
- Il salvataggio “inaspettato”: la sopravvivenza iniziale fu garantita solo dal contrabbando di armi dalla Cecoslovacchia, reso possibile dall’uso di un’unica pista d’atterraggio in Montenegro concessa dalla Jugoslavia di Tito.
2. La svolta del 1968 e la nascita del legame politico
- Vittorie senza armi USA: fino alla Guerra dei Sei Giorni (1967), Israele ha combattuto e vinto utilizzando residuati bellici, carri armati britannici di seconda mano e jet francesi pagati in contanti. L’ostruzionismo del Dipartimento di Stato e della CIA (che speravano di accattivarsi il leader egiziano Nasser) bloccò persino le vendite da paesi terzi, come il Canada.
- L’arrivo del Phantom (1968): l’alleanza militare vera e propria decolla solo il 3 ottobre 1968 con la consegna del primo caccia americano F-4E Phantom. Da quel momento, Israele sviluppa una sincera e profonda gratitudine verso Washington, ricambiando l’alleato con l’intelligence del Mossad in URSS e con preziosi dati tattici militari.
3. Autosufficienza militare e il mistero del programma nucleare
- Un colosso industriale autonomo: oggi Israele conta 9 milioni di abitanti (compresa una comunità araba integrata e leale nei settori tecnologici e medici) e possiede un comparto di ricerca e sviluppo militare così avanzato da mitigare qualsiasi sanzione. Produce autonomamente carri armati pesanti, missili strategici e sistemi di intercettazione spaziale.
- Il confronto con l’Iran (efficienza vs corruzione): l’efficienza israeliana è evidente nel nucleare: Israele ottenne la bomba nel 1967 in soli 9 anni e partendo da zero, grazie alla disciplina frugale dei suoi scienziati (come il professor Bergman). Al contrario, l’Iran spende cifre astronomiche da 37 anni (dal 1989) su enormi impianti (Natanz, Fordo, Isfahan) senza avere ancora una bomba, a causa della corruzione interna dei fanatici e della leadership dei Pasdaran.
4. L’affidabilità di Israele contro l’ingratitudine europea
Il contrasto con la NATO e l’Europa: Luttwak evidenzia la passività dei partner europei. Sebbene la Marina USA avrebbe bisogno dei cacciamine europei nel Golfo Persico, nessuna marina europea si è mossa per aiutare gli statunitensi nel momento del bisogno.
Un alleato che non tradisce: al contrario dell’Europa – che secondo l’autore dà “una cattiva reputazione all’ingratitudine” – Israele non rifiuterebbe mai il proprio aiuto militare sul campo a Washington. Nonostante le critiche attuali a Netanyahu, i piloti israeliani rimangono in prima linea a colpire le minacce comuni (come le batterie missilistiche iraniane), confermandosi il partner più fedele e strategico degli Stati Uniti.
13 luglio 2026





