Emiliano Guanella ha scritto un articolo su La Stampa in cui delinea un mondo che ha decisamente abbandonato la diplomazia liberale per tornare alla “legge del Far West”, dove il potere si misura in arsenali militari e controllo diretto delle risorse.
Scrive Guanella: ”Le minacce di Trump incendiano l’America Latina e il timore è che, come visto con Nicolas Maduro, dalle parole si possa passare ai fatti. Dopo il successo del blitz di Caracas tutti i Paesi della regione sono entrati nel radar della Casa Bianca. Cuba e Colombia sono nel mirino, ma anche in Messico non stanno tranquilli mentre a Brasilia Lula cerca di mettere in piedi una linea di resistenza continentale che sembra però difficile da organizzare visto che a ogni elezione (vedi i voti recenti in Bolivia e Cile) i vassalli trumpiani non fanno che crescere.Le mire di Trump sono geopolitiche ma anche economico-commerciali, perché in America Latina si trovano risorse infinite di materie prime e idrocarburi. Messico e Brasile sono giganti petroliferi, la Colombia è il secondo Paese al mondo per biodiversità, il Perù ha un settore minerario aperto alle industrie straniere e dove la Cina ha fatto passi da giganti”.
Ecco i punti principali della sintesi:
1. Il ritorno del “Grizzly”: Trump come Roosevelt
Guanella apre con un parallelo storico: come Theodore Roosevelt nel 1904 usava la forza per il Canale di Panama, oggi Donald Trump incarna la ferocia del “grizzly” americano. La differenza è che oggi non ci sono più alleati intoccabili: la forza degli USA si abbatte su tutti, e l’Unione Europea è passata da alleata a concorrente economico da mettere al posto suo.
2. Il “Risiko” delle grandi potenze
Il nuovo ordine mondiale si basa su spartizioni brutali:
- Accordi tra Imperi: Trump, Putin e Xi Jinping possono accordarsi per dividersi il mondo (es. pezzi di Ucraina alla Russia in cambio del via libera americano in Sudamerica).
- L’Europa inerme: Guanella sottolinea il dramma di un’Europa che ha “molti euro ma poche armi”. Senza missili e satelliti propri, Bruxelles non ha peso negoziale nel tavolo dei grandi.
3. L’America Latina nel mirino (Il forziere di materie prime)
Dopo il blitz in Venezuela, l’attenzione si sposta sulle risorse strategiche della regione, fondamentali per l’economia del XXI secolo:
- Il Triangolo del litio: Argentina, Bolivia e Cile (quest’ultimo con la vittoria di Kast a marzo) sono ormai guidati da governi pro-USA, garantendo a Washington il controllo del minerale per le batterie.
- Idrocarburi e oro: Messico, Brasile e Venezuela sono i giganti del petrolio e dei metalli preziosi che Trump vuole sottrarre all’influenza cinese.
4. Resistenze e tensioni regionali
- Il Messico: la presidente Sheinbaum è schiacciata tra la condanna morale degli interventi armati e la paura di ritorsioni tariffarie che affosserebbero l’economia messicana.
- Il Brasile di Lula: è l’ultimo baluardo di resistenza. Nonostante un fragile disgelo economico, lo scontro sul Venezuela ha riacceso la miccia. Trump punta a influenzare le elezioni brasiliane di ottobre sostenendo Flavio Bolsonaro.
- Cuba e Colombia: Cuba è descritta come una “bomba a orologeria” vicina al collasso senza il petrolio venezuelano; in Colombia, il presidente Petro minaccia addirittura un ritorno alle armi per difendere la sovranità nazionale.
In sintesi: la nuova gerarchia
L’articolo descrive un’era in cui la Dottrina Monroe è stata potenziata: gli USA non chiedono più cooperazione, ma esigono l’apertura dei mercati e delle risorse attraverso governi “vassalli” o interventi diretti, cacciando i concorrenti cinesi dalla regione.
6 gennaio 2026





