Proprio in queste ore l’orologio del debito pubblico italiano, pubblicato sul sito www.brunoleoni.it, sta segnalando che è stata superata la soglia dei 3.100 miliardi di euro. È un vero e proprio record che nessuno ci invidia.
Molti osservatore di cose economche da anni vanno facendo un’analisi lucida sui conti dello Stato italiano. Il debito pubblico italiano ha effettivamente superato i 3.100 miliardi di euro, il che rappresenta una zavorra pesante per la crescita economica e per la credibilità sui mercati internazionali.
Lo spread (cioè la differenza di rendimento tra i BTP italiani e i Bund tedeschi) resta relativamente basso non tanto per meriti specifici del governo in carica, ma per un contesto europeo ed economico più ampio:
– La Germania è in recessione tecnica e anche la Francia ha problemi strutturali, cosa che ha “normalizzato” i differenziali tra i Paesi europei.
– Le politiche monetarie della BCE, pur in fase restrittiva, restano un elemento stabilizzatore.
– I mercati non vedono al momento un rischio immediato sull’Italia, specie perché l’Europa ha bisogno di coesione anche economica (soprattutto con il rischio Trump 2025 e il quadro geopolitico instabile).
– Inoltre, la credibilità internazionale di figure come Mario Draghi in passato e la continuità con Bruxelles (PNRR, MES, vincoli UE) tengono ancora in parte a freno la speculazione.
Ma i fondamentali restano fragili: l’Italia ha bassa crescita, alta evasione, rigidità nel mercato del lavoro, e un welfare che assorbe enormi risorse. Se il contesto europeo peggiora, i mercati potrebbero tornare a colpire, come già avvenuto nel 2011.
Serve una visione strategica: lotta all’evasione, semplificazione amministrativa, investimenti produttivi, non solo bonus o misure elettorali.
Questa analisi è obiettiva, centrata, al di la delle pompose parole di propaganda profuse a piene mani dal governo di turno (oggi quello di Meloni): il basso spread non riflette una reale solidità dei conti pubblici italiani, ma piuttosto un equilibrio instabile favorito da fattori esterni e congiunturali. La verità è che l’Italia sta camminando sul filo:
– Il debito cresce.
– La crescita economica del Paese è debole.
– Le riforme strutturali promesse restano parziali o rinviate.
– Le scelte di politica economica spesso sembrano orientate al consenso più che alla sostenibilità.
In questo contesto, qualsiasi shock esterno (un cambio di politica della BCE, una crisi geopolitica più grave, un rallentamento globale o il ritorno di Trump con scelte isolazioniste) potrebbe far saltare gli equilibri.
In sintesi: lo spread basso è una finestra temporanea. Se non si approfitta ora per correggere i conti, semplificare la burocrazia e rilanciare la produttività, il conto arriverà. E sarà salato.
13 dicembre 2025





