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Esteri

Spettri d´autunno

Massimo Gaggi ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui prospetta casi che il presidente Trump sta utilizzando per cercare di conseguire un risultato elettorale alle Midterm. Vanno dalla perquisizione dell’abitazione della deputata democratica alla ricerca di elementi che consentano di sostenere che la sua procedura d’immigrazione fu irregolare, a una denuncia contro lo Stato della California: gli è stato intimato di bloccare le schede elettorali inviate a ventimila persone che non sarebbero cittadini americani.

Scrive Gaggi: “Certo, quanto di eversivo fu tentato da Trump dopo il voto del 2020 giustifica molti timori: non potrebbe esercitare pressioni sui segretari di Stato perché alterino l’esito del voto come fece sei anni fa con quello della Georgia al quale chiese di trovargli gli undicimila voti necessari per superare Biden? Non si può ignorare il fatto che, rispetto ad allora, Trump è meno naive, ha intorno gente più esperta e disposta a seguirlo ovunque mentre il presidente ha avuto il tempo di disseminare persone di fiducia, oltre che nelle amministrazioni e nelle agenzie federali, nella magistratura e tra i militari”.

E prosegue: “Rimane il timore più grande ed estremo: la dichiarazione di un’emergenza nazionale per un attacco di potenze straniere. I Maga più estremi chiedono a Trump addirittura di dichiarare la legge marziale e lui a luglio, in un discorso solenne alla nazione, aveva accusato la Cina di aver tentato di alterare le elezioni 2020 aggiungendo che la cosa potrebbe ripetersi quest’anno. Poche settimane dopo, però, Trump ha accolto Xi Jinping a Washington con tutti gli onori. Senza fare alcun cenno di una questione così essenziale per la sopravvivenza stessa della democrazia americana. La ritirerà fuori ora? I leader democratici al Congresso hanno chiesto al capo della Cia, John Ratcliffe, e ai responsabili degli altri servizi di intelligence di tenere un canale aperto durante il voto per essere informati in tempo reale circa la fondatezza di eventuali minacce esterne“.

Il tema centrale è il rischio che Donald Trump, in caso di sconfitta repubblicana alle elezioni di metà mandato (midterm), tenti di condizionare o delegittimare il risultato elettorale, mettendo sotto pressione le istituzioni democratiche americane.

1. Il timore di un nuovo 2020

Gaggi ricorda quanto accadde dopo le presidenziali del 2020, quando Trump rifiutò di riconoscere la vittoria di Joe Biden e cercò di ribaltare il risultato. Oggi il timore è che possa ripetere quelle manovre, ricorrendo a strumenti ancora più incisivi.

Tra gli scenari ipotizzati:

  • sequestrare le urne nei seggi dove sostiene che siano avvenuti brogli;
  • denunciare interferenze straniere per giustificare misure straordinarie;
  • tentare di sottrarre ai singoli Stati il controllo delle operazioni elettorali, attribuendolo al governo federale;
  • esercitare pressioni sulle autorità locali affinché modifichino o contestino i risultati.

Si tratta di ipotesi e rischi prospettati dall’editorialista, non di provvedimenti che siano già stati tutti adottati.

2. Il dipartimento della Giustizia sotto accusa

Un elemento di preoccupazione è il comportamento del ministro della Giustizia Todd Blanche, già avvocato di Trump. Secondo Gaggi, il ministero si è allontanato dalla tradizionale non interferenza federale nei processi elettorali, intervenendo con indagini, denunce e iniziative contestate.

L’editoriale cita le iniziative contro la deputata democratica Ilhan Omar, la richiesta alla California di bloccare schede inviate a persone sospettate di non essere cittadini americani e il ricorso relativo alle elezioni in Alaska, motivato dalla presenza di due candidati con lo stesso nome.

In quest’ultimo caso, il tribunale appariva orientato a respingere il ricorso.

I democratici, intanto, hanno predisposto una rete di centinaia di avvocati per contestare tempestivamente eventuali interventi illegittimi.

3. Trump dispone oggi di strumenti diversi rispetto al 2020

È questo uno dei passaggi più delicati dell’analisi. Rispetto a sei anni fa, osserva Gaggi, Trump può contare su una squadra più esperta e su persone di fiducia collocate nelle amministrazioni federali, nelle agenzie pubbliche, nella magistratura e tra i militari.

Il precedente della Georgia rimane significativo: dopo la sconfitta del 2020, Trump chiese al segretario di Stato locale di trovare i voti necessari per superare Biden.

Il timore è dunque che eventuali contestazioni non si limitino alle dichiarazioni pubbliche, ma si traducano in pressioni sulle istituzioni chiamate a certificare il voto.

4. Il rischio di una crisi istituzionale, ma anche di un effetto boomerang

Gaggi distingue tra diversi livelli di rischio. Una possibilità è che Trump torni a denunciare presunti brogli, attribuisca le sconfitte alla debolezza dei candidati repubblicani e sostenga che sarebbe stato necessario approvare il Save Act, la legge da lui proposta per irrigidire i requisiti di identificazione e certificazione degli elettori.

La proposta, tuttavia, non è stata approvata neppure dal Congresso a maggioranza repubblicana. I critici temono infatti che requisiti troppo severi possano impedire a cittadini legittimati di votare, soprattutto a persone prive di passaporto o con documenti non perfettamente corrispondenti.

27 ottobre 2026