Carlo Cottarelli ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che l’aiuto pubblico in questo frangente deve essere più mirato e non generalizzato. Lo Stato dovrebbe intervenire in presenza di shock che una famiglia non è in grado di affrontare da sola. Ma non sembra questo il casocritica la decisione del governo di prorogare il taglio delle accise sui carburanti, argomentando che la riduzione delle accise in risposta all’aumento dei prezzi del greggio è una misura sbagliata per tre ragioni principali.
Scrive Cottarelli: ”Questo è un sussidio che va a tutti anche a chi potrebbe benissimo permettersi di pagare di più il prezzo dei carburanti. Anzi, va soprattutto a chi ha redditi relativamente alti, perché consuma più carburanti. Per il taglio delle accise del 2022, l’ufficio Parlamentare di Bilancio ha calcolato che il 68% del sussidio è andato a cittadini con un reddito superiore a quello mediano. Non solo: al 10% più benestante è andato quasi il 18% del sussidio”.
E aggiunge: ””Sono circolate stime dell’impatto complessivo dell’aumento dei prezzi del carburante, ma conviene guardare ai dati in termini di consumo per famiglia, confrontandoli a quelli del reddito familiare. Secondo l’Istat il reddito netto familiare medio era nel 2024 di 39.500 euro, 3.300 euro al mese. Nel 2026, aggiustando per gli aumenti di reddito avvenuti da allora, si arriva a 3.400 euro al mese. Tenendo conto di quanto carburante consuma la famiglia media italiana e dell’aumento del prezzo dei carburanti pre-imposte da fine febbraio scorso, in assenza di interventi governativi, una famiglia italiana che utilizza auto a benzina avrebbe speso 15 euro in più al mese (lo 0,4% del reddito mensile); per una famiglia con auto a gasolio il conto sarebbe stato di 41 euro in più al mese (1,2% del reddito mensile). Quest’ultimo dato è però gonfiato dal fatto che il chilometraggio delle auto diesel (spesso aziendali) è dell’80% più alto di quello delle auto a benzina”.
- Iniquità sociale (Sussidio regressivo):
- Il taglio delle accise è un sussidio generico che beneficia tutti, compresi i ceti più abbienti che consumano più carburante.
- Citando dati dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sul 2022, il 68% del beneficio è andato a chi ha un reddito superiore alla media, e al 10% più ricco è andato quasi il 18% del totale.
- Effetto disincentivante sul risparmio energetico:
- In un’economia di mercato, l’aumento dei prezzi segnala la scarsità di una risorsa e incentiva la riduzione dei consumi (come avvenuto negli USA).
- Calmierare i prezzi alla pompa riduce l’incentivo a consumare meno, aumentando il rischio futuro di dover ricorrere al razionamento.
- Impatto economico limitato sulla famiglia media:
- Lo Stato dovrebbe intervenire solo a fronte di shock insostenibili. Per la famiglia media italiana (reddito netto di circa 3.400 €/mese nel 2026), l’aumento dei costi dei carburanti in assenza di tagli statali avrebbe inciso per soli 15 € in più al mese per l’auto a benzina (0,4% del reddito) e 41 € per l’auto a diesel (1,2% del reddito, dato gonfiato dall’uso di auto aziendali).
- Gli aumenti sono spiacevoli ma non insostenibili, come dimostra il fatto che i consumi di carburante in Italia sono comunque aumentati rispetto al 2025.
Le soluzioni proposte
Aiuti mirati: anziché un taglio generalizzato per tutti, lo Stato dovrebbe offrire sostegni mirati e specifici solo alle famiglie con i redditi più bassi, per le quali gli aumenti rappresentano un problema reale.
Aumenti salariali per l’inflazione generale: la vera crisi risiede nella perdita del potere d’acquisto dei salari (circa l’8% dal 2021 ad oggi). Questo problema non si risolve tagliando le accise, ma rinnovando i contratti di lavoro con aumenti salariali più consistenti, soprattutto da parte delle imprese i cui margini di profitto sono cresciuti negli ultimi anni.
29 agosto 2026





