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Arte e Cultura

L’Elogio dell’ozio. 4

di Robert Louis Stevenson

“… cominciai a scrivere queste pagine con uno scopo ben definito: dovevo essere l’Advocatus, non, spero, del Diavolo, ma della Gioventù. Volevo sostenere, con moderazione, le opinioni dei giovani opposte a quelle degli adulti; esplorare tutto il campo in cui si fronteggiano, e infine produrre un volumetto di particolari prove a difesa che potrei intitolare, senza timore di sbagliare, vita a venticinque anni”.

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     E’ assodato che l’esistenza di gente che si rifiuta di partecipare alla grande corsa ad handicap per qualche monetina, rappresenta un insulto e un disinganno per chi invece vi partecipa. n bravo ragazzo, come se ne vedono tanti, prende la sua decisione, opta per le monetine e, come dicono enfaticamente in America, ci si butta. Non è difficile comprendere il suo risentimento se, mentre procede faticosamente per la sua strada, scorge delle persone sdraiate al fresco sui prati intorno, con un fazzoletto in testa ed un bicchiere a portata di mano.

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     Alessandro fu toccato in un punto molto sensibile dall’indifferenza di Diogene. Dov’era la gloria di aver conquistato Roma per quei barbari tumultuanti che si precipitarono nel Senato, e vi trovarono i Padri seduti impassibili e incuranti del loro successo? E’ doloroso aver faticato tanto, aver scalato le cime più impervie, e al termine dell’impresa scoprire che l’umanità non prova alcun interesse per le tue gesta. Ecco perché i fisici condannano tutto ciò che non riguarda la fisica, i finanzieri tollerano a stento chi sa poco di titoli e bilanci, i letterati disprezzano gli illetterati, e tutti coloro che hanno una professione si alleano nello svilire chi non ne ha una.

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     Questa è una delle difficoltà dell’argomento, ma non la peggiore. Non puoi essere messo in galera per aver parlato contro l’operosità, ma potresti essere messo in manicomio, per aver parlato come un pazzo. La maggior difficoltà, nella maggioranza delle dissertazioni, è nello svolgimento; perciò ricordate che questa è una apologia. Certamente molto si può dire, e con ragione, in favore della solerzia. Soltanto, c’è anche qualche cosa da dire contro di essa; e questo è proprio ciò che, in questa occasione,  io voglio dire. Sostenere un argomento non significa necessariamente essere sordo a tutti gli altri. Che un  uomo abbia scritto un libro di viaggi in Montenegro non significa che non debba mai essere stato a Richmond.

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    E’ indubbio che la gente dovrebbe starsene molto in ozio in gioventù. Sebbene capiti qualche volta che un lord Macaulay concluda la scuola con tutti gli  onori pur restando intelligente, quasi tutti i ragazzi pagano care le proprie medaglie, tanto da rimaner per sempre senza risorse, e iniziano la vita da una situazione fallimentare. E ciò vale per tutto il tempo in cui un giovane educa se stesso o tollera che altri lo educhino.                       

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     Doveva essere un pazzo quell’anziano gentiluomo che a Oxford si rivolse a Johnson con queste parole:

“Ragazzo, usa con diligenza i tuoi libri e assicurati una quantità di conoscenze; adesso, perché quando gli anni si accumuleranno su di te troverai che immergerti nei libri sarà divenuto un compito davvero molesto.” Quel vecchio sembra non essersi accorto che molte altre cose oltre al leggere, diventano moleste – alcune anzi impossibili – quando un uomo deve usare occhiali e bastone.

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    I libri sono una bella cosa a modo loro, ma sono un ben misero surrogato della vita. E’ un peccato star seduti, come la lady di Shalott, a scrutare uno specchio, e voltare le spalle al tumulto affascinante della realtà. E se un uomo legge molto, ricorda il vecchio proverbio, ha poco tempo per pensare.

5 maggio 2026