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Arte e Cultura

Bentornato in classifica dottor Freud

Articolo realizzato con Ai

L’articolo di Massimo Adinolfi su La Repubblica, “Bentornato in classifica”, riflette sul sorprendente ritorno de “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud nelle classifiche dei libri di saggistica, a distanza di oltre un secolo dalla sua pubblicazione, e ne esplora le possibili ragioni e implicazioni per la società contemporanea.

Un inizio difficile e un successo controverso

Adinolfi ripercorre la storia travagliata del capolavoro freudiano. Pubblicato nel 1899, il libro rimase invenduto per anni. La scoperta di Freud sull’inconscio e sulla natura sessuale e “sconveniente” dei desideri e delle pulsioni nascoste (spesso legate all’infanzia, un’età che per Freud non era affatto innocente) era troppo rivoluzionaria e scandalosa per l’epoca. Ci vollero anni perché la psicoanalisi guadagnasse terreno, nonostante le polemiche, le critiche feroci e la diffidenza dell’establishment medico-Adinolfi ripercorre la storia travagliata del capolavoro freudiano. Pubblicato nel 1899, il libro rimase invenduto per anni. La scoperta di Freud sull’inconscio e sulla natura sessuale e “sconveniente” dei desideri e delle pulsioni nascoste (spesso legate all’infanzia, un’età che per Freud non era affatto innocente) era troppo rivoluzionaria e scandalosa per l’epoca. Ci vollero anni perché la psicoanalisi guadagnasse terreno, nonostante le polemiche, le critiche feroci e la diffidenza dell’establishment medico-scientifico, sempre più orientato verso le neuroscienze. Tuttavia, la psicoanalisi ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura, con concetti come “lapsus” e “rimozione” entrati nel linguaggio comune, e un dialogo costante con l’arte, la letteratura e la filosofia.

Il ritorno a sorpresa e le sue domande

Oggi, “L’interpretazione dei sogni” riappare in cima alle classifiche, un fenomeno che la casa editrice Rusconi attribuisce al prezzo basso e alla distribuzione capillare. Ma Adinolfi si chiede cosa spinga realmente le persone a comprare questo libro. È sintomo di curiosità, insicurezza, cupezza incombente, o un tentativo di evasione? È legato ai conflitti globali o alle frivolezze della cronaca? È un ritorno nostalgico alla cultura europea o stanchezza per il “gran chiasso” proveniente dall’America di Trump? Abbiamo bisogno di indagare l’animo umano o di distogliere lo sguardo dalle brutture del mondo, o entrambe le cose? Sono le nostre paure o l’arroganza altrui che cerchiamo di capire?

Il bisogno di comprensione e lo sguardo di Freud

L’autore suggerisce che, forse, c’è un genuino desiderio di comprendere. Citando Philip Roth, che lamentava il declino dello sforzo intellettuale del primo Novecento (con figure come Marx, Proust, Kafka, Joyce e soprattutto Freud, “il nostro Sofocle”), Adinolfi evidenzia come tutti questi pensatori cercassero di capire cosa c’è dietro la superficie delle cose, e oggi, forse, anche “al di là degli schermi” che dominano le nostre vite. Senza questo sforzo interpretativo, è come guardare una partita di tennis concentrandosi solo sul display del punteggio, senza capire la complessità del gioco sull’erba. La psicoanalisi, con la sua analisi del sogno, ha portato per la prima volta uno sguardo che riconosce che ciò che appare alla coscienza è spesso distorto e camuffato, e quindi bisognoso di interpretazione.

Psicoanalisi: mito o strumento per la realtà?

Adinolfi conclude riflettendo se l’apparato teorico di Freud sia più simile a una nuova mitologia che a una scienza. Tuttavia, pone una domanda provocatoria: possiamo davvero fare a meno delle intuizioni del “severo medico viennese” di fronte al “chiacchiere e furore” del mondo che influenzano le nostre psiche fragili? Infine, si interroga sulla possibilità che la psicoanalisi sia solo un “sogno di Freud”, o piuttosto che la nostra civiltà, oggi più che mai, tema di risvegliarsi dai suoi sogni e di affrontare la realtà.

16 luglio 2025