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L’articolo di Nathalie Tocci su La Stampa critica aspramente la risposta “pavida” dell’Unione Europea alle minacce tariffarie di Donald Trump, sostenendo che tale atteggiamento, spinto soprattutto da Paesi come Germania e Italia, rischia di avvantaggiare gli Stati Uniti e di ritorcersi contro l’Europa stessa con un grave boomerang politico.
La tattica di Trump e la reazione europea
Tocci inizia citando il soprannome “Taco” (“Trump always chickens out”, cioè Trump si tira sempre indietro) per descrivere la politica commerciale del presidente americano. Tuttavia, nel contesto dei dazi con l’UE, è Bruxelles a mostrare debolezza. Nonostante le iniziali minacce di Trump di aumentare le sovrattasse dal 10% al 30% (oltre a dazi settoriali su acciaio, alluminio e auto), l’UE ha nicchiato.
Inizialmente, la Commissione Europea puntava a un accordo di dazi reciproci allo 0% sui beni industriali, argomentando che il surplus commerciale dell’UE con gli USA (circa 200 miliardi di euro all’anno sui beni) era in parte compensato dal disavanzo sui servizi (circa 150 miliardi), portando il saldo netto a circa 50 miliardi a favore dell’UE. Bruxelles aveva anche proposto di acquistare più armi e gas americani.
Il confronto con Regno Unito e Cina
L’autrice paragona la situazione dell’UE con quella di altri attori globali:
- Il Regno Unito, sebbene abbia raggiunto un accordo con gli USA con un’aliquota del 10% (considerata già alta), la sua posizione era molto più debole rispetto a quella dell’UE.
- La Cina, dal peso economico comparabile a quello dell’UE, ha sfruttato le proprie leve (ad esempio sui minerali critici) per ottenere una tregua commerciale più vantaggiosa.
- L’Europa, invece, pur avendo una dimensione economica tale da poter esercitare maggiore pressione (ad esempio, sul mercato delle Harley Davidson), si è mostrata eccessivamente ansiosa di sigillare un accordo a tutti i costi a causa della volatilità iniettata da Trump nei mercati.
- Le mancate contromisure europee
- Nonostante l’UE avesse minacciato ritorsioni con due liste di contro-dazi e l’utilizzo dello strumento anti-coercizione (che limiterebbe l’accesso delle aziende USA al mercato interno europeo), queste misure sono state in gran parte accantonate.
- Il primo elenco di contromisure è stato sospeso quando gli USA hanno temporaneamente abbassato le tariffe dal 20% al 10%.
- Il secondo pacchetto di contro-dazi, inizialmente previsto per 95 miliardi di euro, è stato ridotto a 72 miliardi e potrebbe non entrare in vigore.
- L’idea dello strumento anti-coercizione è stata accantonata nonostante le pressioni francesi. Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno già tassando circa 380 miliardi di euro di importazioni dall’UE.
- Le conseguenze di una linea accomodante
- Tocci avverte che, sebbene i dazi di ritorsione danneggerebbero economicamente anche l’UE, il cedere al “bullismo” di Trump avrà un costo politico elevato. La divisione interna tra “colombe” (come Italia e Germania, che prevalgono) e “falchi” porta l’UE a una linea morbida che rischia di culminare in un pessimo accordo, con dazi del 15% o 20% imposti all’Europa. L’autrice suggerisce che il vero obiettivo di Trump potrebbe essere quello di allentare le regole digitali europee.
- Una tale “genuflessione”, conclude Tocci, equivarrebbe a un significativo disfacimento dell’integrazione europea. I governi nazionalisti in Europa, pur essendo corresponsabili di questa debolezza, capitalizzerebbero politicamente sul cattivo accordo, puntando il dito contro Bruxelles. L’inclinazione dell’Europa verso il nazionalismo sta indebolendo il continente e rafforzando le forze estremiste che, dietro la facciata dell’interesse nazionale, minano gli interessi comuni dell’Europa.





