Gian Antonio Stella ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui denuncia la distribuzione di 174 milioni di euro da parte dell’Assemblea regionale siciliana (ARS) attraverso una nuova «legge mancia», destinata a finanziare una miriade di interventi locali e associazioni. Una cifra che supera di oltre tre volte i 50 milioni inizialmente previsti e che batte persino il record della contestata «tabella H» dell’epoca di Totò Cuffaro, arrivata al massimo a 64 milioni.
Scrive Stella: “Ricordate cosa promise nel 2025 Renato Schifani a Giorgetti ringraziandolo per non aver impugnato lo sgangherato bilancio siculo? «Ci impegniamo (…) affinché per il futuro siano adottate norme improntate al rispetto dei principi di eguaglianza, imparzialità e continenza»”.
E prosegue: “Detto fatto, la sua maggioranza ha varato la «legge mancia» più spendacciona della storia: 174 milioni di euro a pioggia dei quali 146 anche ai più microscopici municipi «amici» e 27,9 a «enti religiosi» vari. Il triplo abbondante dei 50 previsti e il triplo perfino, come Giacinto Pipitone nota sul Giornale di Sicilia, della famigerata «tabella H» di Totò «Vasa Vasa» che per le sole «mancette» arrivò nel suo massimo storico a 64. Giorgia Meloni giurò nel settembre 2024 che «la stagione dei soldi gettati dalla finestra e dei bonus è finita e non tornerà fin quando ci saremo noi al governo»? La Sicilia è una faccenda a parte...”.
I punti principali
- Una pioggia di finanziamenti: dei 174 milioni complessivi, circa 146 milioni sono destinati ai Comuni, compresi quelli più piccoli, mentre 27,9 milioni vanno a diversi enti religiosi.
- Il peso delle clientele politiche: secondo Stella, i finanziamenti sono stati ripartiti sulla base delle richieste presentate dai singoli deputati regionali, attraverso le quali ciascun esponente politico ha cercato di ottenere risorse per progetti graditi ai propri elettori. Alcuni Comuni, soprattutto quelli amministrati dalla sinistra, sarebbero rimasti esclusi.
- Esempi emblematici: tra le spese figura uno stanziamento di 100.000 euro per la riqualificazione dell’ex casa del fascio di Naso, nel Messinese, comune amministrato da un sindaco di Fratelli d’Italia.
- La mancanza di trasparenza: i fondi sono distribuiti attraverso circa 1.500 voci, disseminate in decine di pagine e difficili da ricostruire. Persino gli addetti ai lavori avrebbero rinunciato a calcolare con precisione quanto spetti complessivamente a ciascun Comune.
- La contraddizione politica: Stella ricorda che Giorgia Meloni aveva dichiarato nel settembre 2024 che la stagione degli sprechi e dei bonus era finita. La Sicilia sembra invece rappresentare un’eccezione clamorosa a quella promessa.
Il significato politico dell’articolo
La denuncia non riguarda soltanto l’entità della spesa, ma soprattutto il metodo con cui il denaro pubblico viene distribuito: finanziamenti frammentati, richieste dei singoli politici e scarsa leggibilità delle decisioni rendono difficile controllare l’effettiva utilità degli interventi e individuare eventuali favoritismi.
Stella richiama infine una riflessione dell’abate Ludovico Muratori, risalente al 1742: più una legge è prolissa e complicata, più rischia di diventare oscura. Una critica che si adatta perfettamente a un sistema nel quale la complessità dei provvedimenti può ostacolare la trasparenza e il controllo pubblico. In conclusione: l’articolo descrive la Sicilia come un caso emblematico di spesa pubblica piegata alle convenienze politiche, in aperto contrasto con le promesse di rigore del governo nazionale. La «legge mancia» diventa così il simbolo di una politica che distribuisce risorse senza rendere sufficientemente chiari criteri, priorità e beneficiari.
2 ottobre 2026





