di Bruno Chiavazzo
Esattamente quattro anni fa Giorgia Meloni giurava al Quirinale nelle mani di Mattarella. Trarre un bilancio sarà compito dei posteri. Al momento siamo ancora alla quotidianità e sotto il peso di propaganda e fake news a gogò. Ma non voglio parlare del presente che, detto per inciso, è abbastanza squallido, vedi la riconferma di Salvini a segretario della Lega al grido di “chi se ne fotte dell’Ucraina”.
Ero ad Amsterdam quando è caduto il governo Draghi, ero in albergo e la Tv non aveva i canali italiani, per cui pur di avere qualche notizia, ho fatto zapping sui media internazionali, dalla CNN alla BBC, da FOX a Bloomberg, ebbene fu una sequela feroce di giornalisti, commentatori, analisti, che non credevano ai loro occhi.
Un personaggio di levatura internazionale come Mario Draghi, che era riuscito in meno di un anno e mezzo a riportare l’Italia tra le nazioni leader in Europa e nel mondo, fatto cadere da una “congiura” di palazzo orchestrata da Giuseppe Conte, Matteo Salvini e il fu Silvio Berlusconi.
Una scena del mitico Tafazzi che si martellava i genitali con una bottiglia di plastica. La sinistra allora, come adesso, inebetita e afona che assisteva senza reagire. Enrico Letta, allora segretario del PD, che invocava le elezioni anticipate, non sapendo che da lì a poco sarebbe stato l’ennesimo segretario defenestrato, e come è costume negli ex comunisti, unico responsabile della successiva disfatta elettorale.
Le primarie (allora come adesso) convocate per la scelta del nuovo segretario furono vinte a man bassa da Stefano Bonaccini tra gli iscritti al PD, ma vanificate dai non iscritti con l’elezione di Elly Schlein che ancora imperversa. Salvini e Berlusconi, convinti di stravincere le elezioni, dopo pochi mesi finiranno nel limbo degli “inutili” a maggior gloria di Giorgia Meloni che li ha stracciati nelle cabine elettorali.
Giuseppe Conte che aveva dato il via alla “mattanza” elettorale, riuscirà (more solito) a salvarsi le penne, trasformandosi in un battibaleno nel paladino dei percettori di reddito di cittadinanza e degli incassatori del “superbonus” edilizio, molti dei quali successivamente stanati dalla Guardia di Finanza come prezzolati truffatori.
E così nasce ufficialmente il Governo Meloni con dentro personaggi che farebbero arrossire anche i più scafati figuri della Prima Repubblica e che dopo quattro anni stanno ancora là. Mario Draghi è uscito di scena senza profferire parola, a conferma che la classe non è acqua, nessuna cerimonia, nessun riconoscimento per il lavoro svolto, insalutato ospite.
Per fortuna ci ha pensato il Parlamento Europeo a riconoscere il valore di Mario Draghi, tributandogli onori riservati solo ai Padri fondatori dell’Europa. Non c’è niente da fare l’Italia è e resterà solo un’espressione geografica, purtroppo.






