Report e Sigfrido Ranucci sono da anni nel mirino dell’esecutivo Meloni. Prima o poi doveva accadere. Ed è accaduto. L’esito era assolutamente scontato. Quante volte esponenti del destra-centro in questi ultimi quattro anni hanno auspicato, hanno brigato per questa decisione e oggi brindano? La Rai non fa vero servizio pubblico (come la BBC), fa un servizio per compiacere i partiti della maggioranza di governo. È cosi? Cosa avviene negli altri Paesi come Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna? Ricordo che anni fa Mattia Feltri, su La Stampa, ebbe a scrivere questo suo significativo Buongiorno con l’articolo Rai Play per sbugiardare i politici blateroni! ostra televisione che, a parole, dovrebbe essere indipendente dalle voglie dei partiti. La televisione pubblica, occuparne tutto (o quasi) gli spazi, è un obiettivo primario della classe politica italiana. Nonostante le sono, da anni, presi di mira reiterate promesse da parte di tutti di farne una BBC versione casareccia (italica), le maggioranze che si alternano alla guida dell’esecutivo (negli ultimi anni Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e Meloni) come primo obiettivo delle loro politiche è stato ed è l’assedio di Saxa Rubra, la conquista quasi manu militari della televisione di Stato. Ecco un splendido commento di Mattia Feltri su La Stampa di alcuni anni fa. L’articolo è più che mai attuale (ndr).
È pur vero che Report e il suo conduttore sono stati al centro di durissime polemiche politiche, querele e attacchi verbali da parte di numerosi esponenti del centrodestra (e, in passato, anche del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle), ma non c’è stato alcun provvedimento di rimozione.
Il tema dell’ingerenza politica nella Rai è uno dei nodi storici della democrazia italiana, sintetizzato perfettamente dall’editoriale di Mattia Feltri.
“In Rai serve un presidente indipendente da tutti i partiti (Massimo D’Alema, 2002)
Ci vuole una Rai più autonoma dai partiti (Piero Fassino, 2003)
La Rai deve essere fuori dalle logiche di lottizzazione (Gianni Alemanno, 2006)
La Rai non è e non deve diventare proprietà privata di un governo, se no è regime (Guido Crosetto, 2006)
La Rai deve essere la casa di tutti e non di chi ha vinto le elezioni, la politica faccia un passo indietro (Dario Franceschini, 2006)
Bisogna eliminare la lottizzazione in Rai (Clemente Mastella, 2007)
Bisogna andare nella direzione della fuoriuscita dei partiti dalla Rai (Walter Veltroni, 2008)
Cambiamo le regole, basta con la Rai occupata dai politici (Antonio Di Pietro, 2008)
Presenteremo presto una proposta di legge per lasciare i partiti fuori dalla Rai (Pierluigi Bersani, 2010)
Fuori i partiti dalla Rai (Gianfranco Fini, 2010)
Serve una svolta con la fuoriuscita dei partiti dalla Rai (Italo Bocchino, 2012)
C’è bisogno di un intervento che riduca la presenza in Rai dei partiti (Paolo Gentiloni, 2012)
La Rai deve riformarsi: via i partiti (Beppe Grillo, 2014)
Evitiamo di mettere i partiti dentro la Rai (Matteo Renzi, 2015)
Per cambiare le cose in Rai bisogna cacciare i partiti (Luigi Di Maio, 2015)
Cacciare i partiti (Luigi Di Maio, 2015)
La politica resti fuori dalla Rai (Roberto Fico, 2018)
Per la Rai cerchiamo persone sganciate dalle logiche di partito (Matteo Salvini, 2018)
Questo è il momento giusto per riformare la Rai e sottrarla alle ingerenze della politica (Giuseppe Conte, 2021)
Abbiamo la sistematica occupazione della Rai (Giorgia Meloni, 2016)
Che magnifica armonia!
Mattia Feltri – La Stampa – 16 maggio 2023
L’occupazione della Rai: una costante storica
La cosiddetta “lottizzazione” della Rai non è un’invenzione recente, ma una prassi consolidata fin dagli anni ’70, formale con la riforma del 1975 e proseguita con la spartizione dei canali (storicamente Rai 1 alla DC, Rai 2 al PSI, Rai 3 al PCI).
La riforma Renzi del 2015, anziché allontanare la politica, ha accentrato il controllo della gestione nelle mani dell’Amministratore Delegato, la cui nomina è legata a doppio filo al Governo e al Ministero dell’Economia. Per questo motivo, ad ogni cambio di maggioranza (che si tratti di centrodestra, centrosinistra o governi tecnici/tecnocratici), si assiste al fenomeno del spoil system, con cambi di direttori di testata, palinsesti e conduttori.
Il confronto con gli altri Paesi europei
L’Italia rappresenta un caso peculiare nel panorama dei media pubblici europei, dove i modelli di governance cercano di limitare l’influenza diretta dell’esecutivo.
| Paese | Modello di Governance e Finanziamento | Livello di Indipendenza dalla Politica |
| Regno Unito (BBC) | Finanziata da canone licence fee. Governata dal BBC Board; la regolamentazione editoriale spetta all’autorità indipendente Ofcom. | Alto. Nonostante le pressioni del governo di turno non manchino mai, la BBC mantiene una forte cultura corporativa di autonomia editoriale e bilanciamento rigoroso. |
| Germania (ARD / ZDF) | Finanziata da un canone fissato da un ente indipendente (KEF). Struttura federale gestita da consigli radiofonici (Rundfunkrat). | Molto Alto. I consigli comprendono rappresentanti della società civile (chiese, sindacati, associazioni), limitando la quota della politica a meno di un terzo per sentenza della Corte Costituzionale. |
| Francia (France Télévisions) | Finanziata tramite fiscalità generale (dopo l’abolizione del canone). I vertici sono nominati dall’autorità indipendente per le comunicazioni (Arcom). | Medio-Alto. L’abolizione del canone ha aumentato la dipendenza dalle decisioni di bilancio del governo, ma il controllo editoriale resta tutelato dall’Arcom. |
| Spagna (RTVE) | Finanziata da sovvenzioni statali e tasse su operatori di TLC e TV private (senza canone né pubblicità). Vertici eletti dal Parlamento. | Medio-Basso. Similmente all’Italia, il controllo di RTVE tende a oscillare a seconda del partito al potere (PP o PSOE), producendo periodiche polemiche sulla neutralità del servizio. |
Il punto di forza di modelli come quello tedesco o britannico risiede nell’interposizione di organismi terzi (consigli sociali, autorità indipendenti) tra il Governo e la gestione della TV pubblica. In Italia, la mancanza di questo cuscinetto rende la Rai fisiologicamente vulnerabile ai cambi di stagione politica.
29 agosto 2026



