Dignità regale e meschinità repubblicane

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      Alcuni giorni fa, l’ex-re Costantino II di Grecia è morto in un ospedale ad Atene.
Nonostante egli sia stato a tutti gli effetti un capo di Stato, almeno dal 1963 al 1967,
anno in cui partì in esilio, il Governo greco non gli ha concesso un funerale coerente
col ruolo da lui detenuto, sostenendo che avrebbe ricevuto solo esequie da “cittadino
privato”.
     Sembrerebbe solo uno dei tanti fatti di cronaca, così spesso scandìta da morti e
bizzarrie. A leggere meglio, l’evento in questione e i funerali dell’ex-re sono stati
carichi di un complesso simbolismo e hanno riportato alla ribalta un vecchio
scheletro nell’armadio della storia recente della Grecia, che contrasta con l’auto-
ritratto narcisistico e auto-elogiativo che quest’ultima non manca di proiettare ad ogni
piè sospinto, ovvero quello di “culla della civiltà europea)”, di cui sarebbe l’auto-
proclamata erede.
     Di fatto, oltre che dettata da gretti calcoli politici in vista delle prossime
elezioni,  la decisione si è rivelata infelice e incredibilmente goffa: undici re ed ex-
capi di Stato si sono comunque riversati ad Atene per assistere al funerale del
supposto “cittadino privato”. Cosa ancora più surreale, non risulta che vi sia stato il
benchè minimo incontro fra costoro e il Primo Ministro greco. A meno che ciò non sia
avvenuto dietro le quinte, cosa che non farebbe che accrescere il surreale e il
ridicolo. Ad accogliere quindi di fronte alla cattedrale di Atene i vari re e regine non vi
era il primo cittadino del Paese ma il figlio dell’uomo che per tanti versi voleva essere
ignorato. Una situazione assurda e da un punto di vista banalmente protocollare e
diplomatico a dir poco anomala. In un Paese che ha concesso funerali di Stato ad
attrici (Melina Mercuri) e musicisti (Mikis Theodorakis) oltre che primi ministri
(Papandreou padre e figlio), appare singolare che invece tale tributo sia stato negato
all’ultimo membro di una famiglia che regnò in Grecia per cento anni. Perché tale
rifiuto per un uomo che da 50 anni aveva accettato il plebiscito repubblicano del
1974 e si era messo discretamente in disparte, nonostante lo Stato greco si fosse
appropriato, con l’avvento della Sinistra nel 1993, delle varie residenze personali
della famiglia e avesse anche privato l’ex-re della cittadinanza? Da notare che
qualche tempo fa, anche un attore come Tom Hanks, ha ricevuto la cittadinanza
greca, non si sa bene a che titolo.
      Le stranezze sopra menzionate appaiono ancora più evidenti se si confronta il
comportamento del Governo greco con quello mostrato dal Governo austriaco in
occasione di una situazione analoga: la morte dell’ultimo arciduca ereditario di
Austria-Ungheria, Ottone di Asburgo-Lorena, morto nel 2011. Nonostante fosse stato
esiliato nel 1919 e la sua dinastia avesse portato l’Impero alla dissoluzione e alla
sconfitta, alla sua morte egli fu sepolto con straordinari onori di Stato, con cerimonie
funebri durate tredici giorni in varie nazioni prima parte dell’ex-Impero austro-
ungarico. Due percorsi umani assai simili eppure con epiloghi di differente
generosità civica e stile umano. Del resto, addossare gli eventi della dittatura dei
Colonnelli a un giovane imberbe, che suo malgrado si ritrovò a dover  regnare a 23
anni e che comunque si dissociò dalla Giunta auto-esiliandosi, costituisce a tutti gli
effetti un ipocrita capro espiatorio, esonerando altri e ben più scaltri protagonisti
dell’epoca.        Quello che conta è quindi che Ottone di Baviera fu sepolto con onori militari e la
processione funebre fu lunga oltre un chilometro. Nel caso di Costantino II, al
contrario, nessuna processione e le imponenti misure di sicurezza attorno alla
Cattedrale di Atene e sul luogo del seppellimento sono state forzatamente imposte
dalle presenze sopra citate di vari re e regine. Se i canali televisivi greci hanno
mostrato la cerimonia funebre, è stato tuttavia solo un canale spagnolo a riprendere
senza risparmio qualcosa che verosimilmente poteva irritare i denigratori più
impenitenti della monarchia: le migliaia di individui che si sono recati ad onorare il
feretro in una chiesetta vicina alla cattedrale. Quello che doveva essere un
funerale  privato ha insomma finito per diventare un evento che ha travolto decennali
pudori e tabù che riguardavano la menzione stessa del termine Basiliàs (re), sempre
sostituito e inghiottito da un sibillino teos (ex-). Così era infatti sempre menzionato
Costantino II: “l’ex-“
     Insomma, perché tanta agitazione, disagio e per così dire timore di un fantasma
che sembra affliggere la mentalità collettiva dei Greci moderni? Appare significativo
che i vari commentatori locali abbiano con monotonia reiterato il concetto che “la
storia è stata scritta” e che il risultati del referendum del 1974 “non si toccano”.
Insistenza e ripetizione che suonano come una sorta di scongiuro sul tema. Tutte
queste manifestazioni tradiscono una vera e propria in incapacità di fare i conti con
la propria storia al di sopra delle faziosità e dei populismi che hanno intossicato gli
eventi recenti della Grecia almeno da Venizelos in poi, per non parlare delle rovinose
derive del populismo dei leaders che lo seguirono. Le ultime generazioni greche
hanno quindi subìto un costante lavaggio del cervello e sono così vissute all’ombra
di tale populismo, ultimo retaggio di quello più sinistro e atroce che seminò decine di
migliaia di morti durante la guerra civile. Non stupisce quindi che ancora oggi
esistano coloro che sostengono che Costantino II “non era greco” (sic!), anche se
era nato in Grecia come suo padre.
      La verità è banalmente che i Greci o una buona parte di essi non accettarono
mai la monarchia, bavarese o danese che fosse, anche se poi, ironicamente,
accettarono la di fatto monarchia delle dinastie politiche greche che governarono il
Paese per generazioni (vedi i vari Papandreou, i Mitsotaki e altri). Monarchie, queste
ultime, assai più devastanti dal punto di vista sociale, culturale e psicologico, perché
consolidarono miopie, ingratitudini e stravolgimenti storici fino a farne uno zoccolo
duro. Del resto, non si tratta di novità. Già nel 1881, un diplomatico francese, Henry
Belle, scriveva in un suo libro sulla Grecia (Trois ans en Grèce) che il Parlamento
greco aveva solo delle funzioni formali e che il vero potere era esercitato da delle
famiglie che si avvicendavano da una legislazione all’altra. Di fatto, nulla è cambiato.
Il termine ingratitudine appare appropriato. Fino al 1821, anno della rivoluzione
greca, la Grecia era stata una provincia ottomana ed Atene aveva15.000 abitanti, di
cui la metà Turchi. Fu la successiva istituzione di un regime monarchico, voluto e
sostenuto dalle Grandi Potenze dell’epoca, soprattutto la Gran Bretagna, a porre fine
all’anarchia dei primi rivoluzionari, molti dei quali erano stati dei veri e propri briganti,
salvaguardando quindi la conquistata indipendenza nazionale dei Greci.
Indipendenza e identità nazionali conquistate ma anche “create” ex-novo, visto che
prima di allora non era mai esistita una Grecia come entità politica nazionale, cosa
che la mentalità collettiva greca fa finta di ignorare. In altre parole, tre quarti della“storia nazionale” greca sono stati vissuti, nel bene e nel male, in un regime
monarchico e un solo un quarto, l’ultimo periodo, in regime repubblicano impregnato
di populismi di varia specie. Ignorare i suddetti “tre-quarti” e non riconoscere il loro
contributo storico è all’origine dei tabù e delle psicosi riguardo alla monarchia.
     Fra gli stravolgimenti e deformazioni sopra menzionati vi è ovviamente
l’esasperazione dell’eccezionalismo greco, che in realtà nasconde il disagio della
Storia ovvero il vuoto di quella degli ultimi 15 secoli e l’alienazione in un passato
lontano di 2500 anni. Ciò spiega in parte l’ostinazione e la petulanza con cui in
particolare negli ultimi anni la Grecia ha rivendicato i fregi del Partenone, i cosiddetti
“Elgin Marbles”, prelevati da Lord Elgin con un firmano (decreto ottomano) e poi
acquistati dal British Museum nel 1816. I Greci di allora non vi fecero alcun caso.
Ironicamente, l’unico a lamentarsi fu un inglese: Byron! Le attuali rivendicazioni dei
marmi perdono del resto totalmente di credito, se si pensa che il Partenone, con
sicuro sdegno di Fidia, ha ricevuto in questi anni un pavimento di…. cemento per
facilitare l’accesso dei disabili! Una delle derive del populismo di cui sopra. Non è a
questo punto una coincidenza il fatto che proprio un ex-direttore del Museo di Atene,
il Dr. Dimitris Michalopoulos,  abbia recentemente affermato: “Dato che conosco
bene la situazione dei musei greci, sono convinto che i Marmi del Partenone siano
meglio preservati nel British Museum piuttosto che in qualsiasi museo greco.”
Affermazione che contraddice brutalmente le velleitarie petulanze a proposito dei
marmi.
      Ritornando ora a Costantino II, paradossalmente, morendo, egli ha finalmente
ottenuto, almeno per poco, l’attenzione e il riconoscimento che gli sono stati negati
per decenni. La discrezione con cui ha vissuto per cinquant’anni suona ben più
onorevole della faziosità e miopia di chi ha cercato di farlo passare per un cittadino
qualsiasi. Sotto molti aspetti, la sua traiettoria umana è stata un classico paradigma
sostanzialmente tragico – dalla gloria e dal potere all’esilio – tuttavia accettato con
dignità, quella che manca a tanti uomini politici in giro per il mondo. In realtà, che gli
piacesse o meno, i Greci hanno dovuto seppellire “un re”. Forse, è un modo per
iniziare a fare i conti con la Storia.

Antonello Catani, 16 gennaio 2023

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