Women in love

Women in love

A Venezia, a Palazzo Bembo, da domani 2 dicembre, la Princess Bee del mondo arabo, l’italiana Benedetta Paravia, presenta Wómen in love: un progetto che teneva nel cassetto da quando era adolescente. Produttrice, cantante, presentatrice e filantropa è anche esperta in relazioni internazionali e project management. Co-fondatrice e ambasciatrice della Onlus A.N.G.E.L.S, Associazione Nazionale Giovani Energie Latrici di Solidarietà, è l'unica artista vivente che ha ricevuto il patrocinio dell'Unesco per aver scritto Angeli, una canzone per la pace.

Questa mostra che ha il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nasce con l’obiettivo di scuotere le coscienze su un tema che colpisce, solo in Italia, novantamila donne. Ogni anno nel nostro paese 8.000 minorenni corrono il rischio di subire questa violenza e 4000 ne diventano vittime. Stiamo parlando delle mutilazioni genitali femminili: clitoridectomia, escissione ed infibulazione. Sono azioni svolte in dispregio dei diritti umani fondamentali e che nel tempo compromettono la salute fisica e mentale delle donne, se non in alcuni casi, possono risultare da subito fatali per gli strumenti utilizzati e le cattive condizioni igieniche. La rassegna intende promuovere la mobilitazione e la mutazione culturale. Sono sette video NFT che restituiscono immagini di forte impatto emotivo dove si assiste alla rappresentazione di un vero orgasmo femminile che fa emergere il contrasto tra la natura femminina e la violenza delle mutilazioni genitali. Le attrici sono sette donne di nazionalità diversa, offertesi come volontarie, con la direzione fotografica di Daniele Pedone che aderisce al progetto Women in love.

Le mutilazioni genitali femminili, pur essendosi ridotte fra le nuove generazioni rimangono un fenomeno molto diffuso. Sono 125 milioni le donne viventi che  hanno subito almeno una di esse, mentre sono quattro milioni le bambine che ogni anno corrono questo rischio. L’acronimo MGF identifica il quinto obiettivo di Sviluppo Sostenibile, ossia la parità di genere. La pratica delle mutilazioni ha motivazioni discriminatorie ed è sorretta da un sistema di valori che si basa sull’attenuazione del piacere femminile e al contrario sull’aumento di quello maschile, ma in particolare è considerata uno strumento utile a garantire soprattutto la fedeltà coniugale e la verginità femminile.

Essa che non ha un fondamento religioso,  è diffusa in molte nazioni africane: nel sud della penisola araba, nel sud-est asiatico e come, abbiamo compreso scoprendo le cifre, anche in Italia.  Guardando i video, gli spettatori  diventano consapevoli in un modo che non lascia residue incertezze, di come la femminilità venga negata. Nel catalogo, in inglese e in italiano, sono state raccolte le testimonianze di coloro che si sono impegnate, da oltre trenta anni, nella  lotta contro le mutilazioni genitali sia perché ne sono state vittime sia perché sono riuscite a evitarle.

Il ricavato della vendita dei sette video, alla chiusura della mostra che durerà fino al 23 dicembre, sarà devoluto in parte all’organizzazione The Girdle for empowerment delle donne in Africa e, in parte, per una campagna educativa rivolta a far crescere la consapevolezza delle giovani adolescenti attraverso i social media Tiktok ed Instagram e per la deinfibulazione e clitoridoplastica gratuita per le vittime mutilate. L’inaugurazione di Women in Love, con la collaborazione della Galleria internazionale Itsliquid  Group, permette di conoscere ancora di più il significato del lavoro di Benedetta Paravia che è tornata per questa occasione in  Italia dagli Emirati Arabi Uniti. Qui, lei sta cercando di creare una congiunzione fra la cultura europea e quella mediorientale attraverso i libri, le mostre d’arte, la formazione universitaria, la solidarietà, le sfilate e i programmi televisivi. L’italiana più famosa nel mondo arabo è anche il vanto di Google con una percentuale che raggiunge il top delle notizie positive su di lei.

Patrizia Lazzarin, 1 dicembre 2022

 

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