Angelo Panebianco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che dietro l’indifferenza e l’ostilità per la resistenza ucraina si scopre che c’è un distacco dalle idee che hanno fondato l’Europa. “Il fattore Usa. Il declino, sia pure relativo, della potenza americana toglie all’Europa quella protezione che ne aveva garantito stabilità e durata.
Scrive il prof. Panebianco: “In Italia c’è una maggioranza divisa fra l’indifferenza (dei più) e l’aperta ostilità (di una cospicua minoranza) per la resistenza ucraina. È un fatto che getta una luce inquietante sull’Italia, che fa temere per il futuro della nostra democrazia. Per lo meno, il timore è legittimo se per democrazia non si intende semplicemente che chi comanda dispone del «consenso» dei più: quello lo ebbe, in una certa fase, anche il regime mussoliniano e lo storico Renzo De Felice si attirò ferocissime critiche per averlo sostenuto e dimostrato negli anni Settanta dello scorso secolo. Il futuro della democrazia italiana appare incerto se, e solo se, per democrazia si intende quella occidentale, nella quale sono operanti meccanismi che limitano il potere dei governi anche quando essi dispongano del sostegno di una maggioranza di elettori. L’indifferenza/ostilità per la resistenza ucraina ci mostra quanto sia precaria la democrazia (in senso occidentale) in Italia. E non solo in Italia. Ci dice anche che forse la vera ragione che spiega la lunga durata della democrazia italiana, per quanto imperfetta e acciaccata sia sempre stata, non vada cercata negli orientamenti prevalenti della popolazione ma nel fatto che, dalla Seconda guerra mondiale in poi, l’Italia ha fatto parte di un sistema di alleanze, quello occidentale, e della collegata, fitta rete di interdipendenze che la coinvolgeva”.
E prosegue: ”Che alla Casa Bianca ci sia Trump è sicuramente un fattore potentemente destabilizzante per le democrazie europee. Ma Trump è, per molti versi, il prodotto dei cambiamenti intervenuti nella posizione internazionale degli Stati Uniti. Il declino, sia pure relativo, della potenza americana toglie alle democrazie europee quella protezione che ne aveva garantito stabilità e durata. Ne deriva un generalizzato «liberi tutti»: dalla Germania alla Francia all’Italia, gli umori illiberali (di cui gli atteggiamenti verso l’Ucraina e verso la Russia sono un sintomo) possono manifestarsi liberamente. La partita, ovviamente, resta aperta. Occorreranno statisti, leader autentici, per difendere, nei prossimi anni, la democrazia (occidentale). Naturalmente, non ci sono garanzie. Nelle crisi sguazzano imbonitori e sfascia-carrozze di ogni tipo. Ma sono anche le occasioni in cui, qualche volta, la democrazia trova i leader con le qualità necessarie per difenderla”.
1. La crisi della democrazia liberale e l’ostilità alla resistenza ucraina
I sondaggi mostrano che in Italia la maggioranza della popolazione è divisa tra l’indifferenza e l’aperta ostilità verso la resistenza ucraina. Panebianco interpreta questo dato come un sintomo inquietante della fragilità della democrazia liberale in Italia:
- Chi tifava/tifa per Putin sceglie apertamente un’autocrazia, pur godendo delle libertà garantite dalla democrazia.
- Gli indifferenti sono mossi dalla paura o dall’apatia, evidenziando un netto distacco dalle idee-forza e dai valori fondanti della democrazia occidentale e dell’antifascismo.
2. Il ruolo dell’alleanza euro-atlantica e l’indebolimento dei partiti
Storicamente, la stabilità della democrazia italiana non è dipesa da un profondo senso liberale della popolazione, ma dall’integrazione nel sistema di alleanze occidentali (NATO ed UE) che ne ha frenato le pulsioni illiberali. Oggi si sommano due fattori di debolezza:
- Partiti fragili e “megafoni”: a differenza dei partiti del passato, le forze politiche odierne non guidano o educano l’opinione pubblica, ma ne rispecchiano e amplificano passivamente gli umori.
- Rischi per la politica estera: questo rende difficile mantenere una linea di politica estera coerente di fronte alle minacce internazionali (come la guerra ibrida russa).
3. Il quadro politico italiano
Nonostante la pressione della propria coalizione (in particolare la Lega) e i sentimenti prevalenti nel Paese, viene riconosciuto a Giorgia Meloni il merito di aver mantenuto fermo il sostegno a Kiev. Tuttavia, Panebianco ritiene improbabile che tale linea possa reggere in futuro, data la convergenza di forze politiche come M5S, Lega, Vannacci e AVS, più in sintonia con gli umori dell’elettorato.
4. Il “fattore USA” e il declino della protezione americana
A livello internazionale, la figura di Trump è elemento di forte destabilizzazione, ma è anche l’effetto del relativo declino della potenza statunitense. Venendo meno lo “scudo” protettivo americano che garantiva la stabilità delle democrazie europee, si crea un clima di “liberi tutti” in cui i risentimenti e i sentimenti illiberali emergono senza freni in vari Paesi d’Europa.
Conclusione
La partita per la tenuta delle democrazie europee resta aperta. Per superare questa fase di crisi e contrastare gli “imbonitori”, l’Europa avrà bisogno di veri e propri statisti capaci di difendere i valori e le istituzioni liberali.
23 settembre 2026





