di Bruno Chiavazzo
Paginate intere, servizi di apertura dei telegiornali, non si parla altro che della vittoria dell’AfD alle elezioni del Land tedesco della Sassonia-Anhalt. Sembra quasi che siamo alla vigilia dell’invasione della Polonia delle truppe di Hitler. Ora che quelli dell’AfD siano dei nostalgici del Terzo Reich, mi pare abbastanza verosimile, ma paragonare una vittoria elettorale ad un cataclisma tale da riportare l’Europa al nazismo, mi sembra un tantino esagerato. Intanto cominciamo col dire che la Sassonia-Anhalt è una delle regioni meno popolose della Germania con una popolazione di appena 2,1 milioni di abitanti su un totale di oltre 84 milioni di tedeschi. Tanto per dare qualche riferimento, a parte Berlino che da sola rappresenta un Land dal punto di vista economico e demografico, Monaco conta 1,6 milioni di abitanti, cioè quasi come l’intera Sassonia e la Baviera, di cui è capoluogo, ha 13 milioni di residenti. Inoltre la Sassonia è situata nell’ex DDR, la Germania per decenni sotto il dominio sovietico, ed è anche la più povera storicamente e politicamente posizionata a destra, come quasi tutta la parte orientale dopo la riunificazione. Abituata per decenni a campare con poco, quello che consentiva l’Urss, ma che bastava a sopravvivere, senza dannarsi l’anima e lavorare duro, come nei regimi capitalistici. E’ stato così per tutti gli Stati dell’Est europeo fino alla caduta del muro di Berlino. Non a caso l’AfD ha molti punti in comune con la Russia di Putin, così come Vannacci e Conte in Italia: dalla normalizzazione dei rapporti con Mosca e il ritorno a rifornirsi di petrolio e gas russi, al ripristino del Marco come moneta nazionale e ad un “sovranismo” europeo senza una difesa comune o, tantomeno, di una Europa federale. Ecco perché Putin ha battuto la grancassa sulla vittoria dell’AfD, in quanto funzionale alla visione imperiale di cui sogna. Lo stesso sogno che accarezza l’altro “Caligola” di Washington, la fine dell’Unione Europea per sconvolgimenti elettorali e politici interni. Se a questo aggiungiamo le “follie” della sinistra tedesca che propone una sorta di “appeasement” con la Fratellanza Musulmana e i conservatori del Cancelliere Friedrich Merz che non ne ha azzeccata una dalla sua nomina, la situazione potrebbe anche degenerare. In realtà la “onda nera” che potrebbe travolgere l’Europa non è quella dei nazistelli della Sassonia, ma quella del greggio che continua a salire stabilizzandosi intorno ai 100 euro a barile e del gas a livelli stratosferici, producendo inflazione in tutto il continente. E la colpa non è sicuramente delle elezioni in Sassonia, ma dei disastri della politica di Trump e del suo ego smisurato. Le elezioni che dobbiamo guardare con estrema attenzione non sono quelle di qualche regione o città europea, bensì quelle di novembre negli Usa, sperando che gli americani dopo la sbornia trumpiana si ravvedano e ridimensionano il danno che hanno procurato a loro stessi e al resto del mondo.
8 settembre 2026





