Enrico Maria Corno ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui mette in luce una vicenda apparentemente curiosa, ma che in realtà ha implicazioni storiche e politiche importanti: la proposta dell’Unione Africana di cambiare la rappresentazione del mondo sulle mappe. La risoluzione proposta dall’Unione Africana: «Mappe simbolo delle dinamiche di potere». Washington contro. Gli Usa si oppongono perché così sembrano più piccoli rispetto alle mappe convenzionali. Togo apripista. Lo Stato africano ha annunciato che sostituirà le mappe entro la fine dell’anno.
Scrive Corno: ”L’accusa? Il fatto che i Paesi dell’estremo Nord (ma in realtà anche dell’estremo Sud) del mondo risultino molto più grandi di quanto non lo siano in realtà: sulle cartine tradizionali la Groenlandia ha dimensioni non proporzionate e appare grande quanto l’africa, nonostante sia in realtà circa 14 volte più piccola”.
E prosegue: ”Il ministro degli Esteri del Togo, Robert Dussey, ha dichiarato davanti alla platea di delegati internazionali che le mappe «plasmano la nostra comprensione del mondo. Guidano l’istruzione, alimentano l’immaginazione e influenzano la percezione collettiva». Per questa ragione il Togo sostituirà — in primo luogo sui libri scolastici — le mappe utilizzate già entro la fine di quest’anno con quelle più corrette di «Equal Earth», la nuova proiezione cartografica ideata nel 2018 che offre una rappresentazione più corretta delle dimensioni dei continenti e che rappresenta un’alternativa a mappe più accurate. La Francia ha annunciato che presto seguirà l’esempio. Dato che la questione è scientifica e non politica, in assemblea 164 Paesi hanno immediatamente approvato la risoluzione, il cui voto peraltro non è giuridicamente vincolante. Solo gli Stati Uniti hanno votato contro la misura che fa sembrare la proiezione del Paese più piccola rispetto alle mappe convenzionali. Una presa di posizione che ha inevitabilmente fatto pensare alle recenti pretese dell’amministrazione Trump che ha ribattezzato il Lago Ontario e il Golfo del Messico con «America», scatenando forti tensioni geopolitiche. Estonia, Georgia, Lituania, Marocco, Serbia e Ucraina si sono astenute”.
L’Assemblea generale dell’Onu ha approvato con 164 voti favorevoli la risoluzione «Correct the map», presentata dal Togo a nome dell’Unione Africana. L’obiettivo è promuovere mappe che rappresentino in maniera più fedele le reali dimensioni dei continenti, superando la tradizionale proiezione di Mercatore.
Il problema nasce dal fatto che la proiezione utilizzata da circa 450 anni, pur essendo stata fondamentale per la navigazione, deforma le dimensioni delle terre: le regioni vicine ai poli appaiono molto più grandi di quanto siano realmente. L’esempio più evidente è la Groenlandia, che sulle mappe sembra grande quasi quanto l’Africa, mentre in realtà è circa 14 volte più piccola.
Il Togo ha deciso di adottare entro la fine dell’anno, soprattutto nelle scuole, la proiezione Equal Earth, elaborata nel 2018, che restituisce una rappresentazione più proporzionata delle superfici continentali. Anche la Francia ha annunciato di voler seguire questa strada.
La questione, però, non è soltanto cartografica. Gli attivisti africani parlano di «colonialismo cartografico», sostenendo che il modo in cui abbiamo rappresentato il pianeta abbia contribuito per secoli a rafforzare una visione del mondo centrata sul Nord e sull’Occidente, ridimensionando visivamente Africa e Sud globale. Il ministro degli Esteri togolese sottolinea infatti che le mappe non sono semplici strumenti geografici: influenzano il modo in cui comprendiamo e immaginiamo il mondo.
A rendere la vicenda ancora più curiosa è stata la posizione degli Stati Uniti, unico Paese a votare contro la risoluzione, mentre sei Paesi si sono astenuti. La spiegazione più ironica è che la nuova rappresentazione rende visivamente gli Stati Uniti meno estesi rispetto alla consueta carta di Mercatore. Corno collega inoltre questo atteggiamento alle recenti iniziative dell’amministrazione Trump sulla denominazione di alcuni luoghi geografici, interpretandole come un’ulteriore manifestazione della volontà americana di affermare il proprio peso anche attraverso la rappresentazione geografica.
L’autore precisa tuttavia che Mercatore non è una carta “sbagliata”: fu progettata per uno scopo preciso, cioè permettere ai navigatori di tracciare facilmente le rotte marittime. Per questo la risoluzione Onu chiarisce che la proiezione di Mercatore rimane pienamente valida per la navigazione marittima e aerea.
Il punto centrale dell’articolo
La vicenda dimostra che anche una carta geografica può incorporare una determinata visione del mondo. Cambiare la mappa non significa soltanto correggere una distorsione scientifica: significa anche interrogarsi su come, per secoli, abbiamo rappresentato la grandezza, l’importanza e la centralità dei diversi popoli e continenti.
In questo senso, la scelta dell’Onu ha un valore soprattutto simbolico e culturale, più che pratico: non cambia la geografia della Terra, ma può cambiare il modo in cui le nuove generazioni imparano a guardarla.
6 settembre 2026





