Goffredo Buccini ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui descrive la situazione estremamente problematica del mondo intero e parte da una preoccupazione internazionale — l’accumularsi delle provocazioni e delle crisi russe, sullo sfondo delle guerre in Ucraina e Medio Oriente — per arrivare a una riflessione sul progressivo logoramento del bipolarismo italiano.
Scrive Buccini: ”Il nostro bipolarismo è insomma oramai esploso, al punto che si cerca di tenerlo in vita con una riforma della legge elettorale di dubbia costituzionalità. Meglio sarebbe prendere atto che il bipolarismo si adatta ed è il prodotto di culture politiche caratterizzate da un ampio consenso sui fondamentali di un sistema politico, e che invece in condizioni di crescente polarizzazione occorre adottare una prospettiva consensuale e ricercare ampi accordi tra le forze politiche in campo”.
E aggiunge: ”È appena il caso di aggiungere che il premio di maggioranza contemplato dalla legge elettorale all’esame del Parlamento si muove nella direzione di esasperare, e non mitigare, la già elevata polarizzazione del nostro sistema. Con il premio di maggioranza si possono vincere le elezioni anche per un solo voto in più e conseguire un’ampia maggioranza parlamentare. Il prezzo è però che entrambe le coalizioni saranno obbligate ad allargare al massimo la loro composizione aprendo anche a forze politiche alle loro estreme”.
La sintesi
Buccini richiama la lettura dello storico Bret Stephens secondo cui la Seconda guerra mondiale non nacque improvvisamente nel 1939, ma fu il risultato dell’accumularsi di crisi regionali non adeguatamente contrastate, a partire dall’invasione giapponese della Manciuria nel 1931. Il parallelo con il presente è inquietante: Ucraina, Medio Oriente e possibili nuovi focolai, come Taiwan o Kaliningrad, potrebbero essere altrettanti segnali di un disordine internazionale che rischia di sfuggire di mano. Il precedente storico insegna soprattutto che le aggressioni non contrastate possono incoraggiare ulteriori aggressioni.
Da qui Buccini passa all’Italia. Il bipolarismo, nato con la stagione del maggioritario e consolidatosi con i governi Berlusconi, avrebbe progressivamente perso la sua funzione originaria. Un sistema bipolare può funzionare, sostiene l’autore, soltanto quando i due schieramenti sono divisi sulle politiche di governo, ma condividono alcuni fondamentali: Costituzione, regole democratiche, giustizia, collocazione internazionale del Paese.
In Italia è accaduto il contrario: venuto meno quel patrimonio comune che aveva favorito la nascita della Costituzione e che aveva consentito, in momenti drammatici, esperienze di solidarietà nazionale, destra e sinistra si sono contrapposte anche sui fondamenti del sistema. E oggi le divisioni attraversano persino gli stessi schieramenti: guerra in Ucraina, riarmo, difesa, rapporto con l’Europa e con gli Stati Uniti.
Per Buccini, dunque, il bipolarismo italiano è ormai diventato una sorta di «falso bipolarismo», incapace di produrre quel confronto ordinato che dovrebbe caratterizzare una democrazia competitiva. Cercare di mantenerlo artificialmente in vita attraverso una nuova legge elettorale rischia di peggiorare la situazione.
Il punto più polemico: il premio di maggioranza
L’autore è particolarmente critico verso il premio di maggioranza previsto dalla riforma elettorale in discussione. A suo giudizio, permettere a una coalizione che prevalga anche di pochissimo di ottenere una grande maggioranza parlamentare accentuerebbe la polarizzazione.
Il rischio sarebbe ancora maggiore con un eventuale ballottaggio: per vincere, le coalizioni sarebbero incentivate ad allargarsi verso le rispettive ali estreme, rendendo ancora più radicale lo scontro politico.
La proposta di Buccini è quindi quasi l’opposto: non forzare artificialmente una vittoria elettorale quando il Paese è profondamente diviso. Se dalle urne uscisse un pareggio, questo non dovrebbe essere considerato necessariamente un fallimento, ma potrebbe diventare l’occasione per restituire centralità al Parlamento e favorire accordi trasversali.
In una frase
L’Italia non ha bisogno di un bipolarismo sempre più muscolare e polarizzato, costruito attraverso premi elettorali, ma di una politica capace di riconoscere i propri fondamentali comuni e di trovare compromessi quando le divisioni del Paese impediscono a una sola coalizione di governare efficacemente.
Il titolo «Un brutto risveglio» allude quindi a due pericoli collegati: il rischio internazionale di accorgersi troppo tardi che una somma di crisi locali sta conducendo verso un conflitto più ampio e, sul piano interno, il rischio di scoprire troppo tardi che l’esasperazione del conflitto politico può rendere fragile lo stesso sistema democratico.
2 settembre 2026





