Il prof. Severino Salvemini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene, a spada tratta, che nonostante i nostri giovani lascino lo Stivale per trasferirsi all’estero in cerca di un futuro migliore, l’Italia deve tornare a sognare, perchè siamo il più bel Paese del mondo. La fuga dei cervelli spinta da scarse opportunità di lavoro e da ruoli demotivanti, carriere opache e scarse retribuzioni. E da una difficile transizione dalla scuola alla occupazione, aggravata dalla richiesta costante di esperienza cumulata per posizioni iniziali.
Scrive Salvemini: ”Nonostante tutta una serie di problemo di non facile risoluzione, perché il nostro Paese è un luogo ammirato e invidiato, specialmente dagli stranieri, che lo considerano il Paese migliore per vivere serenamente: per la sua cultura, per la sua capacità manufatturiera e artigianale, per la sua geografia che mette insieme mari e monti, per la tolleranza del carattere dei suoi abitanti, per la passione che i lavoratori mettono nel loro operato. Insomma per quel soft power tutto italico che riesce a tenere insieme ossimori spesso inconciliabili in altri contesti globali, come la bellezza, il buon gusto e la razionalità programmatica. Diceva alcuni anni fa un claim pubblicitario del film di Giovanni Veronesi Italians: «La vita è troppo breve per non essere Italiani».
1. La grande contraddizione: bellezza vs. criticità
L’articolo evidenzia il paradosso dell’Italia: un Paese amato, invidiato all’estero e ricco di straordinarie qualità, che tuttavia è afflitto da profonde problematiche strutturali e sociali:
- Fuga dei cervelli e giovani: mancanza di opportunità, retribuzioni basse e transizione scuola-lavoro complessa.
- Questioni di genere: diffusa violenza sulle donne (femminicidi) e persistenza del “soffitto di vetro” nel mondo del lavoro.
- Crisi culturale e digitale: calo nella lettura di libri e giornali a favore di un uso superficiale dei social.
- Fragilità economica e industriale: de-industrializzazione, crisi aziendali storiche (es. Ilva di Taranto) e una spesa per interessi sul debito pubblico (85,6 miliardi) superiore a quella per gli investimenti futuri (78,3 miliardi).
- Decadimento delle istituzioni e dei modelli: dalla gestione caotica della Nazionale di calcio ai comportamenti controversi di figure pubbliche e mediatiche.
2. I punti di forza (il Soft Power italiano)
Nonostante i problemi, l’Italia continua a distinguersi per il suo immenso valore intangible:
- Bellezza paesaggistica, ricchezza culturale e maestria artigianale/manifatturiera.
- Senso di comunità, passione nel lavoro e una naturale flessibilità nel conciliare aspetti apparentemente opposti.
3. I freni culturali e la trappola del passato
L’autore individua i principali ostacoli del Paese in:
- Eccesso di nostalgia e ipercriticità: gli italiani tendono a rimpiangere il passato e a sottovalutare le proprie potenzialità.
- “Path dependence”: la tendenza a rimanere prigionieri del proprio retaggio storico, trasformando la storia in un freno all’innovazione anziché in un trampolino di lancio.
Conclusione: La necessità di una visione (Purpose)
Per superare il declino, l’Italia ha bisogno di un “purpose” (un obiettivo strategico comune) e di un manifesto condiviso basato sul coraggio e sulla propensione al rischio. L’invito finale è rivolto in particolare alle nuove generazioni: abbandonare la comfort zone, ritrovare la capacità visionaria del secondo Novecento e ricominciare a progettare con entusiasmo il proprio futuro.
Per contrastare la fuga dei cervelli e trasformare la fuga in “circolazione” di talenti, il dibattito economico, accademico e istituzionale italiano ha individuato una serie di strategie e misure concrete focalizzate su quattro pilastri principali:
1. Incentivi fiscali e attrattività salariale
- Riforma del “Rientro dei Cervelli”: agevolazioni fiscali mirate per docenti, ricercatori, manager e lavoratori qualificati che trasferiscono la residenza in Italia dopo un periodo all’estero, abbattendo la base imponibile IRPEF.
- Adeguamento dei salari di ingresso: allineamento delle retribuzioni iniziali per profili STEM e ad alta specializzazione agli standard medi europei, superando lo schiacciamento salariale.
- Defiscalizzazione dei fringe benefit: incentivi alle aziende che offrono ai giovani lavoratori pacchetti di welfare aziendale, contributi per l’alloggio e servizi di conciliazione vita-lavoro.
2. Semplificazione del mercato del lavoro e carriera
- Superamento del paradosso dell’esperienza: eliminazione del vincolo della “pregressa esperienza pluriunennale” richiesto dalle aziende per le posizioni entry-level, sostituendolo con valutazioni basate su competenze e potenziale.
- Meritocrazia e percorsi di carriera trasparenti: introduzione di criteri oggettivi e misurabili per le promozioni sia nel settore privato sia nella Pubblica Amministrazione, riducendo il nepotismo e le logiche di anzianità.
- Contratti stabili d’ingresso: incentivi al tempo indeterminato o all’apprendistato di alta formazione per i neolaureati, riducendo la precarietà cronica dei primi anni di carriera.
3. Ricerca, innovazione ed ecosistema delle startup
- Fondi dedicati alla ricerca indipendente: aumento dei finanziamenti diretti ai giovani ricercatori (sulla falsa riga dei grant europei ERC) per consentire loro di gestire progetti propri senza dipendere dalle cattedre universitarie storiche.
- Potenziamento del Venture Capital e startup innovative: Incentivi per i fondi di investimento che finanziano idee ad alto contenuto tecnologico, facilitando la creazione di enterprise nate nelle università (spin-off accademici).
- Parteneriato Pubblico-Privato: creazione di hub di innovazione sul territorio dove grandi aziende, università e centri di ricerca collaborano attivamente, offrendo posti di lavoro ad altissimo valore aggiunto.
4. Raccordo scuola-università-lavoro
- Potenziamento degli ITS Academy: sviluppo degli Istituti Tecnici Superiori per formare super-specialisti richiesti dal tessuto produttivo con tassi di occupazione vicini al 90%.
- Dottorati industriali: diffusione di percorsi di dottorato svolti direttamente all’interno delle aziende, per abituare il mondo della ricerca a interfacciarsi con il mercato manifatturiero e dei servizi avanzati.
La chiave di svolta: dal “Rientro” all’ “Attrattività”
La strategia globale si sta spostando dalla semplice idea di far “rientrare” gli italiani all’estero alla creazione di un sistema Paese strutturalmente attrattivo, in grado di trattenere i talenti locali e di attirare contemporaneamente professionisti e studenti stranieri qualificati.
La via d’uscita: da “path dependence” a un nuovo purpose. L’autore evidenzia come gli italiani siano prigionieri del proprio passato e ipercritici, incapaci di scaricare a terra il proprio potenziale. Per uscire da questo declino serve superare il conformismo storico e trovare un obiettivo comune (purpose): un programma di rilancio basato su coraggio, innovazione e fiducia collettiva.
In conclusione, l’invito è rivolto soprattutto alle nuove generazioni: uscire dalla comfort zone e ritrovare la capacità visionaria del Novecento per tornare a progettare il futuro.
31 agosto 2026





