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Editoriali

L’anatomia della potenza

Gabriele Segre ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui parla del nuovo disordine mondiale: conta sempre meno quanta forza si possiede e sempre più quale strettoia — geografica, tecnologica, finanziaria o migratoria — si riesce a controllare.

Scrive Segre: ”Pensare che per buona parte della storia moderna è stata la potenza bruta a risolvere le sfide a braccio di ferro: vinceva chi accumulava più forza e ne sosteneva più a lungo il peso. Più cannoni, più portaerei, più acciaio, più denaro. La Guerra fredda portò quella logica all’estremo: Mosca gonfiava il bicipite nucleare, Washington pareggiava lo sforzo, finché nessuno ha più osato mollare la presa. Le guerre commerciali frequentano la stessa palestra: io alzo i dazi, tu li alzi di più e vediamo chi cede per primo. Una concezione muscolare della potenza, costosissima e riservata ai pesi massimi: per sapere chi comandava bastava contare divisioni, navi, testate e PIL. La trasformazione del potere: nel nuovo disordine mondiale la potenza geopolitica non si misura più con la forza bruta (“i muscoli”: navi, cannoni, PIL o arsenali nucleari come nella Guerra Fredda), ma con la capacità di controllare “strettoie” strategicamente vitali (geografiche, tecnologiche, finanziarie o migratorie)”.

E aggiunge: ”Hormuz e Ceuta sono la fotografia di queste settimane, ma tra sei mesi l’inquadratura sarà già diversa, con protagonisti che oggi non figurano nemmeno sullo sfondo. È questa la parte più inquietante del nuovo disordine: non solo non sappiamo chi conterà di più domani, ma neppure quale anatomia avrà il potere. L’unica certezza è che, continuando a contare portaerei e caccia di sesta generazione, rischiamo di vincere un braccio di ferro diventato ormai perfettamente inutile”.

I punti di strozzatura (“chokepoints”): non serve essere una superpotenza per condizionare il mondo. Basta detenere il monopolio o il controllo di un elemento indispensabile (es. lo Stretto di Hormuz per l’Iran, la gestione dei flussi migratori a Ceuta per il Marocco, i semiconduttori avanzati per Taiwan, i servizi cloud, il dollaro o le terre rare).

Il ruolo dell’innovazione e della tecnologia: l’evoluzione tecnologica trasforma rapidamente dettagli tecnici in questioni di sicurezza nazionale (es. chip per l’IA, le reti satellitari come Starlink o le terre rare). Un nuovo brevetto scientifico può diventare da un giorno all’altro la nuova leva geopolitica mondiale.

Effetto boomerang e obsolescenza: il potere derivante dalle strettoie ha tuttavia una data di scadenza rapida. Subire un ricatto spinge il Paese vittima a trovare alternative o tecnologie sostitutive (es. la ricerca di terre rare alternative da parte degli USA o l’affrancamento dal gas russo da parte dell’Europa), finanziando così l’obsolescenza della leva stessa.

Un equilibrio instabile e imprevedibile: a nuova potenza è fluida, difficile da governare e da misurare. Continuare a valutare l’egemonia globale contando solo portaerei e caccia da combattimento significa prepararsi a un tipo di scontro (“il braccio di ferro”) ormai superato dalla realtà attuale.

27 agosto2026