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Esteri

La Corea, l’Oman, Donald e la carta «divagazione»

Mario Platero ha pubblicato sul Corriere delle Sera un articolo in cui il presidente Trump striglia la Corea del Sud e «loda» Kim. E, intamto, il ministro cinese va a Seul.

Scrive Platero: ”È di ieri poi la notizia che il ministro degli Esteri cinese Wang Yi visiterà domani per la prima volta in cinque anni Seul per un incontro con il presidente Lee Jae-myung. Dopo gli attacchi scandalosi e gratuiti di Trump contro l’alleato sud-coreano, era inevitabile che Pechino cogliesse al balzo l’occasione per «infiltrarsi». Del resto, davanti al violento schiaffo pubblico arrivato da Teheran, Trump ha reagito nel modo più sconclusionato possibile: in poche ore tra lunedì e ieri, ha rivelato di aver interloquito con il leader nordcoreano Kim Jongun: «Ho un ottimo rapporto con lui e ha risposto al mio messaggio». Allo stesso tempo ha umiliato la Corea del Sud chiedendo di interrompere esercitazioni militari congiunte che durano da 70 anni proprio per contenere la Corea del Nord, il suo arsenale nucleare e dimostrare «presenza» alla Cina. Ha anche accusato Seul di non aver pagato i suoi canoni per il mantenimento delle basi americane e di non aver aiutato l’America nella guerra in Iran. La prima affermazione è falsa. La Corea del Sud ha pagato fino all’ultimo centesimo i suoi canoni anche dopo aumenti esorbitanti imposti da Trump. Sul secondo punto, gli Usa non avevano mai pianificato in anticipo un possibile coordinamento con la Corea o col Giappone o con l’Europa, mettendo tutti davanti al fatto compiuto. Per chiudere in bellezza, il presidente ha poi minacciato di «obliterare» l’Oman, dirimpettaio dell’Iran a Hormuz e alleato degli Stati Uniti almeno dagli anni Ottanta”.

E prosegue: ”L’insieme di queste uscite ha annacquato il fallimento con l’Iran, ma non cambierà l’esito finale: The Donald ha perso contro gli ayatollah, espone l’America a nuovi aumenti del costo dalla benzina (siamo già tornati a 4,50-5 dollari al gallone) e i tassi sul mercato obbligazionario sono da ieri alle stelle. Soprattutto insulta un alleato storico come la Corea del Sud che si è trasformata da nazione povera in potenza economica e un fiore all’occhiello per Washington e per il suo vecchio modello geo-politico. Queste incongruenze spaventano l’America sana e indeboliscono Trump e i repubblicani nell’imminenza delle elezioni di midterm, il cui pronostico resta di poco a vantaggio dei democratici. Se non fosse che, presi anche loro da una furia idealista, riescono con identico senso autodistruttivo a produrre candidati di estrema sinistra che spaventano. Estremismi in due direzioni, tipici della protesta per sperequazione, ma anche per questa «Era dell’incertezza» che così bene ci aveva descritto l’economista John Kenneth Galbraith nel suo saggio del 1977 nella quale siamo ripiombati 50 anni dopo”.

  • La strategia della distrazione: di fronte alle difficoltà politiche e alle sconfitte diplomatiche, Donald Trump applica la sua consueta tattica di creare diversioni con notizie dirompenti o infondate. Tuttavia, questa strategia non sembra più funzionare: la presidenza appare in affanno, indebolita da bocciature (come quelle della Corte Suprema), dall’incapacità di imporre i propri candidati e dalla perdita di influenza geopolitica a favore della Cina.
  • Il fallimento sull’Iran e lo scaricabarile: con la scadenza del Memorandum con l’Iran conclutasi con un nulla di fatto, Trump ha dovuto prendere atto di essere stato battuto nelle trattative. Rifiutando la sconfitta, ha reindirizzato la propria rabbia e le proprie responsabilità contro alleati e paesi terzi (Corea del Sud, Oman ed Europa).
  • Le reazioni sconclusionate e la tensione con Seul:
    • Per sviare l’attenzione, Trump ha dichiarato di aver ripreso i contatti con il leader nordcoreano Kim Jong-un, vantando un ottimo rapporto con lui.
    • Contemporaneamente, ha attaccato pesantemente la Corea del Sud: ha chiesto di sospendere le esercitazioni militari congiunte (attive da 70 anni), l’ha accusata falsamente di non pagare i contributi per le basi USA (pagati regolarmente) e di non aver fornito supporto nelle vicende iraniane (sebbene gli USA non avessero pianificato alcun coordinamento preventivo con gli alleati).
  • L’opportunità per la Cina: gli attacchi a Seul hanno offerto un assist diplomatico a Pechino: il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha programmato una visita a Seul per incontrare il presidente Lee Jae-Myung, segnando un riavvicinamento strategico in un’area fondamentale per il contenimento cinese.
  • Minacce all’Oman e conseguenze economiche: a completare il quadro, Trump ha minacciato l’Oman, storico alleato USA nello Stretto di Hormuz. L’incertezza generata da queste mosse ha avuto ripercussioni immediate sui mercati: aumento dei prezzi della benzina (saliti a 4,50-5 dollari al gallone) e impennata dei tassi sul mercato obbligazionario.
  • Lo scenario politico verso le Midterm e l’«Era dell’Incertezza»:

Le incoerenze geopolitiche di Trump indeboliscono la sua posizione e quella dei Repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato.

D’altro canto, anche i Democratici faticano a cogliere appieno il vantaggio a causa di spinte interne massimaliste che portano alla candidatura di esponenti di estrema sinistra.

L’articolo si chiude richiamando il saggio del 1977 di John Kenneth Galbraith, evidenziando come, a cinquant’anni di distanza, il panorama politico ed economico mondiale sia ripiombato in una profonda «Era dell’incertezza».

19 agosto 2026