Aldo Cazzullo ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui parla degli strordinari risultati (non nel calcio ma) nel mondo dellosporto, diciamo così, un po` minore: il nuoto, l’atletica: ecco i volti e le storie di un Paese nuovo. Forse l’Italia «ufficiale», della politica e della cultura, che sta passando l’estate a parlare dei video di Robertus Vannaccius e della bomba di Lavitola, non si è resa conto di quello che hanno fatto i nostri atleti a Birmingham e a Parigi, agli Europei di atletica e di nuoto. Gli italiani però sì: a Ferragosto Rai2 ha vinto la serata tv proprio grazie all’atletica, con il 16% di share.
Scrive Cazzullo: ”Atletica e nuoto sono le discipline olimpiche per eccellenza. Non lasciano spazio all’estro, alla fantasia, all’improvvisazione, e neppure (salvo rari casi) alle valutazioni degli arbitri. Vince il più forte: chi si è preparato meglio, chi si è allenato con maggiore costanza, chi ha dimostrato più spirito agonistico e maggiore forza morale. Forse anche per questo, in passato le cose non ci sono sempre andate così bene. La nostra tradizione nel nuoto è abbastanza recente. E nell’atletica i grandi nomi di un tempo non hanno sempre trovato eredi. All’olimpiade di Londra 2012, l’Italia conquistò nell’atletica una sola medaglia: il bronzo del triplista Fabrizio Donato. La Gran Bretagna vinse invece quattro ori e due argenti. Oggi la superpotenza siamo noi: e in casa dei britannici li abbiamo sopravanzati nel medagliere, vincendo clamorosamente la gara conclusiva, la staffetta 4×400 e confermando il primato di due anni fa, quando gli Europei si disputarono a Roma. Questo significa che dietro gli atleti di punta c’è un movimento”.
E prosegue: ”Nadia Battocletti, fuoriclasse del fondo, è figlia di un maratoneta trentino e di un’ottocentista marocchina. Larissa Iapichino, oro nel salto in lungo, è la figlia di Fiona May. Fausto Desalu, l’italiano più veloce sui 200 metri dopo Mennea, cresciuto nella Bassa lombarda, in una frazione di Sabbioneta la città ideale del Rinascimento, è di origine nigeriana. Mohamed Soudassi, l’eroe della 4×400, è nato in Marocco ed è arrivato ad Avola a un anno. Poi ci sono gli atleti che hanno scelto di essere italiani. Dariya Derkach, oro nel triplo, è nata in Ucraina e ha avuto la nazionalità a diciotto anni. Ucraina di nascita e italiana d’elezione è anche Sofija Jaremuk, argento nella maratona a squadre. Alexandrina Mihai, argento nella marcia, è nata in Moldavia, i suoi primi record non sono stati omologati perché la cittadinanza non l’aveva ancora. Andy Diaz, oro nel triplo, è nato a Cuba; Zane Weir, argento nel peso, in Sudafrica”.
Per concludere: ”Anche il nuoto azzurro ormai è un movimento, che coinvolge più generazioni, dai veterani come Nicolò Martinenghi e Simona Quadarella ai giovanissimi, tra cui la stella è Sara Curtis, che compirà vent’anni tra due giorni ed è cresciuta in provincia di Cuneo con papà Vincenzo, camionista ciociaro, e mamma Helen, nigeriana. Secondo l’uomo nuovo della politica italiana, anche i suoi «tratti somatici», come quelli di Paola Egonu, non rappresenterebbero «l’italianità»; ma a dire il vero quella frase di Vannacci è vecchissima, di retroguardia, del tutto priva di senso nei contesti sportivi internazionali, in cui la multietnicità è da tempo la norma. Semmai eravamo in ritardo noi italiani, nel valorizzare appieno il contributo delle migrazioni. Atletica e nuoto ci sono riuscite prima del calcio”.
Aldo Cazzullo legge i recenti successi italiani agli Europei di atletica e nuoto come il ritratto di un’Italia nuova, più moderna, aperta e multiculturale, molto diversa da quella raccontata quotidianamente dalla politica.
Il risultato più significativo è la trasformazione dell’atletica italiana: da disciplina con risultati modesti a vera potenza europea. Il successo non dipende soltanto da campioni come Gianmarco Tamberi, Marcell Jacobs e Leonardo Fabbri, ma da un movimento più ampio fatto di scuole, allenatori, organizzazione e giovani talenti. Lo stesso vale per il nuoto, ormai capace di coinvolgere generazioni diverse, dai veterani ai giovanissimi.
Uno degli aspetti più importanti è la composizione multiculturale della squadra azzurra. Cazzullo cita numerosi atleti nati all’estero o figli di immigrati: Nadia Battocletti, Larissa Iapichino, Fausto Desalu, Mohamed Soudassi, Dariya Derkach, Andy Diaz, Zane Weir e altri. Il loro successo dimostra concretamente che l’italianità non dipende dai tratti somatici o dal luogo di nascita, ma dalla storia personale, dall’appartenenza e dalla capacità di contribuire alla comunità nazionale. Lo sport, osserva Cazzullo, ha saputo valorizzare l’immigrazione prima del calcio.
Un altro elemento decisivo è la centralità delle donne nella rinascita dello sport italiano: dall’atletica al nuoto, dalla ginnastica alla scherma, fino allo sci e al tennis. Le atlete non sono più un’eccezione, ma una componente fondamentale dei successi azzurri.
Cazzullo vede inoltre nello sport una forma di crescita culturale. I giovani campioni italiani mostrano preparazione, disciplina, capacità di comunicare e spesso parlano un ottimo inglese. È un contrasto evidente con il calcio italiano, che negli ultimi anni ha mostrato carenze non soltanto tecniche, ma anche culturali e organizzative.
Il messaggio finale è dunque positivo: l’Italia migliore esiste già e si vede nello sport. È un’Italia che unisce talento e sacrificio, fantasia e disciplina, tradizione e contaminazione culturale. I successi di atletica, nuoto, tennis, volley, scherma e sci dimostrano che il Paese può competere ai massimi livelli quando sa investire sulle persone e valorizzare le differenze.
In una frase: per Cazzullo, i campioni azzurri rappresentano “il meglio di noi” perché incarnano un’Italia più aperta, multiculturale, preparata e meritocratica di quella spesso raccontata dalla politica.
17 agosto 2026





