Nathalie Tocci ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale sostiene che la crisi migratoria di Ceuta non sia una vera emergenza migratoria, ma un episodio utilizzato per colpire politicamente l’Europa. Secondo l’autrice, la narrazione secondo cui il governo spagnolo avrebbe favorito un'”invasione” con politiche troppo permissive è fuorviante: la regolarizzazione dei migranti riguarda persone già presenti da anni in Spagna, il Paese mantiene controlli severi sull’immigrazione e la quasi totalità dei migranti arrivati a Ceuta è stata rapidamente rimpatriata.
Scrive Tocci: ”La crisi di Ceuta è apparentemente una crisi migratoria, ma dietro la schermata iniziale c’è la storia di un’Europa minacciata tanto esternamente – da Mosca e Washington – quanto internamente dal nazionalismo e dall’estremismo, e il suo intrinseco anti-patriottismo. I 60 mila migranti che hanno tentato lo sbarco in Europa dal Marocco attraverso l’exclave spagnola di Ceuta in Nord Africa rappresentano un picco di arrivi non visto dai tempi della crisi migratoria del 2015”.
E prosegue: ”Ma non ci vuole molto a capire quanto questa lettura sia intrisa di disinformazione e strumentalizzazione. È una lettura carica di ignoranza. Ignorante perché la regolarizzazione dei migranti riguarda coloro che vivono in Spagna da oltre 5 anni e che sono arrivati nel Paese prima di gennaio 2026. Ignorante perché Madrid non è mai stata lasca nei confronti della migrazione irregolare. Stando ai numeri dell’agenzia europea Frontex, nell’ultimo anno nell’Italia di destra sono stati registrati il doppio degli arrivi irregolari rispetto a quelli della Spagna di sinistra. Ancor più imbarazzanti per l’Italia governata dalla destra sono i numeri dei rimpatri: nel 2024 furono 1.366 in Spagna, solo 60 dall’Italia. Sulla migrazione irregolare, la Spagna non è tenera. Dei 60 mila sbarcati a Ceuta praticamente tutti sono già stati rimpatriati in Marocco”.
E infine: ”La versione farlocca della crisi di Ceuta – quella di un’invasione invitata dalle politiche liberali di Madrid – è circolata immediatamente spargendosi a macchia d’olio grazie all’amplificazione dei social – e in particolare di X di Elon Musk –, delle dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump contro la Spagna, e dei troll russi. Che il mondo Maga e il Cremlino siano in combutta per dividere l’Europa lo si è già visto nel teatro ucraino. Ecco il bis. E il Marocco ha assecondato la lettura falsa della crisi, in parte dati i rapporti stretti con Israele e l’amministrazione Trump – che già nella prima presidenza aveva riconosciuto l’occupazione marocchina del Sahara occidentale –, e forse in parte alla luce del recente viaggio di Sanchez in Algeria”.
Tocci critica la reazione di molti governi europei, tra cui quello italiano, che invece di sostenere la Spagna l’hanno accusata di aver indebolito la sicurezza delle frontiere, arrivando perfino a sospendere temporaneamente le regole di Schengen nei suoi confronti.
Per l’autrice, la vera questione è politica. Da un lato, le destre europee avrebbero interesse a sfruttare il tema migratorio per indebolire governi progressisti come quello di Pedro Sánchez, anche perché la Spagna rappresenta un modello di crescita economica, sviluppo delle energie rinnovabili e gestione dell’immigrazione che contrasta con la loro narrazione. Dall’altro, potenze esterne come Stati Uniti e Russia avrebbero interesse a dividere e indebolire l’Unione europea, alimentando campagne di disinformazione attraverso social network, dichiarazioni politiche e reti di propaganda.
L’editoriale afferma inoltre che il Marocco avrebbe usato la pressione migratoria come strumento di politica estera, una pratica che, secondo l’autrice, altri Paesi vicini all’Ue hanno già adottato in passato.
Tesi centrale: la crisi di Ceuta sarebbe stata sfruttata come pretesto per alimentare divisioni interne all’Unione europea. Secondo Tocci, la combinazione tra disinformazione, pressioni di attori esterni e crescita dei movimenti nazionalisti rischia di indebolire il progetto europeo più della crisi migratoria stessa. L’autrice conclude che le destre europee finiscono, consapevolmente o meno, per favorire gli interessi di potenze straniere che puntano a un’Europa meno coesa e meno autonoma.
4 agosto 2026





