Nicola Saldutti ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui sostiene che il rinnovo dei contratti di lavoro è fondamentale non solo per aumentare i salari, ma anche per dare stabilità al Paese. Dopo il ritorno dell’inflazione causato dalla crisi energetica e dalla guerra in Ucraina, milioni di lavoratori hanno perso potere d’acquisto e i rinnovi contrattuali sono diventati lo strumento principale per recuperarlo.
I dati confermano che i salari reali in Italia sono sostanzialmente fermi o in calo da circa trent’anni. L’Italia è l’unico grande paese europeo in questa situazione, a differenza di nazioni come Francia, Germania e Spagna.
Le cause principali sono:
- Produttività bloccata: la produttività del lavoro in Italia è ferma dagli anni Novanta, senza investimenti forti in innovazione o tecnologia.
- Tessuto imprenditoriale: prevalenza netta di micro e piccole imprese che faticano a competere sui mercati globali e a generare margini alti.
- Inflazione e potere d’acquisto: le fiammate inflattive recenti hanno eroso ulteriormente il valore reale delle retribuzioni.
Saldutti riconosce come positivo il fatto che il governo abbia accelerato la firma dei contratti nel pubblico impiego, riducendo sensibilmente i tempi di attesa. Tuttavia, evidenzia che ogni ritardo nei rinnovi penalizza lavoratori, imprese e crescita economica, perché prolunga l’incertezza e rende più difficile recuperare l’inflazione.
Scrive Saldutti: ”La riforma burocratica è opera estremamente complessa e non basta affrontarla dal lato del personale, contando solo sul miglioramento delle condizioni di lavoro nello Stato. I modelli organizzativi sono quelli ottocenteschi, le procedure sono labirintiche, l’overstaffing si accompagna con carenze di personale, i rimedi parziali hanno prodotto nuove inefficienze e maggiore frammentazione, la sindacalizzazione ha prodotto corporativismo. Nello stesso tempo, la cultura amministrativa è rimasta ferma a criteri ottocenteschi, l’industrialismo, nonostante i tentativi di Nitti, non è riuscito a penetrare nei rotismi burocratici, il dipartimento della funzione pubblica, che pure esiste — con denominazioni diverse — dal 1950, non è riuscito a superare le difficoltà frapposte dalle singole amministrazioni ai disegni di riforma. Infine, oggi nuove tecnologie si affacciano, dalle manutenzioni predittive alla digitalizzazione, all’intelligenza artificiale, entrando in conflitto con il piccolo mondo antico delle burocrazie, sempre timoroso degli interventi esterni, spesso dettati da esigenze di parte. Per affrontare tutti questi problemi è necessario un Briareo, uno dei tre Ecatonchiri della mitologia greca, gigantesche divinità dotate di cento braccia e cinquanta teste.
Messaggio centrale: salari adeguati e contratti rinnovati tempestivamente sono una leva decisiva per sostenere il potere d’acquisto, la fiducia e lo sviluppo economico.
L’editoriale critica la strategia del governo di puntare soprattutto su nuove assunzioni nella Pubblica amministrazione. Secondo l’autore, il problema principale non è il numero dei dipendenti, ma l’organizzazione ormai superata della macchina statale.
I punti principali sono:
- il governo annuncia centinaia di migliaia di nuove assunzioni, ma i dipendenti pubblici restano insoddisfatti e aumentano i ricorsi ai tribunali;
- anche imprese e cittadini soffrono una burocrazia lenta, costosa e complessa;
- la denatalità ridurrà la domanda di alcuni servizi pubblici, quindi occorre ripensare l’organizzazione anziché limitarsi ad assumere personale;
- nella PA c’è uno squilibrio delle competenze: troppi profili giuridici e pochi economisti, ingegneri, tecnici e specialisti dell’organizzazione;
- le riforme introdotte sono considerate parziali e incapaci di incidere sulle vere cause dell’inefficienza.
L’autore conclude che la Pubblica amministrazione continua a funzionare con modelli organizzativi risalenti all’Ottocento, incompatibili con un contesto caratterizzato da digitalizzazione, intelligenza artificiale e cambiamenti demografici. Serve quindi una riforma profonda dell’organizzazione, delle procedure e della cultura amministrativa, non soltanto un aumento del personale.
Messaggio centrale: la vera modernizzazione della Pubblica amministrazione richiede una trasformazione strutturale dell’organizzazione e delle competenze, non semplicemente nuove assunzioni.
29 luglio 2026





