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Editoriali

La democrazia non si tocca

Antonio di Rosa ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale stigmatizza l’atteggiamento della politica e dell’opinione pubblica italiana di fronte a tre fatti di cronaca e d’attualità, evidenziando una costante ed errata polarizzazione strumentale.

Scrive di Rosa: ”I No Tav in Val di Susa. Questa battaglia contro la Torino-Lione, che dura da 25 anni, non ha più senso. Capisco che per loro Chiomonte è un luogo simbolico dove rinnovare l’assalto contro lo Stato e chi lo rappresenta. Ma è davvero tutto sbagliato: la violenza è sempre e comunque inaccettabile. È il contrario della democrazia e lede il sacrosanto diritto di manifestare in pace, che deve essere tutelato in ogni democrazia, anche se malconcia come la nostra. Tutelato, mai ristretto col pretesto dell’ordine pubblico”.

E prosegue: ”Un gioielliere finisce in carcere perché ha sparato alle spalle di tre rapinatori in fuga: ne uccide due, ne ferisce un altro. La destra lo difende come se fosse un martire e, sul martirio, costruisce la sua campagna sulla grazia e sulla difesa “sempre legittima”. Ma se si sdogana la giustizia privata, lo Stato che fine fa?”.

Per concludere: ”Leggere o ascoltare politici, opinionisti, semplici cittadini, che banalizzano l’accaduto, significa aver dimenticato la storia di questo paese. Non siamo di fronte a “un pugno di cretini”, ma a professionisti della guerriglia. E, davanti alla guerriglia, lo Stato – e le forze politiche che lo rappresentano – si dovrebbero unire, non dividere”.

  1. Il caso Roggero (il gioielliere): la destra difende la giustizia privata trasformando l’uomo in un martire, mentre la sinistra difende lo Stato sostenendo che debba scontare la pena. Entrambe le fazioni cavalcano il tema per puro consenso politico, come confermano i sondaggi che vedono il Paese spaccato a metà.
  2. La morte di Abderrahim Fakir a Bologna: in questo caso i ruoli si invertono pretestuosamente: la destra difende a priori la polizia (lo Stato) e la sinistra la attacca, il tutto prima ancora che le indagini abbiano chiarito la dinamica dei fatti.
  3. Le violenze No Tav in Val di Susa: l’autore definisce inaccettabile la violenza dei manifestanti, sottolineando che non si tratta di “un pugno di cretini”, ma di veri e propri professionisti della guerriglia. Di fronte a ciò, la destra infierisce per tornaconto e la sinistra condanna solo di facciata o esita a criticare chi ricorre alla forza.

La tesi di fondo: Di Rosa richiama politici, opinionisti e cittadini alla responsabilità: le forze politiche si dividono e strumentalizzano ogni episodio per “difendere la propria bottega”, dimenticando che sui principi fondativi dello Stato e sul rifiuto della violenza non ci si può dividere.

Il diritto di critica e di protesta è sacrosanto e va sempre tutelato, ma la violenza è il contrario della democrazia. Soltanto condividendo queste regole base della convivenza civile e democratica si può poi condurre il dibattito e lo scontro politico sul resto.

27 luglio 2026