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Editoriali

Sette italiani su dieci chiedono le preferenze. L’altra priorità è ottenere governi stabili

Alessandra Ghisleri ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale sottolinea come la possibilità di scegliere chi li rappresenta sia una richiesta trasversale degli elettori di tutti gli schieramenti.

Scrive Ghisleri: ”Sulla scelta dei candidati, il quadro è nettissimo. Solo il 13,2% si accontenterebbe di liste bloccate decise dai vertici di partito; il 71,4% – più di sette italiani su dieci – chiede di poter esprimere preferenze dirette. Il dato non conosce colore politico: oscilla poco tra maggioranza e opposizione, da Fratelli d’Italia al M5S, da Forza Italia al Pd. Lo conferma un terzo dato quel 79,4% (35,5% “molto” + 43,9% “abbastanza”) che ritiene importante scegliere direttamente i propri eletti, contro solo l’11,8% che lo considera poco o per nulla rilevante – dal 68,7% di Azione al 100% di Italia Viva, passando per l’80,8% della maggioranza e l’88,1% dell’opposizione”.

E prosegue: ”Gli italiani non hanno grandi opinioni tecniche su maggioritario o proporzionale, probabilmente perché nessuno dei due, così come applicato negli ultimi vent’anni, ha davvero restituito loro centralità. Ciò che è chiarissimo è il rifiuto delle liste bloccate, percepite come l’ennesimo modo con cui la politica si auto-perpetua, scegliendo da sé chi mandare in Parlamento senza rispondere all’elettore. È lo stesso sentimento del 1991, ma capovolto: allora si limitò il potere dei “capi bastone” che gestivano pacchetti di preferenze; oggi si chiede l’esatto contrario, cioè di restituire ai cittadini la voce che le liste bloccate -introdotte con il Porcellum nel 2005 e mai davvero superate- hanno tolto. È la dimostrazione plastica di come il pendolo della fiducia popolare sia tornato, con altri strumenti, al punto di partenza. La sensazione di un ceto politico che decide per sé, per le sue liste e per le sue rendite di posizione. Non è un caso che a questo giudizio si accompagni anche una linea dura sulle soglie di accesso al Parlamento. Infatti, quasi la metà del campione (45,7%) indicherebbe una soglia al 5%. Un livello che scoraggerebbe la frammentazione e racconta la stessa storia dove gli italiani si fidano poco della proliferazione di sigle e correnti, e chiedono invece regole che riducano lo spazio ai giochi di palazzo”.

Secondo un sondaggio Only Numbers, gli italiani mostrano scarso interesse per la formula tecnica della legge elettorale (maggioritario o proporzionale), ma hanno idee molto chiare su due priorità: poter scegliere direttamente i propri rappresentanti e avere governi stabili.

Il dato più significativo riguarda le preferenze: il 71,4% degli italiani vuole poter indicare direttamente i candidati da eleggere, mentre solo il 13,2% accetta le liste bloccate decise dai partiti. Inoltre, quasi l’80% ritiene importante scegliere personalmente i propri parlamentari. Questa richiesta attraversa tutti gli schieramenti politici, dalla maggioranza all’opposizione.

Anche la stabilità di governo è considerata fondamentale: il 48,3% degli intervistati ritiene che l’obiettivo principale della legge elettorale debba essere garantire maggioranze solide e governi capaci di durare, mentre solo il 16,6% privilegia la rappresentanza proporzionale. Gli italiani giudicano quindi una legge elettorale soprattutto in base alla sua capacità di produrre governi efficaci, più che per le sue caratteristiche tecniche.

L’autrice collega questi risultati all’evoluzione iniziata con il referendum del 1991, quando gli elettori limitarono il sistema delle preferenze multiple per contrastare clientelismo e correnti interne ai partiti. Oggi, però, il problema percepito è diverso: non sono più le preferenze a essere viste come un rischio, bensì le liste bloccate, introdotte con il Porcellum, considerate uno strumento che sottrae agli elettori la scelta dei parlamentari e rafforza il potere delle segreterie di partito.

Il sondaggio evidenzia inoltre un orientamento favorevole a una soglia di sbarramento del 5%, indicata dal 45,7% degli intervistati, per limitare la frammentazione politica e ridurre i giochi di palazzo.

La conclusione di Ghisleri è che non si tratta di semplice anti-politica, ma di una richiesta concreta di maggiore rappresentanza e responsabilità: gli elettori vogliono che i parlamentari rispondano ai cittadini e non ai leader che li inseriscono nelle liste. Ignorare questa domanda, avverte l’autrice, rischia di alimentare ulteriormente l’astensionismo e di aumentare la distanza tra cittadini e istituzioni.

19 luglio 2026