Maurizio Molinari ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale afferma che in un crescente numero di scuole americane il “Prompt Engineering” – l’arte di formulare domande e istruzioni all’Ai generativa per ottenere risposte precise anziché generiche – è entrato nell’offerta didattica. Un recente rapporto di IBM Think lo definisce «il nuovo coding»: l’alfabetizzazione digitale che trasforma il modo di comunicare con i modelli linguistici. Ovvero, un’alfabetizzazione del XXI secolo, fatta di pensiero critico, affinamento progressivo e consapevolezza etica, da integrare trasversalmente in tutto il curriculum, dalla matematica alle scienze sociali.
Scrive Molinari: ”Governare l’Ai significa soprattutto saperla interrogare bene. Gli esperti indicano alcune tecniche ricorrenti. La prima e fondamentale è «Dare contesto e un ruolo». Invece di «scrivimi un’email», si chiede «sei un responsabile marketing: scrivi un’email a un cliente insoddisfatto, tono professionale ma empatico, massimo 150 parole». Il ruolo assegnato orienta stile e contenuto. Poi c’è «Specificare formato e vincoli». Timothy Montalvo, vicepreside a Westchester, mostra ad esempio come un prompt vago su una lezione di fotosintesi produca risultati generici, mentre chiedere una lezione di 40 minuti per la sesta classe, con attività pratica, supporto per studenti non madrelingua e una domanda di verifica finale, produca un materiale realmente utilizzabile. L’altro metodo-chiave è «Scomporre il problema in passaggi». Per compiti complessi funziona chiedere all’Ai di ragionare «passo dopo passo» prima della risposta finale, riducendo errori logici e rendendo il procedimento verificabile. E ancora. «Iterare e correggere». Il primo risultato raramente è quello definitivo: si affina chiedendo «rendi il tono più formale» o «aggiungi un esempio pratico», trattando il dialogo come una revisione progressiva. Infine, ma non per importanza, «Fornire esempi (few-shot)» ovvero mostrare uno o due esempi del risultato desiderato aiuta il modello a replicarne struttura e tono. In ognuno dei casi indicati, si suggerisce comunque sempre di «Chiedere verifica e fonti». Perché per contenuti fattuali, conviene chiedere da dove derivi un’informazione o quali siano i punti di incertezza, al fine di abituarsi a controllare invece di fidarsi ciecamente”.
Maurizio Molinari sostiene che la vera competenza destinata a diventare essenziale nell’era dell’intelligenza artificiale non è soltanto saper usare gli strumenti digitali, ma saper dialogare con l’AI attraverso il “prompt engineering”, cioè l’arte di formulare domande e istruzioni efficaci. Negli Stati Uniti questa disciplina sta già entrando nei programmi scolastici perché è considerata una nuova forma di alfabetizzazione, paragonabile a ciò che è stato il coding negli ultimi anni.
L’autore evidenzia come scuole, università e aziende americane stiano investendo nella formazione al prompting, ritenendolo una competenza trasversale utile in qualsiasi professione. I datori di lavoro cercano sempre più laureati capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole e produttivo.
L’editoriale riassume sei regole fondamentali per ottenere risultati migliori dall’AI:
- Fornire contesto e assegnare un ruolo al modello (ad esempio indicandogli quale professionista deve impersonare).
- Specificare formato, destinatari e vincoli della risposta richiesta.
- Scomporre i problemi complessi in passaggi, chiedendo un ragionamento graduale.
- Iterare e migliorare le risposte attraverso richieste successive.
- Fornire esempi del risultato desiderato (tecnica del few-shot prompting).
- Verificare sempre fonti e attendibilità, evitando di considerare l’AI un’autorità infallibile.
Secondo Molinari, il prompting non consiste soltanto nello scrivere una buona domanda, ma nel costruire l’intero contesto della conversazione e nel mantenere un atteggiamento critico verso le risposte ottenute.
L’articolo cita numerosi studi che mostrano come gli studenti utilizzino già abitualmente l’AI, spesso anche quando le scuole cercano di limitarne l’impiego. Le ricerche indicano che una formazione specifica aumenta sia la capacità di usare questi strumenti sia la consapevolezza dei loro limiti, riducendo il rischio di dipendenza intellettuale.
Dal punto di vista occupazionale, il prompt engineering sta diventando una competenza molto richiesta. Pur diminuendo il numero di posizioni con il titolo specifico di “Prompt Engineer”, le capacità di interagire efficacemente con l’AI vengono ormai incorporate in numerose professioni. Le retribuzioni per gli specialisti sono elevate e la domanda continua a crescere, mentre le grandi aziende tecnologiche offrono compensi molto alti ai profili più qualificati.
Infine, Molinari collega questa evoluzione alla possibile comparsa dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) entro la fine del decennio, secondo le stime di diversi esperti. Proprio perché l’AI diventerà sempre più potente, la scuola deve preparare rapidamente le nuove generazioni non a competere contro le macchine, ma a governarle con spirito critico, facendo del prompting una competenza fondamentale quanto leggere, scrivere o conoscere una lingua straniera.
18 luglio 2026





