Carlos Passerini racconta, sulle pagine del Corriere della Sera, il momento d’oro di Marc Cucurella, terzino sinistro della Spagna, diventato uno dei simboli della nazionale grazie al suo gioco aggressivo, instancabile e spettacolare. Con i suoi caratteristici riccioli e la sua garra (grinta), è ormai un protagonista assoluto del torneo, tanto da essere considerato uno dei migliori interpreti del ruolo.
Scrive Passerini: ”Cucu, come lo chiamano compagni e tifosi, divide per il suo modo di giocare generoso e sfacciato. Una cosa è certa: è la furia rossa della fascia sinistra. Ha garra. Fa tutto: difende, attacca, imposta, segna. Nella semifinale contro la Francia di martedì scorso a Dallas, una scena è passata inosservata: a un certo punto Olise, esasperato, lo prende per i capelli”.
E prosegue: ”Cresciuto nella mitica Masia, ha dovuto però poi cercare spazio in giro fra Eibar, Getafe e Brighton prima di arrivare in alto col Chelsea. «Ho dovuto spaccare tanta pietra» spiega il mancino per raccontare la sua scalata. Alella è il suo buen retiro, «il mio posto nel mondo». È lì che appena può riporta la sua famiglia, la compagna Claudia e i tre figli, il più grande dei quali, Mateo, è affetto da autismo”.
E aagiunge: ”Cucu dà a tutti l’appuntamento per domenica, alla sfida con l’Argentina che vale una carriera, una vita. Sulla sua fascia, incrocerà Leo Messi, che ama spostarsi su quel lato. Sarà dura, durissima, ma non ha intenzione di fermarsi proprio sul più bello. Anche se potrebbe costargli un tatuaggio. Un mese fa, nel ritiro di Chattanooga, Tennessee, aveva promesso: «Se vinco il Mondiale, mi tatuo il volto di De La Fuente. Piccolino, eh, ma credo potrebbe essere un bel ricordo». Già.”
Passerini ripercorre la sua carriera: cresciuto nella Masia del Barcellona, Cucurella ha dovuto costruirsi il successo passando da Eibar, Getafe e Brighton prima di affermarsi al Chelsea. Oggi il Real Madrid ha investito 60 milioni di euro per acquistarlo, soddisfacendo una richiesta di José Mourinho, a conferma del suo valore internazionale.
L’articolo mette in luce anche il lato umano del giocatore. Legatissimo al paese natale di Alella e alla famiglia, Cucurella ha raccontato pubblicamente le difficoltà vissute con il figlio maggiore Mateo, affetto da autismo. Le sue testimonianze descrivono il dolore quotidiano, ma anche la forza con cui lui e la moglie affrontano il percorso terapeutico, spiegando come questa esperienza abbia cambiato le priorità della loro vita.
Sul campo, invece, Cucurella incarna lo spirito combattivo della Spagna: difende, attacca, imposta e trascina la squadra. Emblematica la semifinale contro la Francia, quando Michael Olise, esasperato, arriva perfino ad afferrarlo per i capelli, episodio accolto dall’entusiasmo dei tifosi spagnoli.
Infine, Passerini ricorda un curioso aneddoto sul Mondiale per club vinto con il Chelsea: Cucurella racconta che Donald Trump, presente alla premiazione, rimase sul palco anche durante l’alzata della coppa, contrariamente a quanto era stato annunciato, costringendo i giocatori ad attendere inutilmente che lasciasse la scena.
Ora l’obiettivo è il Mondiale. Nella finale contro l’Argentina avrà il compito di contenere Lionel Messi sulla fascia sinistra. E, se la Spagna dovesse vincere, Cucurella è pronto a mantenere la promessa fatta durante il ritiro: tatuarsi, in formato “piccolino”, il volto del commissario tecnico Luis de la Fuente come ricordo di un’impresa storica.
17 luglio 2026





