Francesco Verderami ha pubblicato un articolo, su Corriere della Sera, in cui parla della scommessa che la battaglia per le preferenze e che sia piuttosto apprezzata nel Paese. E gli alleati litigano.
Scrive Verderami: ”Per la premier non sarà facile arrivare a quell’appuntamento con la nuova legge elettorale, non foss’altro perché di qui ad allora dovrà gestire anche la nuova coalizione, composta da due partiti della Lega e due partiti di Forza Italia. Il voto segreto alla Camera sulle preferenze ha certificato lo sdoppiamento di cui Meloni era già consapevole. Il gruppetto di parlamentari del Carroccio che staziona davanti all’aula senza entrarvi e i messaggi ricevuti dalle due fazioni azzurre con la lista dei franchi traditori, sono stati la prova che l’alleanza del 2022 non c’è più. Ed è con questo cambiamento che deve fare i conti”.
E prosegue: ”A questa sequenza di interrogativi viene offerta come risposta una diversa chiave interpretativa dell’evento, che confuta la tesi dei «troppi errori», e che emerge da una battuta di uno dei massimi dirigenti di Fdi: «Giorgia in realtà ha voluto arrivare fino al punto di rottura della maggioranza senza andare oltre. Perché se le preferenze fossero passate, la legge sarebbe stata poi affossata nel voto finale. E sarebbe stato un disastro». La versione viene indirettamente confermata da una fonte autorevole che riferisce di una discussione avvenuta di recente a palazzo Chigi, dove si sarebbe discusso proprio l’argomento”.
E ancora: ”Meloni deve portare a casa la legge elettorale e deve allo stesso tempo tenere insieme la nuova maggioranza, con le due Leghe e le due Forza Italia. Un passaggio complicato, tanto che nel suo stato maggiore c’è chi ha evocato il motto di Silvio Berlusconi: «Bisogna farsi concavi e convessi». E procedere oltre, preparando la legge di Stabilità, ultimo atto della legislatura. La «riflessione» che Meloni ha preannunciato avrà una funzione deterrente con la «Lega del Nord» e con la «Forza Italia tendenza Marina»: perché la prima a voto segreto sulle preferenze ha minato Matteo Salvini, la seconda ha picconato Antonio Tajani”.
Palazzo Chigi mette nel conto la nascita di una FI «tendenza Marina» e di un Carroccio del Nord, Giorgia Meloni punta a portare il Paese alle elezioni politiche il 4 aprile 2027, ma il percorso è reso difficile dalle tensioni interne alla maggioranza e dalla necessità di approvare una nuova legge elettorale.
L’autore sostiene che il voto segreto alla Camera sull’emendamento per reintrodurre le preferenze ha messo in luce la frammentazione del centrodestra: da un lato una Lega divisa, con una componente nordista distinta dalla leadership di Matteo Salvini, dall’altro una Forza Italia attraversata da una corrente vicina a Marina Berlusconi, in contrapposizione alla guida di Antonio Tajani. La coalizione del 2022, osserva Verderami, non esisterebbe più nella forma originaria.
L’apparente sconfitta del governo sulle preferenze viene però interpretata come una mossa calcolata. Secondo fonti di Fratelli d’Italia, Meloni avrebbe scelto consapevolmente di arrivare “fino al punto di rottura” senza superarlo: se le preferenze fossero state approvate, l’intera riforma elettorale avrebbe rischiato di naufragare nel voto finale. Inoltre, sostenendo pubblicamente il ritorno delle preferenze, la premier avrebbe ribaltato l’accusa delle opposizioni di occuparsi solo di questioni di palazzo, presentandosi invece come garante del diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti. I primi sondaggi, riferisce l’articolo, indicherebbero che questa strategia sarebbe stata apprezzata dall’opinione pubblica.
La nuova legge elettorale rappresenta il nodo centrale della strategia di Meloni. Il cosiddetto “Stabilicum”, tuttavia, potrebbe essere vulnerabile davanti alla Corte costituzionale se privo delle preferenze. Per questo Fratelli d’Italia avrebbe impostato il dibattito parlamentare anche in funzione di una futura difesa giuridica della riforma. L’obiettivo è sostituire il Rosatellum, evitando che una possibile divisione del centrodestra — in particolare per l’emergere del movimento di Roberto Vannacci — favorisca il centrosinistra nei collegi uninominali, soprattutto nel Nord.
Parallelamente, Meloni deve preservare l’unità della maggioranza, esercitando una funzione di equilibrio tra le diverse anime della Lega e di Forza Italia. La riflessione annunciata dalla premier viene descritta come uno strumento di pressione sia verso i leghisti critici di Salvini sia verso la componente di Forza Italia che indebolisce Tajani.
Infine, Verderami evidenzia che, pur essendoci un’intesa tra Meloni, Salvini e Tajani sull’ipotesi di votare nell’aprile 2027, alcuni ministri ritengono ancora possibile arrivare alla naturale scadenza della legislatura in autunno. Resta inoltre un’incognita istituzionale: non è affatto scontato che il Presidente della Repubblica accetti di indire elezioni politiche anticipate senza accorparle alle elezioni amministrative, qualora i tempi coincidessero.
16 luglio 2026





