Aldo Cazzullo ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui passato e futuro, storia e futuro si incontrano, il passato coloniale e la difficile integrazione delle banlieues: chiunque vinca a Parigi ci saranno disordini
Francia-Marocco, sfida che ha due letture, uno scontro di civiltà, o di inciviltà. O una grande vicenda della storia dell’umanità: i colonizzati che si riprendono la loro indipendenza.
Scrive Cazzullo: ”Stasera a Boston i francesi con il Marocco incontrano la loro storia e il loro futuro, il controverso passato coloniale e la difficile integrazione delle banlieues. Chiunque vinca, a Parigi ci saranno disordini. Eppure si annuncia una partita bellissima. Dura, aspra, tesa, ma leale, a differenza di quella che Mbappé e i suoi hanno vinto con il Paraguay, innanzitutto mantenendo la calma di fronte agli insulti raz- zisti. Il vero fantasma che agita la cattiva coscienza della Francia è l’Algeria”.
E continua: ”Sono molti i figli dell’immigrazione marocchina che giocano in Europa ma hanno scelto di militare per la terra dei padri. Il portiere Yassine Bounou è nato a Montreal, in Quebec, la parte del Canada dove si parla francese; il Canada ha tentato più volte di ingaggiarlo, ma lui voleva giocare per il Marocco. Brahim Diaz, il più noto in Italia — ha fatto bene al Milan, ora gioca nel Real Madrid, ma piace alla Juve — è nato a Malaga, ha giocato nell’under 21 spagnola, ma al momento della scelta definitiva ha optato per il Marocco. Sono nati in Spagna (a Terrassa, in Catalogna) pure Saibari, appena comprato dal Bayern, e la vera stella del calcio marocchino, Achraf Hakimi, madrileno di nascita, ora colonna del Paris Saint-Germain”.
L’articolo presenta la sfida mondiale tra Francia e Marocco come molto più di una partita di calcio: è il simbolo dell’intreccio tra storia coloniale, immigrazione, integrazione e identità nazionale. Sul campo si affrontano due Paesi legati da un passato comune, mentre fuori dagli stadi la tensione sociale lascia prevedere disordini a Parigi qualunque sia il risultato.
Cazzullo ricorda che il rapporto tra Francia e Marocco è stato meno traumatico di quello con l’Algeria, ma resta profondamente segnato dal colonialismo. Richiama le posizioni di Emmanuel Macron, che ha definito il colonialismo “un crimine contro l’umanità”, suscitando forti polemiche nella politica francese.
L’autore ripercorre anche i legami calcistici tra i due Paesi, a partire dalla figura leggendaria di Larbi Ben Barek, primo grande campione africano affermatosi in Europa. Oggi questi legami si riflettono nella composizione della nazionale marocchina, ricca di giocatori nati o cresciuti in Europa – Francia, Spagna, Canada – che hanno scelto di rappresentare la terra d’origine delle loro famiglie. Le loro storie testimoniano quanto siano complesse le identità delle seconde generazioni.
Secondo Cazzullo, questa realtà può essere interpretata in due modi opposti: come uno scontro di civiltà, destinato ad alimentare tensioni e conflitti, oppure come il segno di una trasformazione storica in cui i popoli un tempo colonizzati riaffermano la propria identità senza rinunciare ai legami costruiti nei Paesi di immigrazione.
La conclusione è di ampio respiro. Il fenomeno migratorio tra Europa e Africa è destinato a proseguire, alimentato dalle differenze demografiche tra un continente europeo anziano e un’Africa giovane e in forte crescita. Il calcio, pur non risolvendo questi problemi, può offrire un esempio di convivenza, appartenenze multiple e integrazione. Se riuscirà a farlo, sostiene Cazzullo, questo sarà il vero lascito del Mondiale, ben più importante delle polemiche politiche o delle imprese dei grandi campioni.
9 luglio 2026





