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Donald chiama Infantino e la squalifica scompare

Massimiliano Nerozzi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza il caso sollevato dal congelamento della squalifica di Folarin Balogun, l’attaccante e capocannoniere della nazionale degli Stati Uniti, espulso con rosso diretto (dopo l’intervento del Var) nella partita contro la Bosnia. Grazie a questa decisione della FIFA, il giocatore potrà scendere in campo nell’ottavo di finale contro il Belgio a Seattle.

Scrive Nerozzi: ”Con un giorno di ritardo, ma il regalone per i 250 anni degli Stati Uniti (4 luglio) è arrivato: la Fifa ha affettuosamente (e scandalosamente) congelato la squalifica — automatica, dopo il rosso con la Bosnia — di Folarin Balogun, il bomber degli States (3 gol), che sarà dunque in campo per gli ottavi di finale contro il Belgio, stasera a Seattle (le due del mattino in Italia). Donald Trump, sul suo social Truth, ha ringraziato: «Thank you Fifa, per aver fatto ciò che era giusto, cancellando una grande ingiustizia!». Del resto — secondo il New York Times — era stato lo stesso Presidente a chiamare il numero uno della Fifa, l’amico Gianni Infantino, qualche giorno fa. Chiesto, fatto: rispolverando l’articolo 27 del Codice disciplinare, una sorta di messa alla prova, i giudici hanno sospeso lo stop, che verrà condonato in assenza di altre sanzioni nel prossimo anno. «Sbalordita» la Federcalcio reale belga che, «per tutelare i diritti legittimi di tutte le squadre e il fair play», sta valutando «tutte le possibili opzioni».

Prosegue Nerozzi: ”È un caso da (pericolosa) giurisprudenza, visto che la norma viene applicata raramente — anzi, quasi mai — ed era stata scomodata giusto per abbonare due giornate a Cristiano Ronaldo a novembre, consentendogli di giocare subito al Mondiale. Un amico alla Fifa fa comodo, uno alla Casa Bianca anche di più. Un’ingiustizia che, secondo il Belgio, non ha alcun fondamento normativo: «L’articolo 66.4 dello stesso codice disciplinare prevede chiaramente la squalifica automatica», idem «l’articolo 10.5 del regolamento della Coppa del Mondo», la «circolare Fifa distribuita ai partecipanti» e ciò «che viene ricordato in tutte le riunioni di coordinamento prima di ogni partita».

I punti chiave della vicenda sono:

  • Il retroscena politico: secondo un’indiscrezione rivelata dal New York Times (riferita da tre persone informate sui fatti), dietro questa decisione ci sarebbe l’ombra del Presidente Donald Trump. Quest’ultimo avrebbe telefonato direttamente al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per chiedergli di annullare lo stop del centravanti. In seguito, Trump ha ringraziato pubblicamente la federazione sul suo social network, Truth.
  • Il cavillo normativo: per giustificare la decisione, i giudici si sono avvalsi dell’articolo 27 del Codice disciplinare (una sorta di “messa alla prova”), sospendendo la sanzione, che verrà del tutto condonata se il giocatore non riceverà altri provvedimenti nell’arco di un anno. Si tratta di un precedente giudicato pericoloso e rarissimo, applicato in precedenza quasi solo per abbuonare due giornate a Cristiano Ronaldo a novembre.
  • La protesta del Belgio: la Federcalcio belga e il commissario tecnico Rudy Garcia si sono detti sbalorditi e indignati, definendo la decisione priva di fondamento normativo. Il Belgio ha citato l’articolo 66.4 del codice disciplinare e l’articolo 10.5 del regolamento della Coppa del Mondo, che sanciscono chiaramente l’automatismo della squalifica, e sta valutando le possibili opzioni legali per tutelare il fair play.
  • Il successo del calcio USA: sullo sfondo della polemica calcistica e politica si registra il boom del “soccer” negli Stati Uniti. I sedicesimi di finale hanno registrato una media di ben 33,5 milioni di telespettatori, superando nettamente gli ascolti delle ultime finali NBA (che si sono fermate a poco più di venti milioni). 6 luglio 2026