Il prof. Angelo Panebianco, in un editoriale sul Corriere della Sera, analizza la crisi delle democrazie europee usando la distinzione di Giovanni Sartori tra competizione politica centripeta (moderata, stabilizzante) e centrifuga (polarizzata, dominata dagli estremismi). Oggi, sostiene, nelle principali democrazie europee prevalgono spinte centrifughe fortissime: un fenomeno nuovo per Paesi come Regno Unito e Germania, e senza precedenti nella Francia della Quinta Repubblica. L’Italia, invece, convive da decenni con una conflittualità ideologica elevata.
Scrive Panebianco: ”Come è possibile che tutte le principali democrazie europee siano assalite da estremismi che ne minacciano la stabilità? Le cause sono molte. Una di esse ha a che fare con l’impatto dei fenomeni migratori“.
E continua: ”Gli Stati Uniti stanno contribuendo alla destabilizzazione delle democrazie europee in due modi: uno diretto e uno indiretto (il secondo è il più importante). Il modo diretto ha a che fare con il fatto che se un estremista occupa la Casa Bianca il suo impatto sull’Europa è immediato e devastante. Le aggressioni verbali di Trump contro Meloni (ultime di una lunga serie di insulti ai vecchi alleati), frutto dell’esplicita volontà del presidente americano di logorare gli antichi legami euro-atlantici sono solo l’ultima goccia: è dal momento in cui si è insediato alla Casa Bianca che Trump non perde un’occasione per soffiare sul fuoco, per favorire un estremismo europeo che egli non ha creato ma che incentiva allo scopo di destabilizzare le democrazie europee”.
E conclude: ”Non si può nascondere il fatto che, per quanto le altre democrazie europee siano messe assai male, l’Italia lo è di più. Nel nostro caso le spinte estremiste si incontrano con un sistema di governo inadeguato, ove la capacità di governare (che significa capacità di fronteggiare le sfide man mano che si presentano) è assai ridotta a causa della forza di innumerevoli poteri di veto. Dalla Commissione Bozzi degli anni Ottanta in poi, siano falliti tutti i tentativi di fare di quella italiana una democrazia governante, ci lascia indifesi, privi di uno scudo adeguato, nelle nuove e assai pericolose condizioni internazionali”.
In passato, questa instabilità è stata compensata da un fattore esterno decisivo: la solida alleanza euro-atlantica, che ha funzionato da “coperta protettiva” per le democrazie europee. Oggi però quella protezione si sta logorando. Una delle cause principali della nuova fragilità europea è infatti il deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti.
Panebianco distingue tra un effetto diretto, legato alla presidenza di Donald Trump – che con attacchi e insulti agli alleati, come quelli rivolti a Giorgia Meloni, alimenta gli estremismi europei – e un effetto indiretto, molto più profondo: il declino relativo della potenza americana. Anche dopo Trump, avverte l’autore, i rapporti euro-atlantici difficilmente torneranno quelli di un tempo; l’alleanza resterà, ma non sarà più una garanzia di stabilità automatica.
Questo indebolimento apre spazi di manovra ad altre potenze, in particolare alla Russia, che cerca di rafforzare in Europa forze estremiste spesso filorusse e di destabilizzare il continente, anche attraverso strategie indirette (come l’alimentazione dell’ostilità verso Israele, partner militare cruciale per l’Europa).
Il quadro è ancora più preoccupante per l’Italia: qui le spinte estremiste si sommano a un sistema di governo poco efficace, bloccato da numerosi poteri di veto. Panebianco richiama il lavoro di Peppino Calderisi, che ha mostrato come il fallimento di tutte le riforme istituzionali – a partire dalla Commissione Bozzi – abbia lasciato il Paese senza gli strumenti necessari per affrontare le nuove sfide.
La conclusione è netta: al di là della retorica, l’integrazione europea è l’unica vera ancora di salvezza. La stabilità delle democrazie richiede un quadro internazionale stabile; se non può più garantirlo l’America, l’unica alternativa possibile è l’Europa stessa. Ma c’è un rischio circolare: che le spinte centrifughe interne diventino così forti da impedire proprio quell’integrazione da cui dipende la sopravvivenza delle democrazie europee. Un’altra “scialuppa di salvataggio”, avverte Panebianco, semplicemente non esiste.
24 giugno 2026
Inizio modulo
Fine modulo





