Leggendo e rileggendo con attenzione frasi tratte dal libro del Deuteronòmio che gli evangelici americani dovrerbbero ben conoscere. Dalla loro lettura non sembra, davvero, che il Dio degli ebrei, anche di quelli ortodossi, suggerisce di massacrare chi ha una fede diversa, come quella dei palestinesi. Come mai questo succede negli Usa di Trump? Non ci sono voci critiche? Alcune cosiderazioni, per capire.
”Mosè parlò al popolo dicendo: «Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d’Egitto. Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni, con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti; ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente. Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo»”.
Questa lettura, fatta con intelligenza, tocca uno dei nodi più complessi e apparentemente contraddittori della geopolitica e della religione contemporanea. Il testo citato (Deuteronomio 7, 6-11) mette in luce l’amore eletto di Dio per un popolo piccolo e il concetto di un’alleanza basata sulla fedeltà e sull’osservanza etica, non sulla grandezza o sulla potenza militare.
Tuttavia, e sottolineiamo, purtroppo, il legame tra la destra evangelica americana (la base elettorale di Donald Trump) e il sostegno incrollabile ad alcune politiche israeliane non nasce da una lettura diretta e isolata di questi versetti, ma da una specifica lente teologica chiamata Dispensazionalismo.
Ecco come si spiega questa dinamica e come rispondono le voci critiche negli Stati Uniti.
1. La teologia dietro il supporto: il sionismo cristiano
Per molti evangelici americani conservatori, il sostegno a Israele non è una questione geopolitica o umanitaria, ma escatologica (cioè legata alla fine del mondo e al ritorno di Cristo).
Questa corrente, nota come sionismo cristiano, interpreta le profezie bibliche in modo letterale e ritiene che si debbano verificare alcune condizioni precise prima della “Seconda Venuta” di Gesù:
- Il ritorno del popolo ebraico nella Terra Promessa.
- Il controllo totale di Gerusalemme.
- La ricostruzione del Terzo Tempio (sul sito dove oggi sorge la Spianata delle Moschee).
Di conseguenza, qualsiasi azione politica o militare che favorisca il controllo israeliano sulla regione viene vista come il compimento del piano divino. In questa visione rigida, le popolazioni non ebraiche della regione (come i palestinesi, siano essi musulmani o la folta minoranza cristiana) vengono spesso de-umanizzate o considerate un “ostacolo storico” al disegno profetico.
2. Il fattore Trump e il pragmatismo politico
Donald Trump ha intercettato questo elettorato (essenziale per le sue vittorie elettorali) offrendo loro successi tangibili. La decisione di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme non è stata presa solo per fare un favore al governo israeliano, ma soprattutto per soddisfare i milioni di evangelici americani che vedevano in quel gesto un passo profetico fondamentale.
In questo contesto, la complessità etica dei testi biblici (come l’invito alla giustizia e alla compassione per lo “straniero” che pure abbonda nel Deuteronomio) viene messa in secondo piano rispetto a una narrazione di “scontro di civiltà” e di adempimento letterale delle profezie dell’Apocalisse.
Esistono voci critiche?
Sì, e sono molte, sebbene abbiano spesso meno spazio nei media mainstream rispetto ai leader della “destra cristiana”. Le critiche arrivano da diversi fronti:
Evangelici progressisti e giovani
Esiste una galassia di cristiani evangelici (rappresentata da riviste come Sojourners o da teologi progressisti) che contesta duramente questa visione. Fanno notare come il messaggio centrale di Gesù nel Vangelo sia basato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore per il prossimo, inclusi i nemici. Inoltre, le statistiche mostrano che i giovani evangelici americani (Generazione Z e Millennials) sono molto meno legati al sionismo cristiano rispetto ai loro genitori e mostrano molta più simpatia e preoccupazione per i diritti umani dei palestinesi.
Le chiese cristiane storiche
Le denominazioni cristiane tradizionali americane (episcopali, presbiteriani, metodisti, ma anche la Chiesa Cattolica negli USA) prendono costantemente le distanze dal sionismo cristiano. Queste chiese hanno spesso forti legami storici con le comunità cristiane palestinesi in Terra Santa e denunciano la sofferenza della popolazione civile, chiedendo una soluzione di pace basata sui diritti umani e non su interpretazioni apocalittiche della Bibbia.
Il mondo ebraico (ortodosso e progressista)
Molti ebrei americani e israeliani guardano con forte diffidenza al sostegno degli evangelici trumpiani. Gli ebrei progressisti e i movimenti come Jewish Voice for Peace o J Street criticano aspramente l’uso della Bibbia per giustificare l’occupazione o la violenza.
Persino all’interno del mondo ebraico ortodosso (a cui accennavi) ci sono sfumature enormi: sebbene ci sia una forte ala nazionalista, esistono gruppi ortodossi tradizionali (come i Satmar) che storicamente rifiutano il sionismo politico, sostenendo che lo Stato di Israele non dovrebbe essere stabilito con la forza militare prima dell’arrivo del Messia.
In sintesi: La contraddizione che hai notato esiste ed è profonda. Deriva dal fatto che la politica della destra religiosa americana non si basa sull’etica dei comandamenti o sulla ricerca della giustizia sociale descritta nel Deuteronomio, ma sull’uso strumentale di una teologia della fine del mondo, dove la geopolitica mediorientale viene ridotta a un palcoscenico per il ritorno di Cristo.
12 giugno 2026




